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pubblicato il 26 aprile 2017

Auto diesel, il conto alla rovescia per una morte annunciata

Uno studio di Alix Partners mostra cosa accadrà da qui al 2030 e come cambieranno le abitudini degli automobilisti

Auto diesel, il conto alla rovescia per una morte annunciata

Avete letto ”Inno alla morte” di Ungaretti oppure “Lentamente muore” di Martha Medeiros? Entrambi ricordano lo studio di Alix Partners dal titolo “Emissioni: sempre più vicina l’era dell’ibrido e dell’elettrico”, presentato al Rimini Off Road Show da Dario Duse, Managing Director della società. La ricerca evidenzia un percorso verso l’elettrico caratterizzato ancora da qualche incertezza, soprattutto di tipo normativo, ma non solo, e una sola certezza: la lenta agonia che porta alla morte del diesel, destinato ad essere sostituito dalle nuove fonti energetiche, entro il 2030. Legate principalmente all’introduzione del nuovo WLTP (Woldwide harmonized Light vehicles Test Producers) che è ancora in discussione per modificare/trovare compromessi sui target di emissione di CO2 del 2021. Da questo dipenderà la modalità di riduzione delle emissioni. Per raggiungere i target di CO2 del 2021 secondo i nuovi standard di prova, i costruttori dovranno più che raddoppiare il tasso annuale di riduzione delle emissioni. L’obiettivo è quello di ridurre parzialmente il divario esistente tra i risultati dei test di emissione su strada e l’attuale NEDC (Nuovo ciclo di guida europeo).

Le incertezze derivanti dall’introduzione del nuovo WLTP

L’impatto, ad oggi, del ciclo WLTP non è ancora chiaro: un’eventuale riduzione del 20% del gap si tradurrebbe in un target di riduzione più alto del 5% che l’OEM (le Case madri, cioè i costruttori di automobili e i fornitori) dovrebbe raggiungere entro il 2021. I dettagli sul WLTP non sono ancora stati completamente definiti, pertanto l’impatto effettivo per il raggiungimento del target è ancora in fase di studio. Le emissioni di CO2 su strada sono probabilmente superiori del 40-50% agli attuali dati di omologazione. Il WLTP sarà probabilmente superiore del 20-25%. Sembra che rendere più efficienti i propulsori attuali sia la soluzione più conveniente, ma questo non consentirà ai costruttori di raggiungere i target normativi di emissioni di CO2 per il 2030 (circa 50 g/km per auto di piccole dimensioni; circa 65 g/km per auto di grandi dimensioni) che potranno essere raggiunti solo se una quota significativa di VE (veicoli elettrici) sostituirà le auto piccole e di PHVE (veicoli elettrici ibridi ricaricabili) e VE sostituirà le auto grandi. Ancora presto quindi capire come si muoveranno i diversi brand per raggiungere gli obiettivi.

Le certezze: entro il 2030 il diesel avrà una quota residuale del mercato

Col passare del tempo il differenziale di costo dell’auto elettrica si ridurrà per effetto dei costi per rendere efficiente il propulsore tradizionale e delle economie sulle batterie. Questo, unito alla necessità di rispettare le nuove normative sulle emissioni, determinerà una crescita notevole dell’elettrico, sia per le auto di piccole che per quelle di grandi dimensioni. In entrambi i casi, entro il 2030 le auto diesel verranno probabilmente sostituite da quelle a benzina e da veicoli ibridi ed elettrici, poiché non saranno più convenienti per costi ed emissioni. Il mercato si sposterà progressivamente verso veicoli elettrificati entro il 2030 sostituendo il diesel che avrà una quota limitata dopo il 2030, pari al 5% per le auto piccole e al 13% per le auto grandi, secondo lo studio di Alix. Nel 2030 i propulsori alternativi sostituiranno in modo significativo i propulsori convenzionali. Già a partire dal 2020 i motori diesel comunque perderanno un’elevata quota di mercato in favore dei propulsori alternativi, perché non saranno né abbastanza convenienti da competere con i motori a benzina né abbastanza puliti da competere con gli APV (a propulsore alternativo).

L’ultimo miglio: costo delle batterie e infrastrutture per la ricarica

Già a partire dal 2020 i veicoli ibridi conquisteranno una quota significativa di mercato e i veicoli PHVE ed elettrici dal 2025, poiché calerà il costo delle batterie e le infrastrutture per la ricarica si diffonderanno. Per quanto riguarda le batterie, sarà molto importante seguire le mosse di un attore che sta già allargando in modo tentacolare la sua influenza mondiale: la Cina. Qui l’industria delle batterie sta rapidamente aumentando la capacità produttiva che presto supererà la domanda. Negli ultimi due anni, la produzione di batterie è quadruplicata su base annuale e lo studio stima una capacità produttiva in crescita in Cina fino a 60 GWH. Intanto, nel 2015, gli otto principali produttori detengono il 69,8% del mercato. Mentre per le batterie si stanno facendo passi da gigante, non si può dire lo stesso per l’infrastruttura di ricarica, che è in netto ritardo rispetto all’evoluzione del parco di vetture elettriche. Saranno necessari investimenti in infrastrutture per 3.721 miliardi di Euro nei prossimi 15 anni in 448 città con oltre un milione di abitanti, di cui solo 30 miliardi di euro tra Londra, Francoforte, Milano e Parigi. Tante ancora le decisioni da prendere che traccino la strada da percorrere, sia per quanto riguarda i finanziamenti: se diretti di città/regioni o indiretti da capitale privato, fino ad arrivare alla creazione di una catena logistica end-to-end che parta dagli OEM e arrivi ai prestatori di capitale, passando per gli appaltatori delle installazioni. Insomma, il quadro che esce da questo studio di Alix Partners disegna un cammino ancora lungo e pieno di difficoltà prima di arrivare alla piena diffusione di veicoli elettrici e ibridi ma entro il 2030 sembra si avvererà il vecchio proverbio cinese che dice: “Siediti lungo la riva del fiume e aspetta, prima o poi vedrai passare il cadavere del tuo nemico”, posto che il nemico sia davvero il diesel.

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Tag: Mercato , carburanti alternativi , carburanti


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