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Retrospettive

pubblicato il 2 aprile 2017

Lancia K, l’ammiraglia dimenticata

E’ una delle berline meno amate del marchio torinese. Eppure non era del tutto sbagliata

Lancia K, l’ammiraglia dimenticata
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Le auto migliori non sono per forza quelle più costose da progettare, produrre e/o acquistare. Sia chiaro, le due cose vanno di pari passo, nella maggior parte dei casi: se una Casa investe tanto per un nuovo modello, il risultato difficilmente sarà scarso. Ci sono però esempi virtuosi di macchine riuscite e apprezzate, messe sul mercato senza pianificazioni faraoniche; uno di questi è la Lancia Thema, che nasce insieme ad Alfa Romeo 164, Fiat Croma e Saab 9000 e che, proprio per questa condivisione dei costi, è un ottimo prodotto in rapporto alle risorse investite per ottenerlo. Forse non è al livello della migliore concorrenza tedesca, ma quasi. E poi c’è la Lancia K, cioè l’ammiraglia della Lancia dal 1994 al 2001. Un progetto per il quale forse il Gruppo Fiat investe di più di quanto abbia fatto per la Thema, ma con risultati decisamente non all’altezza. Vediamo perché.

Design discutibile

Premessa: la K non è all’altezza di Audi A6, BMW Serie 5 e Mercedes Classe E prima di tutto dal punto di vista meccanico e tecnologico. Tuttavia, il suo scarso successo (al di fuori dei confini italiani è una vera e propria rarità), è dovuto prima di tutto al design. L’ammiraglia Lancia degli anni Novanta è infatti molto “pesante”, dal punto di vista estetico, con quelle fiancate massicce e “gonfie”, i fari e la mascherina schiacciati e la coda che sembra presa da un’altra auto. Per questa ragione, la variante station wagon (del 1996) risulta più equilibrata, sebbene in Fiat non ci credano fino in fondo: le portiere posteriori sono le stesse della berlina, il che toglie un po’ di omogeneità alla fiancata, rispetto per esempio alle tedesche di cui sopra.

Lancia K coupé: è già nella storia. A modo suo

Ci sono tanti modi per scrivere la storia. Per quello che riguarda le auto, si può farlo per esempio portando al debutto una soluzione tecnologica nuova (Alfa Romeo 156: il common rail sul diesel), rimanendo nei listini, seppur attraverso varie generazioni, per tantissimi anni (Ford Fiesta o Volkswagen Golf, ma anche tante altre), oppure rivoluzionando un segmento di mercato (Nissan Qashqai). Ma si può anche restare nella storia perché si entra costantemente nelle varie classifiche (non ufficiali, ok, ma comunque un loro peso ce l’hanno…) delle macchine più brutte di tutti i tempi. E’ questo il caso della Lancia K Coupé costruita dalla Maggiora di Torino, perché va bene che i gusti sono gusti, ma con un passo così corto, sbalzi così grandi e una coda tagliata in quel modo… Beh, da quelle classifiche non ti ci toglie nessuno. Piuttosto, è Lancia che la toglie dal mercato dopo appena due anni di commercializzazione: sono talmente pochi a comprarla che - si narra - all’ufficio vendite conoscono per nome i clienti di questo modello. Ma sono solo leggende.

Confortevole come una vera Lancia

Detto del design, la K non è un progetto completamente sbagliato, anzi. Dal punto di vista del comfort, per esempio, è al top del segmento E: isolamento dalle irregolarità dell’asfalto, insonorizzazione e abitabilità la pongono al livello della migliore concorrenza. Dalla concorrenza ci si ispira anche per i motori: seguendo l’esempio di Audi e Mercedes, viene sviluppata una famiglia modulare a cinque cilindri in linea (montati davanti in posizione trasversale; la trazione è rigorosamente anteriore) dalla quale originano un 2.0 e un 2.4 a benzina, rispettivamente da 145 CV (poi 155) e 175 CV. A cinque cilindri è anche il 2.4 turbodiesel da 124 CV, che però nel 1996 deve essere rivisto abbastanza a fondo dai tecnici a causa di cedimenti strutturali abbastanza importanti; i CV diventano 136 nel 1998. Completano la gamma motori il 4 cilindri turbo benzina da 205 CV - poi sostituito dalla variante sovralimentata del 5 cilindri, la cui potenza cresce a 220 CV - e un pezzo “nobile” come il 3.0 V6 Busso da 204 CV dell’Alfa Romeo.

Accoglienza Lancia, con qualche caduta di stile

Entrando nella K, la prima cosa che si nota è il design avvolgente dell’abitacolo, che non ha il solito “stacco” fra plancia e pannello porta, ma un “raccordo” morbido e ben disegnato. Peccato che subito dopo l’occhio cada sugli inserti in finto legno, di un finto che non hai il dubbio nemmeno per un attimo che non sia così. Per non parlare dei sedili: la sempre bella Alcantara, sulla K viene scelta evidentemente al risparmio: ecco perché, dopo due, massimo tre anni, i rivestimenti sono usurati come se di anni ne abbiano dieci. Peccato, perché in altre aree di sforzi ne vengono fatti parecchi: viene per esempio sviluppato un sofisticato impianto di climatizzazione con sensori in vari punti dell’abitacolo (per offrire a tutti la stessa temperatura, o quasi: a tal proposito ci sono bocchette frontali e per i piedi di chi siede dietro), al centro della plancia spicca un computer di bordo evoluto (per l’epoca, si intende) e, col restyling, arrivano anche i fari adattivi allo xeno, gli airbag laterali e il cruise control.

Autore: Adriano Tosi

Tag: Retrospettive , Lancia , auto italiane , auto storiche


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