dalla Home

Attualità

pubblicato il 10 marzo 2017

Auto e legge, tre curiose sentenze della Cassazione

I giudici intervengono su questioni spinose, ecco tre casi singolari

Auto e legge, tre curiose sentenze della Cassazione

Una compagnia piacevolissima per chi guida, così come per i passeggeri: è la musica in auto. Ma c’è chi esagera col volume, e proprio su questo problema spinoso è appena intervenuta la Cassazione (sentenza 10024/2017): può configurarsi un reato, in base all’articolo 659 del Codice Penale. Si tratta di disturbo della quiete pubblica. Non solo: è lecito disporre la confisca e la distruzione dell’impianto audio (inclusi i diffusori) utilizzati per commettere il fatto? In teoria sì, ma stavolta l’automobilista la passa liscia, non essendo stata pronunciata sentenza di condanna. Una decisione in linea con la sentenza 7543 del 2016 della Cassazione, quando un automobilista messinese che col proprio impianto stereo costituito da ben tre amplificatori da 200 e da 1500 watts girava per la città con un volume elevatissimo, tale da costituire disturbo della quiete pubblica.

Questione di responsabilità

In questi giorni, è stata resa nota una seconda sentenza della Cassazione (la 5041/2017), che riguarda un incidente mortale. Anni fa, un uomo ha perso il controllo della macchina a causa di un torrente d’acqua formatosi sulla strada durante un temporale, andando poi a sbattere contro un palo e morendo sul colpo. La colpa di chi è? Del gestore che non ha curato a sufficienza la manutenzione della strada? O del guidatore, imprudente, viste le condizioni dell’asfalto e quelle meteo? In primo e secondo grado, i giudici danno al 50% la colpa al gestore, condannandolo a risarcire i parenti della vittima: le colpe dell’Ente sarebbero provate dall’eccessiva pendenza del tratto, dall’inadeguatezza dei canali di scolo a lato strada e dallo scarso sistema di smaltimento delle piogge. Il restante 50% sarebbe colpa del guidatore. Ma il gestore non ci sta e fa ricorso per Cassazione, sostenendo che la responsabilità siano della vittima: l’auto andava troppo veloce, tanto che nell’impatto contro il palo si è accartocciata: viaggiava a minimo 120 km/h, lungo un tratto stradale in cui il limite era di 90 km/h. La responsabilità va divisa al 50% fra chi ha omesso la manutenzione della strada e chi non ne ha rispettato il Codice della Strada.

No alcoltest, quanti guai

Infine, terza sentenza della Cassazione, stavolta sull’alcoltest: la 5041/2017. Un uomo è rimasto coinvolto in un incidente mentre è alla guida di un autocarro. Gli agenti lo hanno accompagnato in ospedale dove il guidatore si è rifiutato di fornire il consenso informato necessario allo svolgimento del test del tasso alcolemico. Ecco la questione: rifiutare il consenso informato equivale a rifiutare di sottoporsi all’alcoltest? In caso affermativo, scatta una maxi-multa di 1.500 euro, come se il soggetto fosse ubriaco fradicio. In caso negativo, non si procederebbe a nessun verbale. Per i giudici, la risposta è sì “l’accertamento presso una struttura sanitaria prevede sempre un sub-procedimento amministrativo nell’ambito del quale si colloca il consenso informato, senza il quale non si può ulteriormente procedere con gli accertamenti previsti dal Codice della Strada”: l’interruzione del procedimento assume inevitabile rilevanza penale come il rifiuto di sottoporsi all’accertamento alcolemico.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , multe


Top