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pubblicato il 7 luglio 2017

Francia, dal 2040 si venderanno solo automobili elettriche

Ecco il piano del Governo Macron per "uccidere" le auto benzina e diesel

Francia, dal 2040 si venderanno solo automobili elettriche

La Francia dichiara guerra alle auto a benzina e diesel col “Plan climat” (il “piano per il clima”): il Governo vuole fermare le le vendite di vetture endotermiche per il 2040, per poi divenire “carbon neutral” nel 2050. A spingere in questa direzione sono il presidente Emmanuel Macron  e il ministro dell’Ecologia e dell'Energia Nicolas Hulot, giornalista e ambientalista. Che ha dato l’annuncio ieri (6 luglio) nel corso della presentazione del piano per il raggiungimento degli obiettivi dell’accordo sul clima di Parigi. Per la metà del secolo, l’obiettivo dei francesi è un “livello zero” di emissione di CO2. Si tratta di un progetto di ampio respiro, illustrato nella patria degli accordi sottoscritti dai 195 Paesi che hanno partecipato alla Cop21 con l’intenzione di limitare le emissioni di CO2. Il “pacchetto unico” francese include lo stop alle macchine a carburante fossile (a regime nel 2040), la fine all’estrazione di petrolio sul suolo francese, l’eliminazione delle centrali elettriche a carbone entro il 2022, e l’indipendenza energetica domestica come traguardo ultimo. Più la riduzione dell’elettricità prodotta attraverso il nucleare (dal 75% di oggi al 50% entro il 2025).

Nessuna sorpresa

Il progetto di Macron non sorprende. La Francia è il Paese europeo in cui si vendono più auto elettriche (in Norvegia ne circolano però di più), e la Renault è leader del mercato a zero emissioni; il Piano nazionale per lo sviluppo dei veicoli elettrici e ibridi risale al 2009, mentre nel 2013 è la Francia si è posta l’obiettivo di 2 milioni di auto elettriche entro il 2020, con 97.000 punti di ricarica. Insomma, già i Governi precedenti avevano lasciato il segno e tracciato la strada verso l’elettrico.

Una bella impresa

Attualmente, la “torta” delle immatricolazioni in Francia è così composta (con vari arrotondamenti): le endotermiche rappresentano il 95,2% del venduto, cioè di oltre 2 milioni di vetture, terzo mercato in Europa dopo Germania e Regno Unito. Solo il 3,5% per le ibride (motore a benzina ed elettrico), e infine una minuscola fettina dell’1,2% per le elettriche pure. Hulot ha auspicato il passaggio della totalità del mercato delle auto nuove all’elettrico. Per raggiungere un traguardo così ambizioso come lo stop alle auto a benzina e a gasolio, l’Esecutivo transalpino pensa a una serie di incentivi riservati alla rottamazione delle auto più vecchie: bonus a chi si libera delle diesel immatricolate più di 20 anni fa e delle benzina pre-2001. Per le famiglie con un reddito particolarmente basso, di un “premio di transizione” per rimpiazzare una macchina diesel o a benzina “con una vettura più pulita, nuova o usata”. Hulot ha poi citato Volvo (di proprietà dei cinesi di Geely), che ha appena annunciato la sua intenzione di produrre solo auto ibride ed elettriche dal 2019 (qui il nostro articolo): per il ministro, la Casa svedese è un modello da imitare.

Una visione chiara

Siamo di fronte a un progetto di difficilissima realizzazione, sia per quanto riguarda le vetture sia per quanto concerne il nucleare. Lo stesso Hulot ha parlato di “vera rivoluzione”, ovviamente dicendo che il cammino per realizzarla sarà “difficile”, specie per le compagnie automobilistiche. Ma ha assicurato che i Costruttori di casa, ossia Renault e PSA (Peugeot Citroën DS e Opel) sono ben attrezzati per affrontare questo percorso. Comunque sia, dietro il “Plan climat” francese c’è una visione chiara del futuro: si mira all’elettrico, alla mobilità pulita, attraverso incentivi per la rottamazione del vecchio. Si possono condividere o no le idee di Macron e Hulot, però il piano è composto di pochi punti semplici.

E da noi?

La situazione di partenza dell’Italia è diversa. Le auto totalmente elettriche sono lo 0,1% del venduto (995 immatricolazioni tra gennaio e giugno 2017, contro le 690 di tutto il 2016). Per diversi fattori: prezzo elevato, scarsissimi incentivi, poche colonnine di ricarica, autonomia delle vetture limitata. Le ibride  sono a quota 34.000 vendite nel primo semestre 2017 (+69% sullo stesso periodo del 2016, qui le più vendute). Però, un'Europa in cui cresce il numero delle città che intendono vietare la circolazione ai mezzi con motori inquinanti (vedi Olanda e Germania), in Italia manca una vera politica della mobilità, lineare, a breve termine e a lungo termine: eravamo e siamo una nazione di Euro 0, a discapito dell’aria che respiriamo e della sicurezza stradale. Se non ci credete, leggete il nostro articolo qui, che rimanda al parco circolante nel nostro Paese: il quadro è desolante. Pochissime inoltre le infrastrutture per l’elettrico: le colonnine sono rare. Non si vedono significativi passi avanti nell’efficienza del trasporto pubblico e mezzi. Preoccupa il Sud Italia: sul futuro della mobilità pulita nel nostro splendido Meridione ci si interroga troppo poco. Non ultimo, la politica italiana era e resta ben lontana dalla Zero-Emission Vehicle Alliance (ZEV Alliance): un’importante iniziativa a livello internazionale che punta entro il 2050 a sostituire le auto più inquinanti con quelle a zero emissioni.

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