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pubblicato il 1 febbraio 2017

Emissioni, l'Italia a rischio sanzioni per un miliardo di euro

Il superamento continuo dei limiti è oggetto di un provvedimento dell'Unione Europea

Emissioni, l'Italia a rischio sanzioni per un miliardo di euro

Nuovo anno, vecchi problemi. Nel solo mese di gennaio già nove città italiane hanno superato il limite giornaliero di polveri sottili ammesse, e non di una o due volte, ma addirittura di quindici. In questi giorni la situazione è drammatica soprattutto nel Settentrione, dove si registrano valori di PM10 quattro volte superiori al valore consentito. Insomma, l'anno non inizia nel migliore dei modi e ora dall'Unione Europea arriva la minaccia di una multa che punisce l'Italia, tra le altre cose, per lo sforamento delle emissioni di biossido di azoto, causato per il 40% dal traffico automobilistico. Una multa che, secondo gli esperti, potrebbe facilmente arrivare al miliardo di euro.

La danza della pioggia non serve

Alla sanzione record si potrebbe arrivare considerato che, da metà febbraio, sarà rilasciato il parere motivato dell'Ue, cioè il secondo stadio della procedura di infrazione, relativo ad un procedimento avviato nel 2015 e riguardante il superamento dei livelli di biossido di azoto. Ma non finisce qui, perché a marzo arriverà un secondo parere motivato, questa volta inerente lo sforamento di PM10 a livello nazionale. A quel punto l'Italia avrà due mesi per "rispondere" pianificando e attuando scelte e politiche mirate alla riduzione delle emissioni. A poco servirà aspettare che la perturbazione di turno riporti i valori sotto la soglia d'emergenza, perché il fenomeno delle emissioni inquinanti è una storia che si ripete ormai da tanti anni e che piazza il nostro Paese al terzo posto nella classifica poco gloriosa dei più inquinanti dell'Unione. Non è del resto la prima volta che l'Italia viene sanzionata per non aver rispettato i patti sottoscritti a Bruxelles: già nel 2006 e anche l'anno successivo la Corte di Giustizia ci ha condannato in merito ai limiti di PM10.

I blocchi del traffico? Utili fino ad un certo punto

Com'è ovvio, non tutte le zone d'Italia sono inquinanti ed inquinate allo stesso modo. La maglia nera spetta a Lombardia e Piemonte, che soffrono a causa della densità della popolazione, delle realtà industriali e della produzione agricola. Sì, perché a dire il vero lo smog prodotto dalle auto, per quanto molto dannoso, è solo una parte del problema, visto che la metà delle emissioni sottili proviene dai sistemi di riscaldamento domestico e che, come abbiamo appurato, i valori delle particelle nocive non si abbassa nei giorni successivi ai blocchi del traffico. Non c'è dubbio, però, che impedire la circolazione nei centri urbani sia la cosa più veloce e semplice per le amministrazioni comunali, che anzi spesso ne approfittano per "fare cassa" multando i trasgressori con vari provvedimenti. Quello che serve, in realtà, è una strategia complessa e per certi versi impopolare, che preveda sì la riduzione del traffico cittadino, ma anche una lotta seria e costante all'inefficienza energetica in generale. Resta il fatto che, come già detto, intervenire sulla mobilità privata è il sistema più rapido. Quindi gli abitanti dei centri più grandi devono aspettarsi altri provvedimenti in questa direzione, forse con restrizioni maggiori e tempistiche ancora più serrate. O, ancora, potrebbero venire approvate soluzioni simili a quelle che si stanno diffondendo un po' in tutta Europa. A Parigi, ad esempio, l'amministrazione ha deciso di adottare un sistema di bollini colorati che identifichino la classe inquinante dei veicoli circolanti. Entro il 2025, invece, ha già annunciato che il centro città sarà chiuso alle auto a gasolio, e lo stesso vale per Atene e Madrid. La Germania invece ha deciso di far pagare il pedaggio autostradale e, ovviamente, chi inquina di più, paga di più.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , blocco traffico , inquinamento , unione europea


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