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pubblicato il 21 aprile 2017

Dossier Bollo e Tasse

Superbollo, ecco perché abolirlo conviene a tutti

Ha “ucciso” una passione e generato perdite per l’Erario, eppure ancora nessuno l’ha tolto

Superbollo, ecco perché abolirlo conviene a tutti

L'argomento non è nuovo ed è anche abbastanza "delicato": immaginatevi cosa potrebbe significare, per il Governo di turno, abolire una tassa come il superbollo che - superficialmente - viene abbinata ai ricchi, visto che colpisce le auto al di sopra dei 185 kW di potenza. Ma proprio qui sta il punto: è più da ricchi, tanto per fare un esempio, una Nissan 350Z da 206 kW di inizio anni 2000, il cui valore commerciale è intorno ai 10.000 euro, oppure un'ammiraglia tedesca, nuova, da meno di 185 kW (di cui non vi diremo il nome, abbiate pazienza: con gli indizi a disposizione la trovate facilmente nel nostro listino) che però costa oltre 100.000 euro? Risposta facile.

Una tassa mal concepita

Piccolo ripasso: il superbollo impone il pagamento di 20 euro ogni kW oltre la soglia di 185 e viene introdotto dal Governo Monti ("guru" dell'economia, almeno nel mondo accademico, chiamato come Primo Ministro per risollevare l'Italia dalla crisi economica) per generare un maggiore gettito fiscale di 168 milioni di euro all'anno. Ma anche i super professori a volte sbagliano: dal 2011 al dicembre del 2014, il parco circolante al di sopra dei 185 kW di potenza è passato da 217.000 a 183.000 auto, mentre dei 168 milioni preventivati, nel primo anno lo Stato ne ha incassati 60. Il tutto, mentre le esportazioni di queste auto sono cresciute del 115% nel primo anno di superbollo (il 2012), del 57% nel 2013 e del 14% nel 2014, quando ormai i "pezzi" nel nostro Paese si erano ridotti drasticamente.

Tanti effetti negativi

L'effetto più diretto di questa tassa è stato il -35% di immatricolazioni, del 2012 rispetto al 2011, per quello che riguarda le auto "over 185 kW", con un calo del fatturato di 550 milioni di euro e una conseguente contrazione del gettito fiscale. Ma non è tutto, perché tendenzialmente un'auto più potente consuma più carburante e più pneumatici, necessita di una manutenzione più frequente ed onerosa perché i pezzi di ricambio sono più costosi e dà lavoro alle officine specializzate. Da non dimenticare inoltre che anche i premi assicurativi tendono a crescere con la potenza e il livello del veicolo. Insomma, l'indotto generato dalle auto "potenti" è una risorsa che andrebbe valorizzata e che invece dal 2011 viene ostacolata in tutti i modi, anche se è doveroso aggiungere un altro elemento.

Sull'acquisto del nuovo il discorso è leggermente diverso

Per quello che riguarda l'acquisto di auto nuove al di sopra dei 185 kW - letteralmente crollato dopo il superbollo - il discorso è leggermente diverso: in questo caso sì che l'equazione "auto potente uguale auto da ricchi" funziona, anche se è ovvio che la soglia di reddito oltre la quale usare il fatidico aggettivo varia da persona a persona e da contesto a contesto. Detto questo, se le vendite di sportive/berline/SUV con motori potenti sono precipitate non può essere certo solo colpa del superbollo, non se l'auto in questione ha un prezzo pari ad almeno 100.000 euro: quale differenza può fare, per chi si può permettere di spendere tali cifre per un'auto, qualche centinaia di euro all'anno? A mettere un freno a questo mercato sono stati anche i controlli incrociati fra beni posseduti e dichiarazione dei redditi: qualcuno (tanti? Pochi? Non sta a noi stabilirlo) ha messo in vendita i "gioielli" di casa - a ruote, ad eliche o ad ali - per la paura che il Fisco potesse accendere i riflettori sulla veridicità della ricchezza dichiarata.

 

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Tag: Attualità , bollo auto , tasse


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