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pubblicato il 1 febbraio 2017

Tesla, perché ad Elon Musk conviene stare con Donald Trump

Dagli incentivi all’acquisto all’infrastruttura di ricarica, ecco perché Trump potrebbe tornare “utile”

Tesla, perché ad Elon Musk conviene stare con Donald Trump
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Tutti contro Trump. I big dell’economia americana, quelli che si occupano di hi-tech ma non solo (Google e Facebook, ma anche Starbucks, solo per citarne tre), hanno espresso più o meno fortemente la propria contrarietà ai primi provvedimenti Trump, in particolare quello che ha messo nel mirino l’immigrazione da 7 Paesi islamici. Tutti i big tranne uno: Elon Musk, boss di Tesla. La sua è una “mancanza” che stupisce, disorienta e in un certo senso un po’ delude, anche, soprattutto i suoi fan. Sì perché uno come Elon Musk, che ha sempre fatto delle battaglie ambientaliste una bandiera, non “può” (secondo alcuni) sedere al tavolo delle trattative insieme a Donald Trump.

L’interesse economico prima di tutto

Fatta la premessa, non bisogna dimenticare una cosa: Musk è prima di tutto un imprenditore e il dialogo con Trump diventa ogni giorno più importante. Per Tesla, oltre che per il progresso dell’auto elettrica in generale. Sì perché sarà pur vero che una personalità del calibro del co-fondatore, tra le altre, di Pay Pal e di SpaceX (Musk, appunto), sa camminare con le proprie gambe, ma è anche vero che senza un aiuto governativo non vai da nessuna parte, se di mestiere produci delle automobili elettriche. Insomma, devi saperti muovere anche dentro le dinamiche di un’amministrazione che più lontana dai tuoi interessi e punti di vista non potrebbe essere, ma che con le giuste “leve” - leggi: posti di lavoro negli USA - potrebbe rivelarsi un alleato forte.

Un sottile equilibrio

Innanzitutto, la politica energetica. A capo dell’EPA (l’agenzia statunitense che si occupa di ambiente), Trump ha messo un noto negazionista delle teorie del riscaldamento globale come Scott Pruitt. Pochi giorni dopo, in occasione della famosa colazione di lavoro coi numeri 1 di FCA, Ford e GM, Trump stesso ha affermato che le politiche di contenimento delle emissioni e dei consumi sono fuori controllo. Tutto il contrario, insomma, di quello che Elon Musk avrebbe voluto sentire, lui che ha sempre sostenuto l'esigenza di un cambio radicale delle nostre abitudini, a partire dal modo di muoverci, per tutelare l'ambiente. Fra tutti i big dell’industria dell’hi-tech americano, però, Musk è quello che meno si è esposto contro l’ultima misura di Trump, ovvero il bando all’immigrazione proveniente da 7 Paesi islamici.

Sulla Terra e nello spazio

Il perché è facile intuirlo: non solo Elon Musk e la sua SpaceX lavorano a stretto contatto con la NASA, ma rimanere all’interno dello Strategic and Policy Forum (il “collegio” di 19 personalità di alto livello voluto da Donald Trump per consigliarlo in merito alle tematiche economiche e lavorative), vuol dire poter far “pesare” a Trump il fatto che la produzione di Tesla (e della nuova Gigafactory, nella gallery) è tutta all’interno degli Stati Uniti, e di conseguenza anche i posti di lavoro ad essa legati; tematica, questa, molto cara al nuovo Presidente… Nel concreto, un “occhio di favore” da parte di Trump verso la Tesla si potrebbe tradurre in incentivi sull’acquisto di auto elettriche (magari solo nei confronti di quelle prodotte negli USA, per rimanere coerente con se stesso…), oppure in qualche aiuto nella creazione/rafforzamento dell’infrastruttura di ricarica. Insomma, comunque la si metta, Elon Musk ha bisogno di Donald Trump. E forse anche Trump potrebbe aver bisogno di Musk come “lavatrice” della sua coscienza ecologica, ma sul fatto che il neo-Presidente avverta questa necessità nessuno può mettere la mano sul fuoco. 

Donald Trump incontra i Big dell'Hi-Tech

Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, incontra alla Casa Bianca i manager più influenti nel mondo della tecnologia. Tra loro, Elon Musk, il numero uno di Tesla.

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Tag: Attualità , Tesla Motors , auto americane , auto elettrica , usa


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