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pubblicato il 10 febbraio 2017

Smog, gli impianti termici emettono 6 volte più CO2 del traffico

Una ricerca dell'Osservatorio Autopromotec rafforza la tesi che i blocchi del traffico sono soluzioni anti smog poco risolutive

Smog, gli impianti termici emettono 6 volte più CO2 del traffico

Le auto sono sempre nel mirino degli enti locali per combattere lo smog. Lo sappiamo bene e i blocchi del traffico sono molto frequenti. Ad essere colpite sono soprattutto le vetture a gasolio (così come in alcune capitali estere, fra cui Parigi), perché presentano maggiori criticità per gli agenti inquinanti (qui vi spieghiamo in dettaglio perché vengono bandite). In molti articoli abbiamo sostenuto che i blocchi del traffico quindi non bastano a risolvere il problema e ad alimentare i dubbi sull'efficacia reale di queste limitazioni alla circolazione ci pensa anche una ricerca dell'Osservatorio Autopromotec (la più specializzata rassegna espositiva internazionale delle attrezzature e dell'aftermarket automobilistico) sulla base di uno studio del Politecnico di Milano. L'analisi si è concentrata su un aspetto preciso: quanto le principali fonti di inquinamento vadano a impattare sulla qualità dell'aria urbana. Andiamo subito al cuore della questione: gli impianti termici per il riscaldamento degli edifici hanno un'incidenza sul totale delle emissioni di CO2 in ambito urbano che è fino a 6 volte superiore rispetto all'incidenza del traffico veicolare.

L'analisi in 5 città

Lo studio è stato effettuato su un campione rappresentativo di 5 città italiane medie e grandi (Milano, Genova, Firenze, Parma e Perugia): il contributo fornito dal settore del riscaldamento da edifici all'inquinamento atmosferico in termini di emissioni di CO2 è pari in media al 64,2% del totale delle emissioni stimate per le città considerate (con punte del 75% a Firenze e del 74% a Milano), contro il 10,2% che proviene dal settore della mobilità e dei trasporti motorizzati. E la restante quota di CO2 (25,6%)? È generata dal settore delle attività industriali.

Come agire per migliorare l'aria

La conseguenza logica è semplice. Come premessa, va detto che per migliorare la qualità dell'aria nelle nostre città oggi è ovviamente necessario focalizzare ancora l'attenzione sul concetto di mobilità sostenibile. Positiva la riduzione del parco circolante più inquinante e la diffusione delle tecnologie innovative a basso impatto ambientale. Naturalmente, ci vorranno ancora sforzi notevoli per la realizzazione di un sistema dei trasporti pienamente sostenibile, promuovendo anche un uso più ampio dei carburanti alternativi e migliorando l'efficienza dei trasporti con soluzioni di spostamento multimodali e di mobilità condivisa. Ma c'è un ma. Gli enti locali paiono dimenticare un'esigenza altrettanto prioritaria: il miglioramento del riscaldamento sostenibile. Servono adottando interventi di riqualificazione energetica, come la sostituzione degli impianti di riscaldamento più vecchi e meno efficienti con impianti più moderni.

Le imprese chiedono la riqualificazione energetica

Sul tema è appena intervenuta Rete Irene (Rete di imprese per la riqualificazione energetica degli edifici), che è sottolinea come una delle principali cause della cattiva qualità dell'aria sia dovuta all'inquinamento da riscaldamento. Quello da traffico rappresenta, infatti, solo una componente rispetto al complesso delle emissioni, dove quello generato da condomini e case ha un peso altrettanto rilevante. "La soluzione l'abbiamo a portata di mano: riqualificare energeticamente il patrimonio edilizio esistente residenziale privato darebbe una svolta importante alla qualità dell'aria, all'economia del nostro paese ed alle tasche delle famiglie". Occorre quindi "diffondere la cultura della riqualificazione energetica coinvolgendo tutte le parti in causa: amministratori di condominio, progettisti, imprese del settore, cittadini e istituzioni". Sulla stessa linea Legambiente, che fa notare come in Italia la spesa pro capite per il riscaldamento della casa sia il 50% più alta rispetto alla media europea e le emissioni primarie di particolato prodotto da impianti domestici e condominiali sono tre volte superiori a quelle dei trasporti: si deve "migliorare l'efficienza energetica degli edifici esistenti attraverso un percorso volto alla riqualificazione integrata sia dell'involucro, sia degli impianti, al fine di rivalutare il patrimonio edilizio esistente, evitare un ulteriore consumo del suolo, migliorare il comfort abitativo e rilanciare l'economia locale".

Bisogna fare in fretta

Che la questione smog sia pressante ce lo ricordano le statistiche sui morti per inquinamento, senza contare le malattie all'apparato polmonare e cardio-circolatorio. Ma si tratta anche di un gravissimo problema dal punto di vista economico: nel 2006 e 2007, abbiamo violato i limiti PM10 in 55 aree dello stivale e dal 2008 siamo rimasti sempre al di sopra dei tetti di sicurezza; e adesso l'Unione Europea pare intenzionata a non darci più tempo per mettere in atto politiche davvero efficaci (anziché i soliti blocchi anti-smog). È in arrivo la "madre di tutte le sanzioni", un miliardo di euro di multa UE ai danni dell'Italia, causa la continua violazione da parte del nostro Paese delle norme sulla qualità dell'aria. Il tutto mentre i costi della politica non paiono scendere di quanto necessario, e mentre si parla di accise di 2 centesimi di euro per trovare le risorse a favore della ricostruzione post terremoto del Centro Italia.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , blocco traffico , inquinamento


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