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pubblicato il 22 febbraio 2008

Etanolo: peggio dei combustibili fossili?

Alcuni studi lanciano un nuovo allarme inquinamento

Etanolo: peggio dei combustibili fossili?

Secondo Jon Markman del magazine MSN Money, l'etanolo derivato dalla coltivazione di grano e utilizzato come combustibile per veicoli a motore in differenti forme (ad esempio E15, 15% etanolo e 85% benzina verde; E85, 85% etanolo e 15% benzina verde) è uno dei più grandi errori nella politica energetica americana. In un modo ancora più provocatorio e allarmante, all'indirizzo di qualsiasi approccio alla riduzione dell'inquinamento su base globale con l'utilizzo di questo composto, afferma che la sostituzione dei combustibili fossili (basati cioè sul petrolio) con altri basati sul grano produrranno, entro i prossimi anni, un aumento vertiginoso dei gas responsabili dell'effetto serra.

L'Energy Independence and Security Act del 2007, una legge approvata dal parlamento americano, ha dato una forte spinta alla produzione di etanolo per ridurre la dipendenza estera dagli idrocarburi. Ma secondo l'autore dell'articolo-denuncia, si tratterebbe solo di una mossa elettorale. Il provvedimento, infatti, avrebbe il solo scopo di favorire, in epoca di elezioni, le fattorie degli stati del Mid-West e del Sud, piuttosto influenti nell'ambito della corsa alle presidenziali. Per l'elettorato, invece, la legge avrà l'effetto contrario di apportare un costo spaventoso: 550 miliardi di dollari nei prossimi quattro anni.

I critici sostengono che etanolo basato su coltivazioni di grano non sarebbe solo un pessimo business ma avrebbe anche pesanti ricadute sull'inquinamento. Chiamando in causa anche un articolo pubblicato sull'autorevole Science, la conclusione è che la produzione di etanolo reca un grave danno all'ambiente poiché causa un forte aumento di gas serra. La creazione di etanolo, nei prossimi trent'anni rischia di raddoppiare la presenza di gas serra nell'aria. L'utilizzo di Panico verga, (in inglese Switchgrass, un'erba della famiglia delle graminacee), porterebbe a un aumento del 50%.

LE MOTIVAZIONI
Produrre quantitativi soddisfacenti di combustibile implica dover accelerare, migliorare e intensificare i processi di fertilizzazione, raccolta e raffinazione. Senza contare che l'aumento della coltivazione estensiva (che punta sull'aumento dimensionale dei campi coltivati) causa deforestazione impedendo alla vegetazione naturale di smaltire l'anidride carbonica prodotta dalla civiltà. Come ultimo danno, la deforestazione (a danno soprattutto dei grandi agglomerati boschivi di America e Sud Africa) provocherebbe gravi danni alle biodiversità. Anche l'Onu che recentemente ha iniziato uno studio per verificare la sostenibilità ambientale dei carburanti alternativi, ha messo all'indice la produzione indiscriminata di biocombustibili. Il problema è che allo stato attuale sono l'unica fonte energetica in grado di sostituire il petrolio nel settore dei trasporti che da solo consuma circa il 50% della domanda mondiale. Un'auto a bioetanolo o un motore biodiesel non richiedono particolari modifiche tecniche e lo sviluppo della rete di rifornimento non è complesso come la costruzione di infrastrutture a idrogeno. Il futuro dei biocarburanti sarà nelle coltivazioni no food, in quelli ricavati da processi chimici.


[Via MSN Money]

Autore: Alvise-Marco Seno

Tag: Attualità , mobilità sostenibile , bioetanolo , carburanti alternativi , inquinamento , statistiche


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