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pubblicato il 21 febbraio 2017

Dossier Auto e Salute

Dormire bene per guidare sicuri, 3 regole d'oro

Qualche consiglio pratico per avere un sonno tranquillo e guidare sereni

Dormire bene per guidare sicuri, 3 regole d'oro

La National Sleep Foundation, organizzazione USA impegnata nel campo dell'educazione sociale, conferma tramite un altro studio scientifico quanto già era noto: ci sono alcune mosse per diagnosticare da soli se la notte dormiamo male con conseguenze negative un po' su tutte le attività del giorno dopo, fra cui si annovera la guida dell'auto (vedi il colpo di sonno). Per la precisione, il documento della fondazione parla di trucchi per capire se e come il riposo notturno non è ideale. In parallelo, sono arrivate recenti dritte dell'Assirem, associazione per l'educazione e la ricerca nella medicina del sonno.

Tris di "segreti"

#1. Trenta minuti. Anzitutto, secondo la National Sleep Foundation, occorre addormentarsi entro 30 minuti da quando si è andati a letto e si deve dormire almeno l'85% del tempo di permanenza nel letto. Altrimenti, il letto diventa un nemico, un ostacolo anziché un aiuto; agita invece di conciliare il sonno. Il risultato è che magari ci si agita, si avverte caldo o freddo. Ci si predispone male al riposo notturno, e il giorno dopo si è inevitabilmente stanchi. Anche alla guida di un'auto.​ Come evidenzia il volume "Fisiologia clinica alla guida", Piccin Ed. 2015, i principali problemi​ riguardano i soggetti insonni, con insonnia precoce (non riescono ad addormentarsi) o tardiva (si svegliano troppo presto). Nel 68% dei casi c'è il ricorso ad ansiolitici e benzodiazepine, il cui metabolismo può essere più o meno lungo e condizionare la performance alla guida. Infatti, la sonnolenza alla guida pare essere alla base del 22% degli incidenti (anche se le statistiche sono talvolta diverse a seconda delle fonti).

#2. Relax. Nulla di male, secondo la National Sleep Foundation, se ci si sveglia una volte durante il sonno notturno: magari per fare un piccolo… pit stop in bagno. Nessun problema per i maschietti (è normale a qualsiasi età) né per le signore. Certo, se ci si comincia a svegliare due ma soprattutto tre o più volte, la possibile causa risiede per gli uomini al di sopra dei 55 anni nell'ipertrofia prostatica. L'ideale è cercare di rilassarsi il più possibile prima di andare a letto, così da fare o tutta una tirata o un sonno con una micro-pausa e mettersi freschi in macchina il giorno dopo. Attenzione: il risveglio (o i vari risvegli) non devono però superare i 20 minuti. A quel punto, meglio alzarsi per favorire l'arrivo della stanchezza piuttosto attendere che torni il "treno del sonno": alla larga dal nervosismo.

#3. Di giorno. Guai ai sonnellini diurni, specie se già si soffre di problemi ad addormentarsi di notte: sono controproducenti perché riducono la necessità di sonno la sera. Al massimo solo una breve siesta subito dopo pranzo, non nel tardo pomeriggio. Inoltre sarebbe bene non avere l'ossessione di guardare l'orologio durante la notte: a quel punto è meglio nasconderlo (purché sentiate la sveglia il mattino dopo).

Il problema della apnee notturne

Esiste poi una sindrome particolare: quella delle apnee ostruttive nel sonno (OSAS). È il più frequente tra i disturbi patologici del sonno. Chi ne soffre ha un rischio di incidente stradale da 2 a 7 volte superiore a quello osservato nelle persone sane. Un rischio più che doppio rispetto a quello imputabile all'abuso di alcol e al consumo di tranquillanti o cannabis. Se dopo il riposo notturno vi sentite stanchi, è bene dirlo al vostro medico: parliamo di una situazione che si protrae nel tempo, una stanchezza quasi cronica. Sarà il medico a valutare il caso e, eventualmente, a prescrivere una visita specialistica. Dopodiché potreste anche capire dove sta la causa del problema con una prova specifica: la polisonnografia. Questo test non assolve i problemi respiratori degli "snoring": i russatori che costituiscono, insieme all'obesità, l'80% ​della Sindrome OSAS. Quindi, il rimedio principale è il ricorso agli specialisti di malattie respiratorie, otorinolaringoiatria e cardiologo.

In collaborazione con Aldo Ferrara, professore di malattie respiratorie dell'Università di Siena, Executive Manager dell'A​ssociazione European Automotive Medicine (ERGAM); autore di "Fisiologia clinica alla guida" (Piccin Ed. 2015) e "Fattori biodinamici alla guida" (Agorà & Co, 2008​).

Autore: Redazione

Tag: Da Sapere , salute


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