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Attualità

pubblicato il 13 aprile 2017

Dossier Bollo e Tasse

Bollo auto storiche, la situazione in ogni Regione

Tassa di proprietà delle vetture fra 20 e 29 anni, ecco la mappa in Italia

Bollo auto storiche, la situazione in ogni Regione

Tutto è nato col Governo Renzi, quando la Legge Stabilità 2015 ha cancellato l’esenzione del bollo per le auto storiche con età compresa fra i 20 e i 29 anni: parliamo della tassa di proprietà che va alle Regioni. Solo le vetture ultratrentennali restano escluse dal pagamento del bollo, mentre quelle appena più giovani, le “youngtimer”, la pagano. Col risultato che c’è un incasso da parte delle Regioni di circa 10 milioni di euro. Ma sin da subito è nato un problema. Infatti, molte delle 20 Regioni si sono adeguate al volere del Governo; altre no, continuano a non far pagare il bollo alle auto storiche (o a far pagare un bollo più basso), ritenendo che sia loro la competenza in materia. Tanto che sulla questione è anche intervenuta la Corte costituzionale, sollecitata dall’Esecutivo per Basilicata e Umbria (qui la sentenza). L’iscrizione ASI (Automotoclub Storico Italiano) e FMI (Federazione Motociclistica Italiana) non consente più, già dall’inizio del 2015, di ottenere le agevolazioni fiscali (bollo ridotto) in quasi tutte le Regioni italiane (e in quelle rimaste, come detto, la situazione non è chiara). La situazione è confusa e gli automobilisti che hanno un’auto storica sono disorientati: fra i numerosi possessori di auto storiche, molti hanno continuato a pagare il bollo ridotto pensando di essere nel giusto; ora si ritrovano con pesanti cartelle esattoriali che chiedono loro di pagare i bolli arretrati per intero coi relativi interessi di mora. Così, il RIVS (Registro Italiano Veicoli Storici) ha riassunto la questione in 4 punti, che trovate in basso.

Quattro punti base per il bollo delle auto storiche

➤ Agevolazioni fiscali. Da gennaio 2015, le agevolazioni fiscali per le ventennali sono state eliminate dallo Stato. Quindi, la tessera degli enti “riconosciuti”, dopo la decadenza di alcuni commi della 342/200, diventa inutile ai fini delle predette agevolazioni non più in vigore. Potete benissimo ottenere assicurazioni agevolate con le tessere di molti club o, naturalmente, con quella di RIVS. La tessera dell’ente monopolista non dà diritto ad alcuna agevolazione fiscale in 18 Regioni su 20.

➤ Situazione aggiornata.

a. Nel 2015, erano operative le leggi regionali di Piemonte, Lombardia, Veneto (dal 27 aprile 2015), Emilia-Romagna, Umbria e Basilicata (per un breve periodo), province di Trento e Bolzano.

b. Nel 2016, erano attive le leggi regionali di: Emilia Romagna e Lombardia (contro queste due Regioni, unitamente alla Provincia di Bolzano, lo Stato non ha opposto ricorso e quindi le rispettive leggi regionali sono tuttora operative), Veneto (fino a ottobre), Provincia di Trento (sub judice, ossia in attesa di giudizio: la Corte costituzionale si è riunita il 21 marzo per discutere il ricorso statale), Sicilia (sub judice, la Corte costituzionale si è riunita il 4 aprile per discutere il ricorso statale). La Regione Piemonte ha deciso di annullare la propria legge regionale adeguandosi alla volontà statale.

➤ Ricorsi statali. Il Governo ha opposto ricorso contro alcune Regioni e Province autonome e la Corte costituzionale si è espressa cassando le Leggi di Umbria, Basilicata e Veneto, mentre si è ancora in attesa della decisione della Corte costituzionale per la Regione Sicilia e la Provincia di Trento, che non arriverà prima di un mese almeno.

➤ Leggi in vigore. Fatte salve le amministrazioni che concedono il 10% di sconto, attualmente sono solo tre le amministrazioni con una legge diversa da quella statale e sono sicure di poterle mantenere: Emilia-Romagna, Lombardia e Provincia di Bolzano.

