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pubblicato il 23 luglio 2017

Der Spiegel: c'è un cartello fra le case automobilistiche tedesche

L'accusa del settimanale rivelerebbe un accordo segreto fra Audi, BMW, Daimler, Porsche e Volkswagen. Indaga l'anti trust

Der Spiegel: c'è un cartello fra le case automobilistiche tedesche

Le case tedesche “sono tutte d’accordo”. L’accusa arriva dalla Germania attraverso le pagine del settimanale Der Spiegel con tanto di copertina dedicata e intitolata DAS KARTELL. Il servizio parla di vent’anni di intese segrete fra Daimler, Volkswagen, BMW, Audi e Porsche, ovvero i 5 gruppi più importanti (ribattezzati K5) che avrebbero costituito un cartello e ora rischierebbero una multa miliardaria. L’inchiesta, ora in mano all’antitrust tedesca (ma sta indagando anche quella europea), sarebbe partita da un’autodenuncia di Volkswagen e Daimler. La casa di Wolfsburg, in particolare, avrebbe inviato una lettera all'autorità per la concorrenza qualche settimana dopo essere stata oggetto di indagine circa un presunto cartello dell’acciaio, l’estate scorsa. Ora l’indagine si è evidentemente allargata anche ad altri ambiti e ad altre Case costruttrici.

Accordo anche sui dispositivi anti emissioni

Secondo lo Spiegel, gli incontri fra i rappresentati delle case sarebbero stati innumerevoli, oltre 1.000 solo negli ultimi cinque anni, e avrebbero coinvolto circa 200 persone. Le intese riguarderebbero in particolare la componentistica e la selezione dei fornitori e sarebbero finalizzate ad ottenere risparmi sui costi di produzione. L’esempio riportato è quello del sistema di abbattimento delle emissioni e, in particolare, i serbatoi dell’AdBlue (l’additivo per abbattere gli NOx nei sistemi SCR) il cui marchio è di proprietà proprio della VDA, l’associazione dei costruttori tedeschi. Secondo Der Spiegel le case si sarebbero accordate su una capienza standard di 8 litri (16 negli USA), per risparmiare circa 80 euro a veicolo. Capienza che è insufficiente per un’auto Euro 6 (l’autonomia non arriverebbe neanche 6.000 km), ma che sarebbe stata condivisa confidando in una normativa d’omologazione favorevole.

Il precedente nei Tir

Qualche anno fa qualcosa di simile era avvenuto fra i costruttori di veicoli pesanti e si risolse con una multa di 2,9 miliardi di euro. Anche in quel caso il vaso di Pandora fu scoperchiato da un’autodenuncia tedesca, quella della MAN. L’Antitrust europeo, infatti, considera "positivamente" in sede di condanna chi collabora con le indagini applicando uno sconto sulla sanzione che può raggiungere il 10% del fatturato. Considerando che il presunto trust sulle auto sarebbe in piedi da circa venti anni e che lo scorso anno i marchi coinvolti hanno fatturato circa 430 miliardi, qualora le accuse si dimostrino fondate il conto per il made in Germany dell'auto potrebbe essere a dir poco salato.

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