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Prototipi e Concept

pubblicato il 13 febbraio 2017

Dossier Concept Dimenticate

Porsche Panamericana, la 911 incontra la dune buggy

Presentata nel 1989, aveva un corpo in fibra di carbonio, trazione integrale e motore a cilindri contrapposti

Porsche Panamericana, la 911 incontra la dune buggy
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Anche in lontananza, una Porsche 911 si riconosce sempre. E non importa a quale generazione appartenga, perché sin dagli anni Sessanta la portabandiera del marchio di Zuffenhausen ha mantenuto un'identità ben distinta grazie ad un carattere stilistico molto marcato. Eppure le cose sarebbero potute andare diversamente. La Panamericana, prototipo del 1989 mostrato al Salone di Francoforte, era pronta a mettere in discussione i "punti fermi" del design della 911, apportando le modifiche più radicali mai viste dalla sua prima presentazione.

Family feeling? Sì, ma fino ad un certo punto

Ok, che si tratti di una Porsche non ci sono dubbi. Pensate però a come è cambiata – poco - stilisticamente la 911 in questi decenni e allora si capisce quale tipo di stravolgimenti questa Panamericana avrebbe portato con sé qualora fosse entrata in produzione. L'obiettivo, in effetti, era proprio quello di realizzare un prototipo che "svecchiasse" la linea della 911. Questo significa che la Panamericana non è mai stata pensata per una produzione di serie, anche se, a dirla tutta, il management di Porsche ad un certo punto ha pensato di realizzarla in tiratura limitata. La "familiarità" con i modelli della Casa tedesca comunque era riconoscibile, soprattutto grazie alla forma circolare dei fari, al muso lungo e piatto e alla linea del tetto spiovente che si "accascia" sulle ruote posteriori. Dietro, i fanali erano uniti da un fascione con la scritta "Porsche", un tocco che fa tanto Anni Ottanta. E poi c'è il tetto, una vera "chicca": fatto di una parte in tessuto impermeabile e un'altra in materiale plastico trasparente, era removibile e dava a questa Panamericana l'aspetto intermedio tra una "cabrio" e una "targa".

Leggera e scattante come una vera Porsche

Che fosse pronta alla produzione in piccola serie, lo si capisce anche dal fatto che la Panamericana era perfettamente marciante. Il suo motore, montato posteriormente come testimoniano le griglie di raffreddamento sul cofano, era un sei cilindri da 253 CV (lo stesso della Carrera 4) abbinato ad un cambio manuale a cinque rapporti. La trazione, come si intuisce dalle dimensioni generose degli pneumatici, quasi da fuoristrada, era sulle quattro ruote. Le prestazioni? Degne di una Porsche, considerando che l'intera struttura in pannelli di fibra di carbonio aiutava a contenere il peso. Una scelta progettuale tecnologicamente molto avanti per l'epoca. Per loo 0-100 km/h bastavano appena 5,8 secondi, mentre la velocità massima si fermava a 260 km/h. Insomma, la Panamericana sembrava avere tutte le carte in regola per comportarsi egregiamente su strada. E sicuramente così era, visto che a volere la sua realizzazione è stato nientemeno che Ferry Porsche, il figlio del fondatore Ferdinand Porsche, in occasione del suo 80esimo compleanno.

Autore: Redazione

Tag: Prototipi e Concept , Porsche , auto europee


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