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pubblicato il 9 febbraio 2017

Dossier Dieselgate, lo scandalo dopo il caso Volkswagen

Dieselgate, Volkswagen minaccia azioni legali contro Piech

Il Gruppo difende Winterkorn, mentre la vicenda si infittisce

Dieselgate, Volkswagen minaccia azioni legali contro Piech
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Il Dieselgate Volkswagen ha tanti aspetti: c’è quello più legato agli automobilisti, con i richiami e i risarcimenti (i primi quasi finiti in Europa e i secondi garantiti solo negli USA); c’è la questione delle multe a livello internazionale; c’è la modifica della strategia per i prossimi anni, che punta tutto sull’elettrico (Strategy 2025) e poi c’è la guerra intestina, quella tra i manager, di ieri e di oggi. In prima fila ci sono Ferdinand Piech e Martin Winterkorn, che prima dello scandalo erano rispettivamente il Presidente del Consiglio di Sorveglianza e il CEO del Gruppo tedesco. Prima agli inquirenti e poi alla stampa Ferdinand Piech avrebbe detto che era “stato informato da una fonte nel febbraio 2015 dell'esistenza delle accuse americane - riporta il Der Spiegel - e ne aveva a sua volta “informato il manager” ovvero Martin Winterkorn. In un comunicato ufficiale il board del Gruppo difende Winterkorn e altri membri del consiglio e comunica che si sta valutando di procedere legalmente contro Piech. Facendo un passo indietro però proprio ad aprile 2015, quasi due mesi dopo quell’ipotetico incontro, Piech aveva lasciato il suo incarico. Capire dov’è la verità spetta agli inquirenti, di seguito la ricostruzione di quei mesi e la risposta odierna del Gruppo.

Il terremoto prima del Dieselgate

Qualunque cosa sia successa, i fatti ci ricordano che ad aprile 2015, Piech si era fortemente scontrato con il top manager che lui stesso aveva messo ai vertici del gruppo nel 2007. In particolare Piech accusava Winterkorn di aver sottovalutato il mercato americano, dove la quota di Volkswagen era scesa al 2% nei primi mesi del 2015, un livello che non si vedeva dal 2009, nonostante la svalutazione dell'euro avesse portato ad un abbassamento dei prezzi di listino. Quella battaglia si era conclusa con le dimissioni di Piech. Il comitato esecutivo si era schierato dalla parte di Winterkorn rinnovando piena fiducia nel suo operato e sancendo allo stesso tempo la fine dell’era Piech. La sua carica passò per un breve periodo a Berthold Huber, membro del consiglio di sorveglianza fino al novembre 2015 e a quel tempo Vice Presidente; oggi pronto a negare le accuse e a dare battaglia legale a Piech (che comunque insieme ai cugini Porsche possiede la maggioranza del Gruppo). Sotto l’era di Berthold Huber, sempre ad aprile 2015, il Gruppo Volkswagen iniziò i piani per una low cost per l’Asia (altro argomento che sarebbe stato al centro dello scontro tra Winterkorn, favorevole, e Piech, contrario). A settembre invece Dieter Poetsch divenne il nuovo Presidente del Consiglio di Sorveglianza del colosso tedesco. Tuttavia proprio quel mese scoppiò lo scandalo Dieselgate e Martin Winterkorn si dimise; iniziò così l'era di Matthias Mueller.

Cosa dice il Gruppo Volkswagen oggi

Nella nota ufficiale si legge che le affermazioni di Piech, “che oltre all’ex ceo coinvolgono anche numerosi membri del passato e dell’attuale consiglio di sorveglianza, sono già state rilasciate da Ferdinand Piech nella primavera del 2016, nell’ambito delle indagini interne sul caso. La versione di Piech - prosegue la nota - è stata analizzata e valutata nel dettaglio dagli esperti dello studio legale Jones Day: non è emersa alcuna evidenza che confermi la veridicità delle dichiarazioni, che sono state definite prive di fondamento. Per questo tutti i membri del consiglio di sorveglianza hanno “respinto con decisione le accuse, definendole false” e si sta valutando la possibilità di condurre azioni legali contro Piech.

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