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pubblicato il 28 giugno 2017

Dossier Multe e Ricorsi

Omicidio stradale, ecco perché Domenico Diele può andare ai domiciliari

Facciamo chiarezza sulle polemiche dopo l’incidente mortale causato dall’attore

Omicidio stradale, ecco perché Domenico Diele può andare ai domiciliari

Partiamo dal momento della tragedia. Nella notte fra venerdì 23 e sabato 24 giugno, l’attore italiano Domenico Diele (classe 1985, compirà 32 anni il 25 luglio prossimo) investe e uccide una 48enne nei pressi dell’uscita autostradale di Montecorvino Pugliano, nel Salernitano. La vittima è Ilaria Dilillo, che tornava a casa in sella al proprio scooter. Diele, che guidava sotto l’effetto di stupefacenti, senza patente, e con una vettura senza Rc auto obbligatoria, viene arrestato dalla Polizia stradale di Eboli con l’accusa di omicidio stradale aggravato, in attesa dell'udienza di convalida dell’arresto. Infatti, subito dopo l'incidente, il conducente è stato portato all'ospedale di Salerno per gli accertamenti di rito ed è risultato positivo a cannabinoidi e oppiacei. Insomma, un cocktail di cocaina e hashish. Secondo quanto riferisce la questura di Salerno, per Diele i problemi legati a sostanze stupefacenti e guida iniziano nel 2009, anno in cui le Forze dell’ordine gli sospendono la patente. Dopodiché, l’attore si sottopone a costanti e obbligatorie visite collegiali. Ma, a fine 2016, le analisi rivelano ancora tracce di droga nel sangue e la Polizia gli ritira nuovamente la patente. L'accaduto ha generato un grande sdegno popolare e sollevato molte polemiche riguardo anche alla pena di Diele. In quest'articolo vi spieghiamo cosa dice la legge e perché all'attore sono concessi i domiciliari.

Cosa ha detto Diele: colpa dello smartphone

Diele dal carcere ha fatto sapere: “Urlerò la mia colpevolezza con tutte le forze. Non ho scuse, ho sbagliato e devo pagare. Devo pagare quello che decideranno i giudici e se servisse a qualcosa pagherei di tasca mia anche qualunque cosa alla famiglia. Però non sono un criminale. In televisione si parla di me come un assassino drogato: non è così”. E poi: “Io non sono uno che prima si è drogato e poi si è messo a guidare come un pazzo finendo per provocare una tragedia. Sono dipendente da eroina, questo sì, ma la droga non c'entra con l'incidente. Mi sono distratto con il cellulare. Ho un telefonino che funziona male, c’è un tasto che non va, e io per cercare di fare una telefonata ho abbassato gli occhi. Non me ne sono nemmeno reso conto subito di quello che era successo. Solo quando sono sceso dall'auto ho visto e ho capito”. E ancora: “Ho soltanto il lavoro e se da questa vicenda uscirò con la carriera distrutta non avrò più nemmeno quello. È giusto che paghi per quello che ho fatto, ma non che mi si dipinga come un criminale. Quella storia della coca, per esempio, è vecchia di un anno, nemmeno me ne ricordavo più. Mi sono pure sorpreso quando quella bustina è uscita fuori, stava nel portafogli da una vita. L’altra sera non avevo sniffato niente. [...] È vero anche questo, non avevo il permesso di guidare. Ma l'ho fatto perché mia cugina ci teneva ad avermi al suo matrimonio in Calabria, e l'unico modo per esserci era andare e tornare in macchina nella stessa giornata".

La sorpresa

Proprio perché accusato di omicidio stradale aggravato, era lecito attendersi che Diele restasse in carcere. Quel reato, introdotto a marzo 2016, si pone l’obiettivo di infliggere pene più severe a chi, ubriaco o drogato, uccide al volante: qui i dettagli su cosa stabilisce la nuova legge. A sorpresa, gli vengono concessi i domiciliari. Anche se per ora resta in carcere: non è disponibile il braccialetto elettronico necessario per gli arresti domiciliari, disposti dal Gip (Giudice indagini preliminari) del Tribunale di Salerno. Il magistrato poteva comunque autorizzare gli arresti domiciliari, con rigorosi controlli, in attesa dell'arrivo del dispositivo di sicurezza. Non appena dalla Capitale sarà reso disponibile un braccialetto elettronico, lascerà il carcere di Salerno-Fuorni e tornerà nella propria abitazione romana, dove sarà ai domiciliari, in attesa del processo.

La disperazione del padre della vittima

Il padre della vittima, Nicola Dilillo, appuntato dei Carabinieri in congedo, parlando della figlia, ha detto: “Era l’unica persona che mi rimaneva, l’unico sostegno. Adesso io sono finito. Mi hanno rovinato l’esistenza. Applichino la legge con rigore a chi l’ha investita”. L’Asaps (Amici Polstrada) ha raccolto il grido di disperazione di Nicola Dilillo: “Chi come l’Asaps ha promosso con le associazioni Lorenzo Guarnieri e Gabriele Borgogni la raccolta delle firme per la legge sull’omicidio stradale, non starà a guardare”. Morale, l’Asaps ha dato mandato al suo avvocato di promuovere la costituzione di parte civile nel procedimento penale per l’omicidio stradale di Ilaria Dilillo. Costituzione già ammessa in altri procedimenti per omicidio stradale in diverse giurisdizioni italiane. In sostanza Diele, drogato, recidivo, senza patente, con auto senza Rca, e (dice lui) distratto dallo smartphone, secondo l’Asaps dovrebbe restare in carcere.

Ma perché Diele può andare ai domiciliari?

È molto difficile rispondere. Servirebbe capire meglio cosa dispone il Gip. Comunque, già prima dell’omicidio stradale (marzo 2016), c’era l’omicidio volontario con dolo eventuale: "non volevo uccidere ma, nel mettermi alla guida ubriaco o drogato, sapevo dell’eventualità di poter uccidere; nonostante questo, mi sono messo alla guida". Il problema è che i giudici non applicavano la norma. Quindi, i sinistri con morto venivano trattati come casi di omicidio colposo: per imperizia, imprudenza. Non venivano applicate misure cautelari. Quando veniva fatta sentenza, capitava che il reo non si facesse neanche un giorno di carcere, meritevole dei benefici della sospensione condizionale della pena. Dopo numerosissimi incidenti da alcol e droga, sull’onda emotiva di recidivi che si trasformavano anche in pirati della strada (scappando dopo l’incidente), il legislatore ha coniato il nuovo reato di omicidio stradale. Prevede la custodia cautelare in carcere (se non quella meno afflittiva degli arresti domiciliari). Se, in caso di condanna, l’imputato può beneficiare della sospensione condizionale della pena, il Gip dispone gli arresti domiciliari col braccialetto elettronico. Magari perché ritiene che non ci siano i presupposti per l’applicazione della misura cautelare preventiva della custodia in carcere: non può scappare, non può nascondere prove, non può commettere altri reati restando a casa col braccialetto elettronico.

Servono più controlli

Al di là del caso specifico, resta un fatto: i controlli da parte delle Forze dell’ordine su strada in Italia sono pochissimi. Un numero esiguo di alcoltest e drogatest, con procedure lunghissime e norme soggette a mille interpretazioni (sebbene di recente la Procura di Venezia ha confermato la possibilità per le Forze dell'ordine di eseguire il prelievo di sange coatto). In teoria, si fa sicurezza stradale con le telecamere e con gli autovelox; nella realtà, i sinistri gravissimi continuano a esserci come e più di prima, nonostante il reato di omicidio stradale.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , incidenti


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