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pubblicato il 5 aprile 2017

Dossier Codice della strada

Autovelox, la Cassazione stabilisce la distanza dal cartello

Nessun limite minimo ma un massimo di quattro chilometri per aumentare la sicurezza

Autovelox, la Cassazione stabilisce la distanza dal cartello

Quale distanza deve esserci fra cartello di preavviso e autovelox? Una domanda a cui il Codice della Strada non risponde con precisione, tant'è vero che dal 2010 si attende la riforma delle norme della circolazione per rendere questi aspetti più chiari. Allo stesso quesito e ad altri che riguardano gli autovelox, hanno provato a rispondere una dozzina di circolari ministeriali, poi riassunte nella direttiva Maroni del 2009. Il tutto "condito" da centinaia di sentenze di Prefetti, Giudici di Pace, Cassazione e anche qualche sentenza della Corte Costituzionale; in particolare, la mancata taratura dell'autovelox è motivo di annullamento della multa. Adesso, una nuova sentenza della Cassazione (la 7949/2017) fissa tre punti.

Il tris su segnali e occhi elettronici

#1. Minimo inesistente. Stando alla Cassazione, non c'è nessuna distanza minima fra cartello (con la scritta "Controllo elettronico della velocità") e autovelox. Dove va messo il segnale? Deve essere installato "con adeguato anticipo rispetto al luogo ove viene effettuato il rilevamento della velocità e in modo da garantirne il tempestivo avvistamento, in relazione alla velocità locale predominante". Tradotto, il gestore valuta in base al singolo caso, alla strada, a quanto corrano i veicoli su quel tratto.

#2. Massimo quattro. Per la Cassazione, fra cartello e autovelox la distanza massima è di 4 chilometri. Il motivo? Semplice: se l'automobilista che ama correre troppo vede il segnale e sa che subito dopo c'è l'autovelox, allora rallenta in prossimità del segnale, per poi tornare a premere sull'acceleratore. Invece, con una distanza massima di 4 km, l'automobilista portato a trasgredire non sa esattamente dove si troverà l'autovelox. Il tutto a beneficio della sicurezza stradale.

#3. Incroci. Qui la materia diventa ancora più complessa e delicata. Parliamo di un strada principale dove c'è il cartello di preavviso di autovelox e con strade secondarie che la intersecano. Abbiamo quindi incroci. Il cartello va ripetuto a ogni incrocio? Secondo una vecchia logica sì: l'automobilista che, dalla strada secondaria, si immette sulla principale, non sa se all'inizio della principale c'è il segnale. Invece, stando alla Cassazione, dopo ogni incrocio non è necessario ripetere il cartello: è sufficiente che il segnale ci sia sulla strada principale prima dell'incrocio e che l'autovelox sia posto a meno di 4 km dal cartello. Facile da capire l'obiettivo di questa norma: l'automobilista che si immette nella strada principale dalla secondaria non sa se ci sono autovelox. Per almeno 4 km dovrà rispettare il limite di velocità, così da non essere fotografato dallo strumento e non ricevere multe a casa.

Da interpretare

Molto più difficile l'interpretazione di un ultimo concetto fissato dalla Cassazione: "La circostanza che nel verbale di contestazione di una violazione dei limiti di velocità accertata mediante autovelox non sia indicato se la presenza dell'apparecchio fosse stata preventivamente segnalata mediante apposito cartello non rende, peraltro, nullo il verbale stesso, sempre che di detta segnaletica sia stata accertata o ammessa l'esistenza". Stando a una prima interpretazione, pare che la Cassazione voglia dire questo: il verbale può anche non indicare se c'è il cartello. È tuttavia legittimo pensare che poi il gestore della strada debba dimostrare l'esistenza del segnale, su richiesta del Giudice di Pace o del Prefetto, in caso di ricorso dell'automobilista contro la multa. Insomma, sempre tutto più complicato...

Autore: Redazione

Tag: Attualità , autovelox


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