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Prototipi e Concept

pubblicato il 30 gennaio 2017

Dossier Concept Dimenticate

Maserati Buran, l'ammiraglia per l'America

La portabandiera del Tridente secondo Giugiaro univa una carrozzeria da monovolume all'abitacolo di una limousine

Maserati Buran, l'ammiraglia per l'America
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Al Salone di Ginevra dell'ormai lontano 2000, Italdesign presentava al mondo la propria interpretazione di berlina di lusso, la Maserati Buran. Accantonata l'idea di una carrozzeria da coupé così come quella da SUV (che in quegli anni già andavano di moda), il lavoro del team di designer capitanata da Giorgetto Giugiaro si è concentrato sullo sviluppo di una limousine d'alta gamma con le forme di una monovolume. Un prototipo, quello della Buran, che non ha però convinto appieno i vertici di Maserati e infatti, nel 2003, sul mercato è arrivata la quinta serie della Quattroporte, disegnata da Pininfarina.

Lusso da ammiraglia, linea da MPV

Chiamata con il nome di un vento che soffia in Siberia, la Maserati Buran aveva dimensioni imponenti ma non estreme. Lunga cinque metri, larga quasi due e alta 1,63, prometteva un'abitabilità da limousine grazie alle forme della carrozzeria che si rifacevano ai modelli classici di inizio Novecento. L'obiettivo di Giugiaro era quella di sviluppare un'auto di lusso che infondesse sicurezza e robustezza alla sola vista e che fosse in grado di soddisfare non solo le esigenze dei business man che necessitavano di un ufficio su ruote ma anche di quelle famiglie che ricercavano lusso e sportività. "Non volevamo proporre il solito SUV", ha dichiarato il Numero Uno di Italdesign, "e neanche un classico fuoristrada. Avendo però capito che la formula di un veicolo alto sarebbe stata quella vincente, siamo partiti da qui per sviluppare un concept originale". E tutto si può dire fuorché il fatto che questa Buran non sia originale. Il frontale è squadrato, a differenza di tutto il resto della carrozzeria: l'iconica griglia anteriore è pressoché rettangolare, così come la bocca inferiore scavata all'interno del paraurti che integra a sua volta tre prese d'aria. I piccoli gruppi ottici erano composti da due elementi, uno dei quali seguiva la forma del paraurti anteriore per poi allungarsi verso la linea di cintura, che a sua volta terminava dando il profilo ai grossi fanali verticali.

Tanto comoda quanto potente

Quello che però più caratterizzava questa Maserati Buran erano le soluzioni studiate per migliorare la praticità e la sfruttabilità dell'ampio abitacolo. Per cominciare, al posto dei classici sportelli, dietro c'erano due ampie portiere scorrevoli (ovviamente ad azionamento elettrico) che consentivano di salire e scendere dall'ammiraglia in tutta comodità. Al vano bagagli, invece, si accedeva tramite un portellone, anche questo elettrico, che non integrava il lunotto di vetro e che si alzava verticalmente: in questo modo gli occupanti dei sedili (o meglio, poltrone) posteriori non venivano esposti all'aria esterna in caso di temperature basse o di intemperie. Dentro, com'è logico aspettarsi per una Maserati, niente è stato lasciato al caso: materiali di altissima qualità come legno, metalli e pellami si mixavano a livello artigianale per offrire agli occupanti un ambiente lussuoso ed esclusivo. Infine, sotto il cofano della Buran, trovava spazio un poderoso otto cilindri da 3,2 litri montato longitudinalmente capace di erogare 370 CV. La trazione era sulle quattro ruote per migliorare la sicurezza e la stabilità. La Buran, progettata e sviluppata al Centro Stile di Moncalieri, è stata assemblata interamente in uno stabilimento in California. Questo perché l'ammiraglia-monovolume Maserati era stata pensata per far breccia sul mercato statunitense, tipicamente amante delle vetture extra-large. Un mercato che solo ora, a distanza di diciassette anni, la Casa del Tridente ha "aggredito" con l'arrivo della Levante.

Si ringrazia la gentile collaborazione di Italdesign

Autore: Redazione

Tag: Prototipi e Concept , Maserati , auto italiane


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