Il caso Lombardia

Prima dell’entrata in vigore dalla finanziaria 2015 che ha eliminato le agevolazioni per le “youngtimer”, la Lombardia aveva in essere una legge che concedeva l’esenzione fiscale a tutti i possessori di veicoli over 20. Un’esenzione ancora in vigore? Forse. Perché è stata modificata a inizio 2015, restringendo teoricamente l’esenzione ai soli veicoli certificati ASI, attraverso una deliberazione di giunta. Un atto di giunta non può ritenersi valido nell’ambito appena descritto: secondo il RIVS, la legge regionale della Lombardia è da ritenersi estesa a tutti i possessori di ventennali e non ai soli soci ASI.

Il futuro secondo il RIVS in 4 punti

Ma di cosa avrebbe bisogno il settore del motorismo storico? Il RIVS, a tutela di centinaia di migliaia di appassionati rappresentati da diversi enti e da migliaia di club avanza 4 richieste al Governo Gentiloni.

#1. Liberalizzazione. Serve una liberalizzazione del settore, con l’ingresso di altri soggetti, tutti assoggettati a controllo e a revisione del riconoscimento in base alla serietà operativa su base annua.

#2. Coordinamento. Introduzione di un coordinamento di tutti questi enti, sul modello delle federazioni sportive, per dialogare col Governo e con gli enti locali.

#3. Agevolazioni. Reintroduzione delle agevolazioni fiscali, naturalmente adeguando le cifre richieste.

#4. Regolamento. Introduzione di un regolamento che snellisca le pratiche per le immatricolazioni e le reimmatricolazioni di veicoli provenienti dall’estero, per evitare che valanghe di denaro finiscano nei paesi UE, per ritrovarci comunque il medesimo mezzo circolare regolarmente in Italia.

Quattro aspetti importanti

#1. Privilegi. Sono solo tre le amministrazioni con una legge diversa da quella statale e sono sicure di poterle mantenere: Emilia-Romagna, Lombardia e Provincia di Bolzano. Domanda: perché facilitare questi tre enti? Le alternative paiono essere queste: o tutte le amministrazioni si regolano come credono, oppure tutte si adeguano alla legge nazionale. Quello attuale è un ibrido che non convince.

#2. Perdita. A quanto ammonta la perdita nell'indotto? Le auto storiche hanno bisogno di manutenzione proporzionalmente più del bollo: se le vetture storiche vengono esportate all’estero per non pagare il bollo (come successo per le auto potenti, con l’obiettivo di evitare il superbollo), c’è meno lavoro per meccanici, carrozzieri e altri artigiani. Cala l’indotto, ossia tutto quello che ruota attorno all’auto storica. Siamo sicuri che allo Stato convenga far crescere l’incasso a beneficio delle Regioni, perdendo un indotto superiore?

#3. ACI. L’ACI ha la sua ricetta in materia di bollo delle auto storiche: bisogna fare una netta distinzione tra le auto storiche e quelle vecchie. L’esempio virtuoso, secondo l’ACI, è quello dell'FMI (Federazione Motociclistica Italiana) che dal 2000 pubblica tutti gli anni la lista che esenta le ventennali, dato che le over 30 sono già esentate. Morale: chi possiede un’auto appartenente a questa lista ha il diritto ad avere l’esenzione dal bollo auto. Trattandosi di un diritto non c’è bisogno di altro, né di un pagamento né di un’iscrizione a un club.

#4. Enti esterni. Oltre ad ACI e ASI, risulta difficile immaginare che vengano creati enti esterni. Spetta pertanto in particolare a quelli esistenti garantire un controllo più severo sulle auto e moto: il veicolo dev’essere certificato come storico se è tale davvero, se il proprietario è un appassionato. Occorre tutelare l’amore verso questi mezzi fra i 20 e i 29 anni, mentre vanno colpiti i proprietari di inqualificabili rottami che circolano come veicoli storici solo per non pagare il bollo o per ottenere agevolazioni in materia di Rca. Serve inoltre una lista precisa e puntale per i mezzi trentennali.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , bollo auto , auto storiche


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