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Attualità

pubblicato il 13 giugno 2017

Guida autonoma: gli italiani ci pensano, l’Italia no

1 persona su 2 proverebbe l’auto senza conducente, ma la politica è indietro

Guida autonoma: gli italiani ci pensano, l’Italia no
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Quasi un italiano su due (48%) vorrebbe salire a bordo dell’auto che si guida da sola. Più se ne parla, più aumenta la curiosità e solo 1 persona su 4 non vorrebbe salirci mai (25%). Certo la fiducia in un mezzo senza conducente stenta a decollare, come sostiene lo studio “Auto-Matica” realizzato dalla Fondazione ACI Filippo Caracciolo, ma i dati confermano quanto già detto da un’indagine di Goodyear con la London School of Economics and Political Science (qui i dati): gli italiani ci pensano. La nostra politica però è indietro rispetto a molti altri Paesi. Lo abbiamo scritto tante volte e in occasione della 71esima Conferenza del Traffico e della Circolazione organizzata a Roma dall’Automobile Club d’Italia, Angelo Sticchi Damiani, presidente dell’ACI, ha ribadito l’importanza di non farci trovare impreparati, perché “l’auto a guida autonoma è una sfida che dobbiamo vincere”. “Vanno sciolti i nodi su sicurezza stradale, adeguamento infrastrutturale, responsabilità civile e penale in caso di infrazioni ed incidenti, questioni assicurative, rischi di hackeraggio e privacy”, ha aggiunto Sticchi Damiani.

La richiesta dell'ACI

In Germania, così come in alcuni Stati d’America, la legge c’è già e, come ricorda l’ACI, i benefici sociali ed economici della guida autonoma sono potenzialmente notevoli: “Se tutte le auto circolanti fossero connesse ed autonome, nel mondo si risparmierebbero 200 miliardi di euro in spesa sociale per incidenti stradali e 50 miliardi di euro in minori consumi di carburante. Ogni euro investito nella connessione di veicoli ed infrastrutture produce benefici per più di tre euro”, si legge in una nota. Anche per questo l’ACI sollecita la costituzione di un Osservatorio sulle trasformazioni della mobilità e due piattaforme nazionali, una per la gestione dei dati generati dalle auto e l’altra per il monitoraggio dell’incidentalità e delle infrazioni dei veicoli di nuova generazione. “Noi, come Centro Studi, proseguiremo nel monitoraggio del processo evolutivo in atto, per fornire contributi scientifici di conoscenza, di idee e di proposte”, ha detto Giuseppina Fusco, presidente della Fondazione Filippo Caracciolo - Centro Studi ACI.

Il paradosso italiano

Quando si parla di auto che si guida da sola in Italia viene subito in mente l'esperienza del VisLab di Parma. E' una storia che merita di essere raccontata e che i lettori più attenti ricorderanno. In pratica è la dimostrazione che nel nostro Paese gli ingegneri stavano lavorando all'auto senza conducente già dagli anni '90, quando ancora l'argomento non era trattato a livello industriale come lo è oggi, con tutte le case che stanno investendo in materia. Nel laboratorio, uno spinoff dell’Ateneo di Parma, si mise a punto il primo prototipo di auto a guida autonoma interamente Made in Italy, ma la ricerca è sempre andata avanti economicamente grazie ai progetti che via via sono stati realizzati in collaborazione con aziende spesso straniere. Poi VisLab è stata acquistata dagli americani di Ambarella, una multinazionale leader nello sviluppo di sistemi di compressione video e di elaborazione immagini quotata al NASDAQ. Una realtà insomma che è stata capace di attirare l’attenzione di tanti, tranne che delle Istituzioni (qui la nostra intervista).

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Tag: Attualità , guida autonoma


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