Retrospettive

pubblicato il 23 luglio 2017

Honda S2000, la spider dei sogni

Oggetto di culto per ogni appassionato, è un capolavoro di ingegneria. Ecco la sua storia

Honda S2000, la spider dei sogni
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In un’ipotetica scala evolutiva del motore aspirato a benzina, il 2 litri 16 valvole VTEC Honda della S2000 rappresenta probabilmente l’apice assoluto - in coabitazione con pochissimi altri, ma di auto ben più costose come Ferrari e Porsche - per quello che riguarda la produzione di serie. Senza offese per nessuno, ma qui, anche se il frazionamento è “popolare” - 4 cilindri in linea - e la cilindrata relativamente contenuta, la raffinatezza meccanica è ai limiti del commovente anche per chi non è un ingegnere motorista. Ok, la retrospettiva è sulla S2000 e non sul suo motore, ma non si può non partire da lì, quando c’è in ballo un VTEC, anzi “IL” VTEC, eletto Motore dell’Anno dal 2000 al 2004. Ma torniamo un attimo indietro: siamo nel 1998 e Honda fa un regalo ai suoi “fedelissimi”: una spider a due posti secchi, con trazione posteriore e cambio rigorosamente manuale. Un oggetto prettamente analogico dove desiderano gli appassionati (la gestione della dinamica di marcia) e di una raffinatezza digitale estrema nel campo in cui solo i chip, integrandosi con una meccanica di assoluto livello, possono tirare fuori “miracoli”. Cose che fanno dimenticare e perdonare alcune pecche, come il comfort limitato, la capote rumorosa, la delicatezza del motore (se ne volete comprare una, accertatevi che abbia fatto tutti i richiami della Casa) e il volante non regolabile.

120 CV/litro

Il rapporto espresso nel titolo di questo paragrafo forse non dirà molto a qualcuno di voi: è la potenza specifica (per un totale di 240 CV a 9.150 giri), un valore che - in parole povere - indica quanto è spremuto un motore. Bene, quello della S2000 è uno dei più estremi che la storia dell’auto (di serie, è sempre bene ricordarlo) abbia mai conosciuto, fra gli aspirati, da questo punto di vista. Oggi ci sono dei turbo che arrivano vicinissimi alla soglia dei 200 CV/litro, ma al di là del fatto che sono passati quasi vent’anni, con la sovralimentazione “ti piace vincere facile” (relativamente, si intende). Il dato clamoroso del 2.0 4 cilindri giapponese è che tale valore è ottenuto, appunto, senza turbine a gas di scarico né compressori volumetrici. Il suo “doping” si chiama VTEC: una tecnologia di cui vi abbiamo parlato diverse volte - e che è in uso ancora oggi in Casa Honda - e che permette una totale flessibilità nella gestione delle valvole di aspirazione e di scarico. Tutto ciò, tradotto su strada, significa avere risposte docili (un po’ vuote, a essere proprio sinceri, visto che il picco di coppia di 207 Nm viene raggiunto a 7.500 giri) e progressive ai bassi regimi, discrete ai medi ed esplosive, rabbiose agli alti, con un’entusiasmante progressione che si arresta solo a quota 9.000 giri; quando sulle altre macchine si sarebbero già dovute mettere una o due marce.

1998, 50 anni Honda

Se decidono di fare una cosa, i giapponesi la fanno per bene. Nel 1998 cade il 50° compleanno di Honda e in azienda decidono di farsi un regalo molto speciale: si mettono al lavoro nella prima metà degli anni Novanta e puntualmente il regalo - per Honda ma ancor più per gli appassionati - è quello desiderato da una vita. Una spider estrema, che nel nome rende omaggio a quelle storiche del marchio come la S360 e la S800; superandole. Tra le altre cose, sono da segnalare il telaio in alluminio, il differenziale autobloccante, i fari allo xeno, il servosterzo elettrico e rispetto delle normative anti inquinamento Euro 3. Non poteva che andare così del resto, considerando che la super visione al progetto la dà il “papà” della gloriosa NSX, a sua volta intramontabile icona. Il bello della S2000, però, è che è… Bella. E’ vero, i gusti sono personali, ma è impossibile non innamorarsi del suo cofano motore lunghissimo che culmina in un muso a freccia, con fanali che sembrano gli occhi di una vipera, della compattezza dei suoi 4,13 metri di lunghezza per 1,75 di larghezza e di una linea che è ben proporzionata sia quando la capote è chiusa sia quando è aperta. A proposito di capote, dal 2002 il PVC lascia posto al lunotto in vetro.

Anche 2.2, ma non in Italia

Gli aggiornamenti della S2000 sono tanti e a flusso continuo. Ma è del 2004 il primo vero rinnovamento: nascono infatti la AP1 restyling e la AP2 (quest’ultima con motore 2.2 per il mercato americano), accomunate dai rapporti diversi del cambio, dalla frizione rinforzata e dalla rivisitazione dell’assetto (+7% la rigidità anteriore; -10% quella posteriore, dove peraltro viene diminuito l’aumento di convergenza in fase di compressione) e dai cerchi che passano da 16 a 17 pollici di diametro. Nel 2006 arriva invece il controllo di stabilità e l’acceleratore elettronico. Non mancano ovviamente le edizioni speciali e infinite interpretazioni da parte dei tuner di tutto il mondo. Negli ultimi anni di produzione arrivano inoltre orologio e indicatore della temperatura esterna, che vanno ad arricchire la spettacolare strumentazione digitale ispirata a quella della McLaren Honda di Senna Campione del Mondo di Formula1 nel 1991. Dal 1998 al 2009, la S2000 viene prodotta in oltre 110.000 esemplari.

Honda S2000 | Perchè comprarla... Classic [VIDEO]

Adrenalica e affidabile, ha un motore da 240 CV che va fatto girare alto. Di contro, però, la spinta ai bassi è scarsa.

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Tag: Retrospettive , Honda , auto giapponesi , auto storiche


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