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Interviste

pubblicato il 21 maggio 2017

Dossier Emozioni Made in Italy II

Horacio Pagani, dal sogno alla realtà della Motor Valley [VIDEO]


L’imprenditore argentino spiega le origini della Terra dei Motori e la sua visione per il futuro

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La storia di Horacio Pagani ricorda un po’ quella di Enzo Ferrari, a 60 anni circa di distanza. Se si mettono da parte le tifoserie (qui non ci interessa stabilire se sia meglio la Huayra o la LaFerrari, ammesso che un confronto del genere abbia senso), ripercorrere la favola di questo imprenditore argentino riporta infatti, con tutte le differenze del caso, alla leggenda del fondatore del Cavallino Rampante. Una favola costruita su un talento di base che solo la natura ti può regalare, ma coltivato con una determinazione e una caparbietà che richiedono dedizione e fatica. Abbiamo incontrato Pagani in occasione della registrazione del nostro ultimo Emozioni Made in Italy e quello che ci ha raccontato è da pelle d’oca.

Passione, prima che lavoro

L’azienda Pagani Automobili S.p.A. come la conosciamo oggi nasce in un certo senso “attorno e dopo” la Zonda, la prima auto mai realizzata. All’inizio, infatti, si può parlare di una realtà poco più che artigianale, nelle dimensioni e nelle strutture. E’ proprio il successo della Zonda a permettere la costruzione di un polo di eccellenza come quello che si può ammirare oggi a San Cesario sul Panaro. La crescita è stata rapida, ma non facile: non si contano le notti in ufficio e in officina a lavorare, per Pagani e i suoi più stretti collaboratori, a limare anche il dettaglio apparentemente più insignificante. Un lavoro mentalmente usurante che però non è mai pesato a Pagani, perché a muovere le sue azioni è sempre stata la passione smisurata per i motori e per le automobili sportive, prima che l’ambizione di successo fine a sé stesso.

Un disegno chiaro fin dalla più tenera età

La sua “chiamata” verso Modena, verso la Terra dei Motori, Pagani la sente già a 12 anni, a migliaia di km di distanza. Quel poco che gli arriva della Motor Valley, di Ferrari, Maserati e Lamborghini tramite le riviste specializzate, lo porta a dire a sua mamma che un giorno si sarebbe trasferito a Modena a disegnare auto sportive. Uno dei tanti sogni ad occhi aperti figli della fantasia di un ragazzino. Ma quel ragazzino, Horacio, il suo sogno lo avvererà, perché dopo aver disegnato alcune auto da corsa in Argentina, nel 1982 arriva in Italia e successivamente entra a far parte del team di progettazione della Lamborghini Diablo. Ma torniamo un passo indietro: perché proprio nella Motor Valley si concentrano le aziende che costruiscono le auto più emozionali? Pagani ci spiega che nel 19° secolo questa era la zona degli esperti nella costruzione di carrozze, una vera e propria arte che richiede una manualità molto fine e specifica e che porta i “sognatori” ad affidarsi a questa competenza piuttosto che a quella più strettamente ingegneristica di altre zone.

Il sogno continua

L’imprenditore Horacio, ancora oggi nel 2017, continua a sognare e a desiderare di far crescere un territorio, la Motor Valley, che ormai considera come casa sua. Vorrebbe una maggiore integrazione con le altre aziende del territorio (anche extra-settore, come quelle della filiera alimentare) per innescare un circolo virtuoso di investimenti e crescita, elogia l’istituzione del corso specifico sull’automobile all’Università di Modena ed è fiero del trasferimento dei centri stile di Ferrari e Lamborghini da Torino all’Emilia Romagna. Come dice lui, prima la Motor Valley era solo cultura del motore, oggi lo è anche del design e della dinamica della vettura. Un processo che non si deve arrestare e che anzi deve ispirarsi al modo di pensare dei tede

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Tag: Interviste , Pagani , auto europee , interviste


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