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Retrospettive

pubblicato il 23 aprile 2017

Volvo 262C, la svedese made in Torino

Progettata in Svezia e assemblata da Bertone, è un modello raro ma importante, per Volvo

Volvo 262C, la svedese made in Torino
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L’importanza di un’auto non si misura sempre e solo con il numero di esemplari venduti. Ci sono modelli che vengono messi in produzione con il solo scopo di fare immagine, di modificare la percezione del marchio, o di continuare una tradizione antica (e magari interrotta per qualche anno): la Toyota GT86 è uno degli esempi più recenti di ciò. Parecchi anni prima, nel 1977 per la precisione, Volvo fa lo stesso con la 262C. Voluta dall’allora CEO Pehr G Gyllenhammar, la 262C deve colmare la lacuna lasciata dalla 1800ES, uscita di produzione nel 1973; una mancanza giudicata grave soprattutto sul mercato americano. Ecco dunque che il capo della progettazione - Jan Wilsgaard - inizia subito il lavoro e, dopo aver dato forma alle sue idee su un foglio di carta, passa alle vie di fatto “trasformando” una vecchia Volvo 164. La porta a Torino, nella carrozzeria del designer Sergio Coggiola, dove la scocca passa da 4 a 2 porte, il tetto viene abbassato di 6 cm e rivestito in vinile, mentre il “nuovo” terzo montante - molto grande - viene contrassegnato con le tre coroncine dello stemma araldico della Svezia. Questo esemplare unico è esposto al Museo Volvo a Goteborg.

Da Coggiola a Bertone

Il risultato ottenuto convince il management Volvo e la 262C ottiene il via libera alla produzione. Trattandosi però di un modello di nicchia - la cosa è chiara fin dall’inizio - non può essere inserito nel resto della produzione negli stabilimenti di Goteborg. Viene dunque stretto un accordo con l’italiana Carrozzeria Bertone, che si occupa di modificare le scocche, poi di verniciarle e di apportare tutte le variazioni del caso (dalla Svezia, oltre alle auto di partenza, arriva anche il kit necessario alla trasformazione): tra le altre, montanti A più inclinati, tetto ribassato ed eliminazione degli involucri posteriori della ruota di scorta. A Torino viene anche fatto un lavoro certosino di miglioramento degli interni, con la pelle utilizzata per rivestire i sedili, i poggiatesta, i pannelli delle portiere, maniglie comprese. Un lavoro che trova il suo riconoscimento visivo in uno stemma Bertone apposto sul bordo inferiore del parabrezza.

Motori francesi, ma non per tutti…

Il primo motore con cui viene offerta la 262C è un V6 2.7 da 141 CV: è lo stesso di tutti gli altri modelli della Serie 260 ed è sviluppato insieme ai francesi di Peugeot e Renault. Prodotto a Douvrin, in Francia, dalla Société Franco-Suédoise de Moteurs-PRV, per le Volvo assume la sigla B27E; la realizzazione in alluminio del monoblocco e delle teste dei cilindri permette di contenere il peso entro i 150 kg. Nel 1981 questo V6 viene modificato e la potenza sale di 14 CV. A proposito di motore, è curiosa la scelta del numero 1 di Volvo, Pehr G Gyllenhammar: per la sua 262C personale vuole l’unità turbo B21ET a quattro cilindri. Ma non è questa l’unica particolarità della sua macchina: unico è il colore rosso della carrozzeria (le 262C “normali” sono solo in color argento metallizzato con tetto in vinile nero, oppure in oro/nocciola) e degli interni, così come il nero opaco del telaio e della griglia frontale. In tema di “stranezze” o fuori programma la più grande è però quella del costruttore indipendente Solaire, che realizza una 262C cabriolet su richiesta di Volvo Cars Nord America: sono solo 5 gli esemplari prodotti.

Produzione oltre le aspettative

Si diceva in apertura delle “auto bandiera”, che ogni tanto le Case avvertono la necessità di mettere a listino per fare immagine più che per fare volumi. Non mancano però le sorprese: rispetto alle 800 unità preventivate all’anno, il mercato ne richiede il doppio. Addirittura, gli esemplari venduti nel 1981, cioè verso la fine della carriera del modello, raggiungono quotazioni da collezione. Tra il 1977 e il 1981 sono 6.622 le 262C prodotte (il primo e l’ultimo anno i volumi sono più bassi rispetto agli “anni pieni”).

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Tag: Retrospettive , Volvo , auto europee , auto storiche


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