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pubblicato il 5 aprile 2017

Ferdinand Piech ha “abdicato”: vendute le quote in Volkswagen

Con questa operazione da 1 miliardo di euro il nipote di Porsche ha compiuto una svolta storica. Rimane con l'1%

Ferdinand Piech ha “abdicato”: vendute le quote in Volkswagen

Il prezzo della dignità di Ferdinand Piech, nipote del fondatore di Porsche e già CEO di Volkswagen Group, potrebbe essere attorno al miliardo di euro. Cioè il valore delle quote di Porsche Se, la finanziaria attraverso la quale le dinastie Porsche e Piech controllano il colosso tedesco, delle quali ha formalizzato la vendita, anche se per il via libera definitivo mancano gli assensi di alcune autorità. Sarebbe questa la cifra che il patriarca (80 anni il 17 aprile) incasserebbe dagli altri componenti della famiglia per la cessione del 14,7% del capitale della holding. Una mossa che ha dei risvolti "politici" molto importanti.

Maggiore azionista individuale

Tra i rampolli dei due casati automobilistici, Ferdinand Piech è il solo che si sia veramente “sporcato le mani” lavorando all'interno del Gruppo, che ha guidato come amministratore delegato tra il 1993 ed il 2002 e del quale ha poi presieduto l'influente Consiglio di Sorveglianza. Fino allo scontro della primavera di due anni fa con Martin Winterkorn, suo delfino e CEO. Piech, che si era premurato di prendere pubblicamente le distanze dal manager senza tuttavia avvertire il bisogno di spiegarne le ragioni, era stato scaricato e sfiduciato quasi da tutti. Tanto che, alla fine, si era dovuto dimettere da numero uno del CdS. Piech, il maggior azionista individuale, ha poi progressivamente abbandonato quasi tutte le cariche. Poi è scoppiato il Dieselgate, costato il posto a Winterkorn.

Chi sapeva del Dieselgate (e quando)

Dopo lo scontro di potere è scattata la caccia ai colpevoli della manipolazione. Il Gruppo ha avviato un'indagine interna affidando l'inchiesta ad uno studio legale americano. Le procure di diversi paesi hanno aperto fascicoli sul caso. Quelli più delicati sono negli Stati Uniti e in Germania. Sentito dagli inquirenti, Piech aveva dichiarato di essere stato informato dell'imminente bufera da un ex ambasciatore israeliano (sarebbe interessante sapere come facesse quest'ultimo ad esserne a conoscenza, ma è un altro discorso) e di averne parlato con Winterkorn ed avvisato altri amministratori. Tutti hanno smentito. Piech non si è scomposto e, a differenza di altri protagonisti della vicenda, non ha mai accettato di parlare pubblicamente del caso, ma solo – come si dice di solito – nelle sedi opportune. Il Gruppo ha minacciato di querelarlo (qui i dettagli) e così altri ex colleghi del CdS. Ma fino a quanto il rapporto dello studio Jones Day non verrà reso pubblico (e contrariamente alla promessa iniziale Volkswagen ha scelto di non diffonderlo) o fino a quando un tribunale non emetterà un verdetto (ma finora non si è ancora arrivato nemmeno alla formalizzazione di accuse specifiche, almeno in Germania) i retroscena resteranno un mistero.

Intrighi a Wolfsburg

Ferdinand Piech non è mai stata una persona facile. Ma in una visione “romantica” dell'automobilismo, anche di quella in cui si cerca di creare un impero su ruote (due, quattro e multipli, visto che VW abbraccia moto, auto, veicoli commerciali, autobus e camion), il patriarca amava le macchine e quello che rappresentavano. Sapeva come si costruivano e anche come si facevano i soldi (soprattutto dopo alcuni modelli sbagliati). Le auto sono la sua passione e il suo debole per Alfa Romeo non l'ha mai nascosto. Piech ha venduto, forse, perché nel suo mondo la finanza viene solo dopo l'ingegneria. E forse anche perché ha creduto che dentro il Gruppo e dentro la famiglia gli venisse attribuita una maggiore riconoscenza. In fondo anche i suoi avversari lo hanno definito un “visionario”. Non è chiaro come egli avrebbe voluto che venisse affrontato il Dieselgate e forse non lo sarà mai. Da austriaco può rifiutarsi (e l'ha fatto) anche di deporre davanti alla Commissione parlamentare tedesca che gli voleva chiedere lumi almeno sulla tempistica. Da erede poteva ancora immischiarsi nelle vicende future e in parte potrebbe ancora farlo visto che si terrà una quota dell'1%. Da proprietario ha qualcosa da rimproverarsi e da rimproverare, ma appartenendo ad un'altra epoca sembra aver optato per il silenzio. E la vendita delle azioni, per uno come lui che l'azienda l'ha anche guidata, è probabilmente lo smacco massimo al resto della famiglia. Il prezzo della dignità, come forse la intende Piech, ancora più del miliardo, è il silenzio. Assordante per chi vuole sapere, imbarazzante per chi teme che, prima o poi, il “grande vecchio” decida di raccontare la sua storia.

Autore: Mattia Eccheli

Tag: Mercato , dall'estero


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