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Prototipi e Concept

pubblicato il 20 marzo 2017

Dossier Concept Dimenticate

Alfa Romeo Scighera, la supercar che parla in dialetto

Il suo nome significa foschia in milanese, ma con i vetri rimossi si può vedere il cielo

Alfa Romeo Scighera, la supercar che parla in dialetto
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Il piano di rilancio studiato per Alfa Romeo ha fatto nascere suggestioni circa un ritorno dell’azienda milanese nel mondo delle corse, dove manca in forma ufficiale dal 2005. Si è parlato anche di Formula 1, accanto a Ferrari, ma nessuna iniziativa è stata compiuta finora e non vi sono per il momento tempistiche precise in merito. Alfa Romeo sa che il tema va affrontato con delicatezza, perché sono molti i tifosi ad augurarsi un ritorno alle gare del marchio: nel corso della sua esistenza il Biscione si è aggiudicato in quattro occasioni la 24 Ore di Le Mans, in undici la Mille Miglia, i primi due campionati Formula 1 e un’infinità di successi nelle discipline minori. Per celebrare un palmares così ricco Italdesign ha costruito nel 1997 il prototipo Scighera, coupé ad alte prestazioni guidabile anche su strada.

I vetri smontabili la rendono una spyder

La Scighera è lunga circa 4,32 metri e ha linee esterne molto affilate, a partire dal frontale, dove i gruppi ottici sono rastremati e appaiono come due unghiate sugli archi passaruota. Il cofano anteriore ricorda quello di una monoposto: è spiovente, ha due sostegni laterali molto accentuati (simili all’alettone di una Formula 1) ed è rialzato per migliorare l’efficienza aerodinamica. Italdesign ha reinterpretato per l’occasione anche il classico scudetto, scegliendo linee più dolci, allontanandosi dalla tradizione che vuole uno scudo più sottile o spigoloso. La grande particolarità della Scighera è costituita però dal meccanismo per l’apertura delle portiere, di tipo misto: i vetri laterali si sollevano in alto e creano un profilo ad ali di gabbiano, per effetto del longherone trasversale che funge da perno, mentre le portiere si aprono verso l’esterno in maniera convenzionale. I vetri laterali sono amovibili e trasformano l’auto in spyder.

Il motore è della 164, la trazione integrale della 155

La conversione in spyder è quasi un paradosso per una vettura che in realtà significa foschia, stando alla traduzione letterale di scighera dal dialetto milanese. Una volta chiusa però l’Alfa Romeo Scighera può raggiungere i 300 km/h, grazie ai 400 CV erogati dal suo motore V6 da 3.0 litri, elaborato a partire dal 3.0 montato sull’Alfa Romeo 164. Il 3.0 si trova dietro l’abitacolo, in posizione centrale, all’interno di un telaio in alluminio rivestito da una carrozzeria in fibra di carbonio, suddivisa in due grandi porzioni: quella anteriore si apre in maniera convenzionale, quella posteriore dà accesso prima al bocchettone del carburante e poi al motore, che rimane a vista grazie al lunotto trasparente. Il cambio è manuale a 6 rapporti e la trazione integrale, derivata da quella montata sulla 155.

Autore: Redazione

Tag: Prototipi e Concept , Alfa Romeo , auto italiane


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