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Attualità

pubblicato il 25 maggio 2017

Car sharing boom, oltre 6 milioni di noleggi nel 2016

Gli iscritti sono sempre di più. Spesso uomini intorno ai 40 anni, ma mai "fedeli" ad un unico operatore

Car sharing boom, oltre 6 milioni di noleggi nel 2016
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La formula del car sharing è vincente: prendi a noleggio l’auto in città, la usi, la parcheggi gratis sulle strisce blu o gialle, poi paghi con addebito su carta di credito in base al numero di minuti di utilizzo del mezzo. E infatti, il servizio di auto in condivisione ha sempre più successo, come dimostra il boom in Italia: quasi 6,3 milioni di noleggi nel 2016 e 1.080.000 tessere di iscrizione (in crescita di ben il 70% sul 2015), nonché 6.270.000 noleggi e una flotta di 6.000 veicoli (+33% in entrambi i casi). È quanto rivela una ricerca condotta da Aniasa (Associazione nazionale industria autonoleggio e servizi automobilistici) e Bain & Company, dal titolo “Il car sharing in Italia: soluzione tattica o alternativa strategica?”, secondo la quale l’utente tipo è maschio, ha 38 anni, è pendolare e utilizza il car sharing per raggiungere il lavoro.

Il profilo dell’utente (infedele)

Chi ama il car sharing vive soprattutto in zone centrali (46%) o semi-centrali (27%) della città, nelle quali utilizza il servizio. Non è fidelizzato al singolo operatore: significa che sceglie fra i tanti, quali car2go, Enjoy, Sharen’go, DriveNow... E solo nel 6%-7% dei casi lo usa più di una volta a settimana. I servizi di car sharing soddisfano, con orari e modalità differenti, due diversi fabbisogni: lavorativo, dal lunedì al venerdì, con un picco di utilizzo tra le ore 9 e le 12; e personale, in particolare nel weekend, con un picco pomeridiano tra le 16 e le 19. Per saperne di più qui trovate l'articolo "DriveNow, Enjoy e car2go a confronto".

Come cambia la mobilità

Il 40% del campione intervistato lo utilizza al posto dell’auto di proprietà, mentre più della metà (55%) dichiara di usarlo in alternativa al Trasporto Pubblico Locale (TPL). Il 52% possiede un’auto ed il 37% ne ha due nel proprio nucleo familiare. Comunque, l’italiano non rinuncia all’auto di proprietà: tornando al titolo della ricerca, la vettura condivisa è un’opportunità di mobilità aggiuntiva, eventualmente sostitutiva della seconda auto. Il 43% degli utilizzatori non è ancora pronto ad abbandonare la propria macchina. Però occhio: l’11% ha rinunciato a comprare un’auto e il 6% ne ha già venduta una, passando al car sharing. I dati mostrano quindi che l’auto condivisa sta ormai avendo un impatto concreto sulle abitudini di mobilità degli italiani. Secondo una stima, ogni vettura in sharing toglie dalla strada fino a 9 auto di proprietà: un valore cumulato su più anni, in quanto ogni anno sono solo i nuovi utenti che rinunciano alla propria auto, e non necessariamente da subito.

Tanti vantaggi, ma...

Ma quando conviene utilizzare il car sharing, piuttosto che l’auto di proprietà? Il car sharing mostra concreti vantaggi economici rispetto alla proprietà dell’auto per percorrenze annue medio/basse: fino a 11.800 km per una vettura grande, 8.300 km per una vettura media e 6.000 km per un’utilitaria. Questo, dice lo studio, senza considerare gli altri vantaggi garantiti dalla formula (la possibilità di entrare nelle zone a traffico limitato, sostare gratuitamente nelle aree pubbliche a pagamento, evitare un consistente immobilizzo di capitale per l’acquisto del bene) e i risparmi possibili grazie alla condivisione delle spese di viaggio (una scelta già oggi operata dal 56% degli utenti). Tuttavia, è anche bene ricordare che si può andare incontro a penalità se si sgarra: vedi qui.

Costi certi

Secondo la ricerca, la caratteristica più importante del car sharing è il prezzo competitivo (indicato dal 63% del campione). Mentre con riferimento all’auto gli utenti chiedono un abitacolo pulito (48%): il problema è che talvolta chi apre la vettura presa in condivisione si trova davanti cattive sorprese come puzza di fumo e sporcizia. Giudicati importanti anche i sistemi di sicurezza (40%) e i dispositivi di bordo come navigatore e kit BT/vivavoce (39%). Soprattutto, l’utente vorrebbe avere certezza dei costi, ovvero conoscere a priori l’importo da spendere per un determinato tragitto (spesso quello casa-lavoro), che con una tariffa al minuto è difficile prevedere in città con elevata congestione.

Il problema delle regole

Non è però tutto oro quel che luccica. “Manca una definizione normativa di vehicle sharing, così come una cornice legislativa unica per gli operatori pubblici e privati, i quali oggi si confrontano con regolamentazioni del servizio disomogenee fra una città e l'altra, che creano anche confusione nell’utente finale specialmente quando è in trasferta - evidenzia Andrea Cardinali, presidente Aniasa -. È necessario un potenziamento delle infrastrutture, prevedendo, tra l’altro, parcheggi dedicati e di scambio intermodale presso stazioni ferroviarie e della metropolitana, centri commerciali, poli universitari e ospedalieri: vere e proprie isole della mobilità dove l’utente possa cambiare mezzo di trasporto in modo agevole, e soprattutto garantito". Gli fa eco Gianluca Di Loreto, Principal di Bain & Company: “Perché il car sharing diventi una vera alternativa è però necessario che esso si integri pienamente nel sistema mobilità, grazie a una maggiore sinergia tra pubblico e privato”.

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Autore: Redazione

Tag: Attualità , car sharing


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