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pubblicato il 8 agosto 2017

Tesla, dal 2018 richiederà tutta l'attuale produzione globale di batterie

Con la Model 3 il ritmo di produzione aumenterà a 10.000 esemplari la settimana sconvolgendo il mercato del litio

Tesla, dal 2018 richiederà tutta l'attuale produzione globale di batterie
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Solo pochi giorni fa sono stati consegnati i primi esemplari della Tesla Model 3, la berlina elettrica offerta ad un prezzo base di 35.000 dollari e con un’autonomia dichiarata di 345 km. Con queste – e altre – caratteristiche, è pressoché unica sul mercato e proprio per questo Elon Musk e un po’ tutti gli analisti e gli esperti del settore sono convinti che darà una spinta fondamentale verso l’elettrificazione della mobilità privata, obbligando gli altri costruttori a reagire con prodotti simili. E se è vero che il mercato dell’auto sarà rivoluzionato, è altrettanto vero che un altro settore sta vivendo un periodo di enorme crescita: quello dei minerali rari con cui si producono le batterie.

Più litio per tutti

Sì, perché se la produzione Tesla raggiungesse gli obiettivi prefissati, cioè vendere 500mila auto l’anno entro il 2018 e un milione entro il 2020, già nel 2018 la Casa californiana in teoria sarebbe in grado di assorbire la totalità delle batterie agli ioni di litio prodotte attualmente dal mercato globale. Parola di Elon Musk. In realtà, a differenza di quasi tutti gli altri costruttori che acquistano le batterie da aziende terze, Tesla ha fatto la scelta strategica di inglobarne la realizzazione nei suoi processi produttivi. In altre parole, le batterie delle Tesla sono "fatte in casa", e precisamente nella Gigafactory del Nevada che è in grado di produrre 35 GWh (35 miliardi di wattora) di celle agli ioni di litio. Ad aver bisogno del litio, ma anche di cobalto e graffite, però, non c’è solo Tesla: se è vero, come prevedono gli analisti della banca olandese ING, che entro il 2035 tutte le nuove auto vendute in Europa saranno elettriche e che entro il 2050 la metà delle auto a livello globale sarà mossa da batterie, si capisce bene che l’approvvigionamento di minerali è una questione – seria – che riguarda tutti i costruttori di auto. E non solo loro.

Un mercato in fermento

Nell’industria mineraria è chiamato "petrolio bianco" e, nel giro di un anno, il suo prezzo è aumentato del 60%. Gli andamenti del litio sul mercato, però, non sono dovuti a giochi di speculazione ma semplicemente al cosiddetto "effetto Tesla". Complice la grande richiesta dal settore auto e quella della tecnologia di smartphone, tablet e altri device a batteria, la richiesta di litio potrebbe triplicare nel giro dieci anni secondo le stime di Goldman Sachs, con conseguenze sui prezzi e sulle attività di estrazione, che al momento sono piuttosto difficoltose e si concentrano soprattutto in Argentina, Cile e Bolivia (circa il 75% della produzione mondiale). E poi ci sono la grafite e il cobalto. La prima viene principalmente dalla Cina, dove il rispetto per l’ambiente e per i diritti dei lavoratori restano una questione da affrontare sotto il profilo etico. Il cobalto invece è prodotto per il 65% nel Congo, anche qui grazie allo sfruttamento dei lavoratori, in particolar modo i minori, e a causa dell’instabilità politica al momento l’offerta non riesce a soddisfare la domanda e il prezzo è salito del 70%. Un aumento esponenziale della richiesta di questi materiali, secondo molti, non farebbe che esasperare tutte queste criticità.

Quali scenari si aprono

Siamo solo all’inizio di questa corsa all’elettrificazione ed è difficile stabilire con sicurezza come evolverà. Quello che è certo è che ormai non si torna indietro: tanti Paesi europei hanno stabilito una data per la cessazione della vendita di auto con motore a scoppio, e anche l’Italia prenderà questa opzione in considerazione. A questo punto, è bene che le Case auto inizino a pensare a due questioni. La prima è quella dello smaltimento delle batterie. Al momento si stanno sviluppando tante soluzioni per allungare la vita delle celle che hanno perso la loro massima efficienza, utilizzandole come "serbatoi di energia" integrati con le reti domestiche e con impianti fotovoltaici o eolici. Però, quando non saranno in grado di svolgere neanche più questa funzione a causa dell’usura, che fine faranno? La seconda questione verte invece sulla tecnologia attuale. Data l’enorme richiesta di litio, è bene cercare tecnologie alternative che possano in qualche modo limitarne la necessità in futuro o magari dei procedimenti che servano a riciclare i minerali rari già utilizzati e presenti nelle batterie usurate. Perché il litio, sotto quest’aspetto, è come il petrolio: prima o poi finisce.

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Tag: Attualità , Tesla , auto elettrica , carburanti alternativi


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