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Retrospettive

pubblicato il 12 marzo 2017

Alfa Romeo 164, l’ultima rivale della BMW Serie 5. Per ora...

Debutta nel 1987 ed è l’ultima Alfa (quasi) al livello della bavarese. Tecnicamente e, in Italia, sul mercato

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Nell’arte di sapersi arrangiare nessuno batte noi italiani. Nel bene e nel male. Solo tre settimane fa, in questa rubrica si raccontava il mezzo miracolo realizzato da ingegneri, tecnici e collaudatori con l’Alfa Romeo 156: una delle trazioni anteriori migliori di sempre, nonostante una base di partenza poco nobile, quella della Fiat Tipo. Qualche anno prima - dieci per la precisione - ad Arese fanno qualcosa di simile, non allo stesso livello ma quasi: la 164, anch’essa appunto a trazione anteriore. Un’auto che nasce sulla stessa piattaforma di Fiat Croma, Lancia Thema e Saab 9000, dalle quali però si distacca parecchio. Da tutti i punti di vista. E’ specifico il giro porte, è differente il cofano motore, più basso. Trattandosi di Alfa Romeo, ciò che conta di più sono il motore e le sospensioni: qui, la 164 si stacca ancor di più dalle sue “colleghe”: il turbodiesel, per esempio, non è di origine Fiat ma VM. Soprattutto, i benzina sono personalizzati dagli ingegneri di Arese: il quattro cilindri 2.0 aspirato è Twin Spark, mentre il V6 - in versione 2.0 Turbo e 3.0 aspirato - è il mitico “Busso”. Di eredi della 164 (magari a trazione posteriore) all'orizzonte non se ne vedono, ma se il rilancio del Biscione dovesse continuare come sta procedendo negli ultimi due anni, sperare è lecito.

Riflettere prima di sollevare il gas

Le modifiche alle sospensioni che vengono apportate dagli uomini del Biscione vanno tutte nella direzione dell’agilità, di un comportamento che non può essere quello di una trazione posteriore ma che ci si deve avvicinare il più possibile. Ecco dunque un avantreno “piantato” e geometrie posteriori che favoriscono le chiusure del retrotreno al rilascio del gas. Il risultato è che la 164 scoda, eccome se scoda, non appena il peso si trasferisce verso le ruote anteriori. Anche oggi ci sono auto con assetti di questo genere, ok, con la differenza però che a un certo punto - prima di far danni - subentra l’ESP. Dispositivo che la 164 non sa nemmeno cosa sia, motivo per cui non sono pochi gli automobilisti che rimangono sorpresi - alcuni letteralmente spaventati - da tanta vivacità.

La musica del V6 a benzina

Prima di parlare del V6, è giusto rendere merito al 4 cilindri Twin Spark, ovvero dotato di due candele per ogni cilindro. 2.0 di cilindrata, eroga 144 CV (139 sulle prime versioni) e dà alla 164 la giusta brillantezza che si richiede a una berlina Alfa Romeo. Ma i “veri” motori Alfa sono i due V6: il 3.0 aspirato e il 2.0 Turbo “antifisco” (altro che il 4 cilindri, sempre sovralimentato, della Lancia Thema Turbo): al di là di tutte le considerazioni sulle prestazioni, è il sound del “Busso” che entusiasma, il suo perfetto equilibrio tra cattiveria e armonia. I numeri? Eccoli: 179 CV per il 3.0 V6 (211 dal 1992 in poi), 201 per il 2.0 sovralimentato. Non è “made in Arese” ma segna comunque un record, seppur di breve durata, il 2.5 turbodiesel della VM: con 125 CV della versione in vendita dal 1992 in avanti (prima erano 114), fa della 164 la prima berlina a gasolio capace di superare i 200 km/h. Altri tempi, decisamente.

Nel 1992 diventa Super

Nella sua lunga carriera, che va dal 1987 al 1998, la 164 conosce molti aggiornamenti, tecnici ed estetici: il più significativo è quello del 1992, in occasione del quale arriva la versione Super. I paraurti sono decisamente allungati, lo scudetto diventa più spesso e tutta la macchina è percorsa, all’altezza nella fascia che divide paraurti e carrozzeria, da una striscia cromata. Cambia anche l’interno: gli schermi del climatizzatore automatico diventano più grandi e leggibili, al pari dei pulsanti, mentre la strumentazione viene rivista in alcuni dettagli (contagiri e tachimetro vengono invertiti), ma soprattutto si “digitalizza” il contachilometri.

Qualità e affidabilità, non sono tutte rose e fiori

Prestazioni e piacere di guida della 164 hanno poco o nulla da invidiare a quelli della BMW Serie 5, quanto meno con motori “normali” (il gusto di una M5, tanto per dirne una, è inarrivabile anche per la 164 Q4 a trazione integrale), ma la qualità… Quella no. Non solo i materiali non sono all’altezza della concorrenza (BMW ma anche Mercedes e Audi), ma anche l’affidabilità non è esattamente al top. Il climatizzatore della prima serie, per esempio, soffriva le temperature molto alte e, dopo qualche ora di funzionamento, “sparava” pezzetti di ghiaccio nell’abitacolo: nulla di pericoloso, ma di fastidioso sicuramente sì. E poi l’impianto elettrico: ai fini del miglior bilanciamento dei pesi, la batteria è posizionata dietro (vi si accede dal bagagliaio), ma il “fascio” di cavi che la collega all’alternatore e alle varie utenze non è sempre ben isolato, il che innesca talvolta dei cortocircuiti.

C’è anche a trazione integrale

Una 164 più “nobile” delle altre esiste, è la Q4, 4 come le ruote motrici. Abbinate al motore più potente della gamma - 3.0 V6 da 230 CV - e al cambio a 6 marce, assicurano un comportamento molto appagante, ma anche un “balzello” tutto italiano: il superbollo previsto per le fuoristrada. Proprio la sua rarità, questa 164 è l’unica (almeno per ora) che abbia un valore storico.

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Tag: Retrospettive , Alfa Romeo , auto europee , auto italiane


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