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Retrospettive

pubblicato il 21 maggio 2017

Fiat Ritmo, buona la seconda

Presentata nel 1978, piace (e vende) tanto. Ma il meglio arriva nel 1982 col restyling

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La chiamano ansia da foglio bianco e di solito colpisce lo scrittore all’inizio di un lavoro. Per estensione potremmo allargare il concetto agli ingegneri, ai designer e ai top manager che si trovano alle prese con un nuovo modello di auto. Tale sensazione cresce con l’importanza della vettura in questione e se quella che si deve sostituire è stata un successo. Ecco, a Torino, nel quartier generale della Fiat, è proprio questa la situazione che si vive nella prima metà degli anni Settanta. E’ in quel periodo che si inizia a pensare all’erede della 128, un’auto che non ha “solo” venduto un gran bene in tutta Europa, ma che ha anche fatto scuola dal punto di vista tecnico. Ecco, almeno su questo in Fiat sono tranquilli perché sanno già che non devono inventarsi più nulla: lo schema con motore (e trazione) anteriore trasversale, avantreno con schema McPherson e retrotreno a ruote interconnesse va ancora più che bene; così bene che è di larghissimo uso ancora oggi, nel 2017, in particolare nei segmento A, B e C.

Una riga obliqua dietro

Si diceva poco sopra del coinvolgimento dell’azienda a tutti i livelli per la definizione di una nuova macchina. Nel caso della Ritmo, per la prima volta in Fiat, si fa largo un nuovo “reparto”: il marketing, che impone alcune linee guida. Fra queste, il bisogno di avere una linea riconoscibile e un’abitabilità generosa. Obiettivi raggiunti. Il primo, grazie soprattutto alla linea retta che scende dal tetto e arriva a “chiudere” la macchina. Altra particolarità - anche se in questo caso solo per la Fiat, visto che altri Costruttori già la adottavano da tempo - è la realizzazione dei paraurti in materiale plastico e con i fari, sia davanti sia dietro, incorporati. Nel dettaglio, i paraurti sono realizzati mediante iniezione di polipropilene (per l’80%) e di gomma (20%), a garanzia di una buona elasticità negli urti fino a 6 km/h. Tornando al design, altra “chicca” sono le maniglie delle portiere di forma rotonda e, almeno all’epoca (adesso non possono non essere in tinta, se non sulle versioni “suvvizzate”), il contrasto fra il colore delle lamiere e il grigio scuro, ancora loro, dei paraurti. Gusti a parte, la Ritmo impressiona per la cura aerodinamica: il Cx di penetrazione dell'aria è pari a 0,33 (0,38 per i modelli con gomme più larghe); si tratta di un risultato al top, per gli anni Settanta. La riga obliqua, per ovvie ragioni, sparisce nella variante Cabrio.

Dentro, un trionfo di spazio, di investimenti (e di plastica)

L’impegno che Fiat mette nella realizzazione della Ritmo è testimoniata anche dal fatto che tutto (o quasi) viene progettato ad hoc: nell’abitacolo non si trova nulla della 128. Sono nuove le levette, i pulsanti, gli strumenti… Inedito anche il design della plancia, rivestita al 100% di plastica, una plastica rigida e di livello leggermente inferiore rispetto a quella utilizzata sulla Golf. In generale, la volontà di dare un aspetto molto razionale all’abitacolo sfocia in un arredamento fin troppo freddo e di certo meno accogliente rispetto a quanto proposto dal punto di riferimento del segmento, cioè la Golf. Detto questo, l’abitabilità della Ritmo è davvero al top come ci si era prefissati e, nel tempo, grazie anche a versioni nuove, migliora l’attenzione per i dettagli (rivestimenti in tessuto per i pannelli porta, per esempio).

Sorprendentemente sicura

Indovinate: qual è l’unica macchina tra Audi 4000, Fiat Ritmo, Honda Civic e Prelude, Mazda 626, Subaru Gulf, Toyota Corona e VW Golf Cabrio a superare la prova di crash (standard americano dell’epoca) contro una barriera fissa a 56 km/h.? Ok, il titolo di questo paragrafo aiuta molto, ma è proprio la Fiat Ritmo, che dimostra la sua protettività verso gli occupanti anche in un test, del 1984, questa volta realizzato dall’ AB Svensk Bilprovning: sì, i severissimi (in quanto a sicurezza stradale) svedesi elogiano l’italiana perché mostra grande resistenza in tutte le aree più stressate.

La sportiva, l’Abarth

In Volkswagen hanno avuto un’intuizione: la Golf GTI, del 1976. Sportiva ma dai costi di gestione abbordabili, divertente da guidare ma perfetta anche ogni giorno, piace ai giovani e ai meno giovani di tutta Europa. E Fiat? Manca all’appello per 5 anni, ma nel 1981 arriva il modello tanto atteso, con il motore bialbero a camme in testa di 1,6 litri già montato su altre Fiat e Lancia. Ecco la Ritmo 105 TC. 105 come i CV e TC come Twin Cam, in inglese appunto “bialbero in testa”. Motore a parte, sono anche i dettagli a fare la differenza: cerchi in lega con pneumatici maggiorati, passaruota rivestiti, spoiler anteriore, fari supplementari, montanti anteriori di colore nero e una sottile filettatura rossa che circonda tutta la macchina appena sotto i vetri. All'estremo opposto della Abarth c'è la versione D, diesel ovviamente: un 1.7 aspirato da 55 CV, poi portati a 60 e, con la Ritmo del 1982 (e il motore 1.9 turbodiesel) a 80. Per il resto, la gamma motori va dai 55 CV della Ritmo 60 agli 85 della Ritmo 85.

1982, si cambia (tanto)

La Ritmo piace e si vende bene, soprattutto in Italia, ma anche in Europa non va male. Tuttavia, bisogna essere sinceri, il livello di qualità e affidabilità della Golf è di un altro pianeta. Ecco perché nel 1982 arriva un profondo restyling, che permette di tagliare il peso di 70 kg e di risolvere i problemi di fessurazione della parte anteriore: il trattamento anti-ruggine è molto più accurato rispetto alle Fiat del passato, ma non ancora all’altezza di quello delle auto tedesche. Viene inoltre spostato il serbatoio: da sotto il bagagliaio a sotto il sedile posteriore. Rivisto anche il design, con il frontale a 4 fari circolari (2 solo sulla 60 3 porte in versione base), mascherina nera e nuovo logo Fiat a 5 barre verticali inclinate. Rivisto anche il posteriore, con i fari che “escono” dall’abbraccio del paraurti in plastica. Si mette mano pesantemente anche all’abitacolo, sia per dargli un aspetto migliore, sia per migliorarne davvero alcuni aspetti, come per esempio la climatizzazione.

Una Ritmo molto avanti, la Energy Saving

Negli ultimi anni si parla tantissimo di efficienza. Bene, la Fiat, con la Ritmo, è già sensibile alla tematica nel 1983. E' infatti di 34 anni fa la Ritmo Energy Saving, la "60 E.S.", basata sulla versione 60 ma pesantemente modificata. Innanzitutto è una delle primissime auto dotate di cut-off, cioè di un dispositivo elettronico inserito nel carburatore capace di tagliare l'afflusso di benzina nelle fasi di rilascio del gas. Non solo: i copricerchi hanno disegno specifico - e più aerodinamico - e la quinta marcia viene allungata. Cresce inoltre il rapporto di compressione, mentre l'accensione elettronica della Magneti Marelli permette di "giocare" con l'anticipo per ottimizzare il rendimento del motore.

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Tag: Retrospettive , Fiat , auto europee , auto storiche , auto italiane


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