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pubblicato il 21 febbraio 2017

Sciopero taxi, cosa dice la legge e perché si protesta

Il ministro Delrio incontra i sindacati per trovare un punto di incontro

Sciopero taxi, cosa dice la legge e perché si protesta

I tassisti protestano ancora. E’ passata quasi una settimana dalla loro prima mobilitazione contro la decisione di inserire nel decreto Milleproroghe un emendamento che rinvia al 31 dicembre 2017 la data ultima per riformare il settore (bisogna aggiornare la legge del 1992) ed oggi potrebbe esserci una svolta. In queste ore il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, riceve i sindacati a Roma per trovare un punto di incontro. “Ci vedremo perché c'è una situazione da lungo tempo non regolamentata - ha detto Delrio -. Dobbiamo metterci a sedere per fare una regolamentazione finalmente seria che tolga provvisorietà all'attuale situazione”. La vicenda però è piuttosto complicata e ruota in particolare attorno al cosiddetto emendamento Lanzillotta-Cociancich al Milleproroghe che sospende le norme restrittive sul noleggio con conducente fino al 31 dicembre 2017, in attesa che venga varato il piano del trasporto (atteso dal 2009). Andiamo per punti.

La legge del 1992

Tutto nasce dalla legge 21 del 1992 - quella sul trasporto di persone mediante autoservizi pubblici non di linea (compresi i taxi e gli NCC) - che stabilisce la cosiddetta “territorialità”, il principio secondo il quale la partenza di ogni corsa deve avvenire nel comune di appartenenza. Nel 2009 però arrivarono delle modifiche per l’esercizio del noleggio con conducente ipotizzando vincoli molto più stringenti sull'accesso al territorio di comuni diversi da quello rilascia l’autorizzazione e le modalità di esercizio dell’attività, con la previsione dell’obbligo di iniziare e terminare ogni singolo servizio presso la rimessa situata nel comune che ha rilasciato l’autorizzazione stessa. Senza entrare nel dettaglio legale, era “l’art. 29 comma 1 Quater” su cui ancora oggi c’è molta confusione e che in questi anni ha generato non solo polemiche, ma decine e decine di cause in Tribunale. Quelle modifiche infatti sono state ritenute contrastanti con l’ordinamento vigente per diversi profili di criticità, sia sotto quello costituzionale che comunitario.

Le modifiche del 2008

Di anno in anno la questione è stata sempre rimandata. Pochi mesi fa il Ministero dei Trasporti ha cercato di fare chiarezza con una circolare amministrativa inviata ad ANCI, Ministero Interno, Polizie ed associazioni di categoria. Per il MIT il comma 1-quater dell'art. 29 del DL 207/2008 convertito con la legge 14/2009 “non è in vigore”. Nella parte finale del testo però viene comunque ammesso (anche alla luce delle varie pronunce di diversi Tribunali) che "allo stato non può darsi un'interpretazione certa e definitiva". Insomma, la confusione resta e si attende la regolamentazione che però negli ultimi anni è stata sempre posticipata, da ultimo attraverso l’emendamento Lanzillotta-Cociancich.

Il faccia a faccia al Ministero

I tassisti vogliono innanzitutto che l’emendamento Lanzillotta venga abrogato. Se il ministro Del rio si impegna affinché ciò accada, si legge in una nota congiunta Fit Cisl taxi, Uil Trasporti taxi, Ugl taxi e Federtaxi Cisal, i sindacati sono pronti a sedersi al tavolo delle trattative “per aprire una fase di confronto che possa portare ad una regolamentazione seria del settore”. Dal canto suo, il ministro ha detto che “c'è bisogno di garanzie, da un lato sui diritti dei cittadini e dell'altro anche sui diritti di chi ha investito nella propria azienda, che sono i tassisti”. Vedremo se oggi, dopo l’incontro, ci saranno delle novità.

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Tag: Attualità , taxi , uber


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