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pubblicato il 18 febbraio 2008

Un giorno nel “Mito della velocità”

Una mostra Imperdibile: a Roma fino al 18 maggio

Un giorno nel “Mito della velocità”
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La velocità é il filo di Arianna che guida il visitatore attraverso un secolo di progressi nel campo della tecnica, dell'informatica, della fisica e di cambiamenti nella società.
L'altro filo conduttore, che ti avvolge una volta varcata la soglia del Palazzo delle Esposizioni di Roma, é l'emozione, quella che trae origine non tanto dalla visione del singolo oggetto, dipinto o filmato, bensì quella che nasce dall'atmosfera densa di significato. Un connubio, spettacolare e inedito fra tecnica motoristica, arti figurative, cinema, moda e design.

Il percorso ideato dai curatori de' "Il Mito della Velocità", Eugenio Martera e Patrizia Pietrogrande, mostra in programma fino al 18 maggio a Roma, pur procedendo per tematiche, a ciascuna delle quali é dedicata uno specifico spazio espositivo, si estrinseca per periodi storici, ciascuno materializzato in una singola sala.

Siamo all'ingresso. Il visitatore è invitato a percorrere la corsia centrale di una pista, lunga un secolo, che ospita su ambo i lati modelli più rappresentativi dello sport a due e quattro ruote. L'illuminazione a intensità variabile e la contemporanea proiezione di filmati d'epoca sulle pareti lungo le quali sono allineati auto e moto, si fondono in sorta di happening del quale il visitatore diviene epicentro.

E la situazione non cambia una volta entrati nelle singole sale; qui non vi sono giochi di luce, bensì sapienti illuminazioni che valorizzano opere d'arte, auto, manifesti, modelli, documenti e costumi che già presi in singola categoria, meriterebbero grande attenzione. Questo insieme non disturba, ma avvolge ed ognuno può tuttavia prestare attenzione al singolo oggetto verso il quale é più istintivamente portato. Comunque la possibilità di ammirare, nella prima sala, una splendida Alfa RLSS del '25 e catturare allo stesso tempo la visione dell'Auto in corsa di Sironi, meravigliosa matita su carta, o dell'Auto rossa di Boccioni, modernissima opera del 1904-1905, permettono di visualizzare simultaneamente l'oggetto e la sua trasposizione artistica.

E la cosa si ripete puntualmente, anche se con diversi accenti, nelle altre cinque sale che, con lo stesso criterio, porteranno il visitatore ad ammirare - nella seconda - un idrovolante Fiat C29 del 1929 prestato dal Museo Storico dell'Aviazione Militare, smontato prima del trasferimento e rimontato direttamente in sala, circondato da motori stellari, modelli di aerei dell'epoca, manifesti d'antan e, ancora una volta, opere d'arte del periodo raffiguranti l'epopea di un'aviazione in bilico fra pionierismo e progresso, guasconaggine e disciplina, eroismo e modestia. A far capire come tutto questo sia solo autentica realtà, sconosciuta a molti figli dell'era informatica, ecco i filmati dell'epoca, la cui patina grigia e piacevolmente nostalgica non fa che confermare le gesta raffigurate dai quadri ed esaltate dai manifesti.
Le altre sale ospitano autentiche bellezze fra le quali ricordiamo - spaziando disordinatamente nel tempo - la Cisitalia berlinetta e la Giulietta SS, l'Alfa 1750 Gran Sport del 1931 e la Ferrari Mythos, la bellissima prima versione della Aurelia GT Spyder e l'umile Fiat 500 che ha motorizzato l'Italia. Nel campo dell'estro e del genio come non citare progetti, disegni ed oggetti di nomi che hanno fatto grande l'industria automobilistica italiana, da Jano a Giacosa, da Pinifarina a Bertone, per non dimenticare poi Flaminio Bertoni, il papà della leggendaria 2CV che disegnava le macchine su tela con tavolozza e pennelli.

Veloce é stato anche il cambiamento della società, e ad esso é dedicata la quinta sala dove abiti di Valentino, Versace e Sarli, fax e PC disegnati da italiani quali Bellini, De Lucchi e Sottsass ed ancora il primo calcolatore italiano "Olivetti Enea 9003" fanno da cornice ad una gialla Lamborghini Miura e al rarissimo prototipo dell'Alfa Carabo.

La sesta sala rappresenta la fine del filo d'Arianna, la cui estremità é stata però legata all'inizio del nostro secolo, nel rispetto di una tradizione rappresentata da alcuni prototipi che, legando idealmente concetto e produzione in serie, simboleggiano quella continuità di progresso che, nella velocità di circolazione delle idee, trova il suo miglior motore.

Autore: Giovanni Notaro

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