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pubblicato il 4 luglio 2017

Omicidio stradale, Diele dichiarato "socialmente pericoloso"

E' ancora forte la polemica per gli arresti domiciliari dopo l’incidente mortale

Omicidio stradale, Diele dichiarato "socialmente pericoloso"

Non si placano le polemiche sull’incidente mortale causato dall’attore Domenico Diele. Nella notte fra venerdì 23 e sabato 24 giugno, alla guida della sua auto, ha investito e ucciso una 48enne nei pressi dell’uscita autostradale di Montecorvino Pugliano, nel Salernitano. La vittima è Ilaria Dilillo, che tornava a casa in sella al proprio scooter. A suscitare discussioni è il fatto che Diele ha confessato di essere eroinomane e dalle analisi è risultato positivo a un mix di stupefacenti (cannabinoidi più oppiacei). Era inoltre senza patente, perché ritiratagli in passato per guida sotto l’effetto di droghe. La vettura era infine senza Rca obbligatoria. All’inizio, l’attore ha detto che, al momento dell’impatto, era distratto dallo smartphone; in seguito, è invece emerso che fosse distratto da un cd che (a quanto s’è capito) stava forse inserendo nel lettore. Il fatto è che il gip (giudice indagini preliminari) Fabio Zunica ha disposto gli arresti domiciliari (qui vi spieghiamo perché), non il carcere, per Diele, accusato di omicidio stradale. Reato nato proprio per prevenire gli incidenti dovuti ad alcol e droga. Vediamo di capirci di più, dopo che sono stati resi noti elementi chiave della faccenda.

Una quadro drammatico

La “foto” che il gip fa dell’attore è inquietante: “Domenico Diele è pericoloso socialmente e insofferente alle regole”. Così viene definito nell’ordinanza di custodia cautelare. Viene evidenziato che l’attore si sarebbe “distratto dal cambio di un cd” (dunque non il telefonino, come aveva raccontato l’imputato nella prima versione). Diele viene descritto come un soggetto “dalla non trascurabile pericolosità sociale” perché “rivelatosi più volte insofferente alle regole”. Attenzione: la sua “consuetudine con gli stupefacenti era già emersa in diverse precedenti occasioni”. Una persona per la quale, “pure a fronte dello status formale di incensurato”, esiste “un concreto e attuale pericolo di ulteriori condotte recidivanti”. Sentiamo ancora Zunica: “Diele ha agito in spregio delle più elementari norme di prudenza, mettendosi alla guida, per tragitto significativo (da Roma a Matera e poi da Matera a Roma) nonostante un provvedimento di sospensione della patente, peraltro violando in maniera palese le ulteriori previsioni del Codice della Strada in tema di rispetto della distanza di sicurezza e di obbligo di tenere una velocità adeguata alle condizioni della strada, e alla necessità di compiere manovre utili a evitare incidenti”. Infine: “Il giudizio sulla ritenuta propensione specifica dell’indagato alla commissione di illeciti dello stesso genere di quello per cui si procede appare inoltre significativamente corroborato dalla circostanza che Diele si è messo alla guida della sua vettura, con una presenza, nell’organismo, di sostanze stupefacenti”.

La droga in macchina

Dice il gip che, subito dopo l’incidente, vengono rinvenuti “0,2 grammi di cocaina nel portafogli”, e “nel posacenere della macchina, accanto a una piccola quantità di tabacco, un pezzetto di hashish dal peso di 0,3 grammi”. Tutto questo “a prescindere dalla prova dell’effettiva incidenza sull’equilibrio psico-fisico, vale a delineare in termini ulteriormente negativi la personalità dell’indagato, tanto più se si consideri che la consuetudine con gli stupefacenti era già emersa in precedenti diverse occasioni”.

Ma allora, perché i domiciliari?

Nonostante quanto racconta il gip, lo stesso Zunica ha concesso i domiciliari a Diele “a patto della preventiva ricerca e disponibilità del braccialetto elettronico per il controllo a distanza”. Che non c’è ancora: per questo, rimane in carcere. Intanto l’attore, su disposizione della Procura, dovrà ripetere gli esami tossicologici, attraverso un prelievo di materiale cheratinico, come i capelli: un accertamento tecnico irripetibile. La risposta (che diamo noi, sulla scorta di ipotesi) è che Diele, a casa, non possa commettere reati, non esistono esigenze di tutela della collettività che ne impongano l’adozione: inquinamento delle prove, pericolo di reiterazione del reato, pericolo di fuga. “Per i domiciliari - riferisce l’eurodeputato Fulvio Martusciello (Ppe-Fi) che si è recato in visita al carcere di Fuorni dove l'attore è detenuto con l’accusa di omicidio stradale - Diele ha scelto di andare a Roma dalla nonna, perché, mi ha detto, ‘mi ricorda i momenti belli della mia infanzia’”. Ovviamente, i giudici, quando dovranno sentenziare, terranno conto della pericolosità dell’attore, così come emerge dall’ordinanza del gip: pertanto, ora i domiciliari (appena salterà fuori il braccialetto); poi la sentenza con condanna.

Tre problemi non risolti

Resta dunque un fatto: chiunque di noi, utenti della strada, può imbattersi, a quanto pare, in un tossicodipendente, senza Rca, senza patente, che non rispetta il limite di velocità né la distanza di sicurezza, e che viene definito “pericoloso” dal gip. Evidentemente, qualcosa non funziona a livello di prevenzione: parliamo di controlli concreti sulle strade, con le Forze dell’ordine che fermano i guidatori sospetti. È che le pattuglie sono poche, così come gli alcoltest e i drogatest. Sugli stupefacenti, poi, la materia è tremendamente intricata: occorre dimostrare che la droga è stata assunta poco prima di guidare, e solo in quel caso c’è guida in stato alterato. Lascia stupefatti la mancanza di braccialetti. Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha detto che sono in arrivo 12.000 braccialetti elettronici: “È già stato fatto un bando. Secondo me, tuttavia, per un errore del legislatore, la competenza dell’acquisto è stata affidata al ministero dell’Interno, e non a quello della Giustizia. È tanto che li abbiamo chiesti. Fino a oggi ne sono stati utilizzati 10.000, non è che non esistano”. Quindi, dentro lo stesso Governo Gentiloni, dopo l’incidente mortale che continuerà a suscitare scalpore per le circostanze, esiste pure questo rimpallo di responsabilità. Eppure, l’allarme per la carenza di braccialetti elettronici era stato lanciato già nel gennaio 2015 quando a non poter uscire dal carcere toccò a Giuseppe Tartarone Buscemi, arrestato per detenzione di armi. A distanza di due anni e mezzo, il problema non è stato risolto.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , sicurezza stradale


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