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Attualità

pubblicato il 20 gennaio 2017

Dossier Carburanti alternativi

Idrogeno, sogno o già realtà? Ecco le auto che guideremo

I prodotti non costano poco, ma ci sono e, se ci fosse un minimo di infrastruttura, potrebbero cominciare a circolare

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L’idrogeno è un futuro possibile. Ce lo sentiamo dire da molti anni, ma negli ultimi giorni sono arrivati segnali importanti: nonostante le case automobilistiche siano concentrate su ibrido ed elettrificazione, il sfruttare l’elemento più diffuso in natura rimane l’obiettivo finale per produrre energia anche per chi problemi di petrolio non ne ha, come Abu Dhabi. È l’obiettivo dichiarato del Giappone, l’Hydrogen Council costituitosi a Davos è un ulteriore segnale e anche l’Italia finalmente si muove, ma la realtà è che l’unica stazione di rifornimento vera per l’idrogeno si trova a Bolzano.

Hyundai, apripista in Italia

Ma ci sono prodotti davvero pronti per essere acquistati e guidati nella guida di tutti i giorni? E quale sarà il ruolo dei costruttori nel processo di costruzione di una rete di produzione e distribuzione dell’idrogeno? In Italia non ci sono auto ad idrogeno ufficialmente e listino. L’unica a commercializzarle "ad personam" è la Hyundai con la ix35, dotata di un motore da 100 kW, dalle buone prestazioni (160 km/h, 0-100 km/h in 12,5 s.) e con un’autonomia di 594 km. Il bagagliaio scende da 591 a 465 litri, ma l’abitabilità è intatta. In Italia ne sono state vendute una dozzina e un prezzo di listino non c’è poiché vengono cedute con formule di noleggio tarate, come è normale in questi casi, in base alle unità richieste, ai km e ad altro, ma la quotazione orientativa è di 50-60mila euro. Al Salone di Ginevra sarà presentato un modello di nuova generazione. C’è da attendersi una crescita di prestazioni e autonomia con un calo del prezzo al pubblico ma, al momento, non cambierà la politica commerciale.

Honda, prima nel tempo e nell’autonomia

Honda ha la sua Clarity, ultima evoluzione di una lunga serie di modelli dalla FCX in poi che nel 2002 fu la prima auto ad idrogeno a ricevere negli USA – dall’ente federale EPA e in California dal CARB - l’omologazione a circolare ed essere commercializzata. La Clarity è una berlina lunga 4,91 metri dotata di un motore da 130 kW, uno stack che produce fino a 103 kW e una batteria tampone agli ioni di litio. È comoda per 5 e ha un bagagliaio da 361 litri. In Giappone costa 7,66 milioni di Yen pari a circa 63,300 euro ed è omologata per un’autonomia di 750 km grazie al serbatoio a 700 bar. Negli USA è commercializzata a 369 dollari per 36 mesi con un anticipo di 2.868 dollari, compresa una carta di rifornimento che vale fino a 15mila dollari in idrogeno, ed è omologata per 366 miglia (589 km). Le uniche 6 Clarity in Europa sono dislocate per un programma sperimentale a Londra e Copenaghen e, al momento, non è in programma la commercializzazione in Europa mentre sono state già annunciate una versione elettrica e una ibrida plug-in.

Mercedes pronta ad andare alla spina

Anche Mercedes è tra i pionieri dell’idrogeno avendolo applicato a numerosi tipi di veicolo anche commerciale, ma il prossimo passo sarà la GLC F-Cell plug-in hybrid, la prima auto ad idrogeno che non utilizza solo l’energia elettrica prodotta dallo stack, ma anche quella presa dalla spina. La batteria da circa 9 kW basterà da sola a dare 50 km dei complessivi 500 km di autonomia previsti. Anche lei avrà il serbatoio a 700 bar e dunque sarà possibile completare il rifornimento in 3 minuti. L’arrivo è previsto entro il 2017, ma è praticamente certo che la vendita seguirà canali non ordinari e non ci saranno né un prezzo di listino vero né una rata di leasing o di noleggio visibile a tutti.

A listino in Europa, ma non (ancora) in Italia

La Toyota Mirai è, al momento, l’unica auto ad idrogeno a listino in Europa, anche se in pochi paesi. Lunga 4,89 metri, ha un motore da 113 kW, fa lo 0-100 km/h in 9,6 secondi e raggiunge 178 km/h. Va anche lei a 700 bar e costa 66.000 euro (tasse escluse), negli USA costa invece 57.500 dollari oppure 349 dollari per 36 mesi con un anticipo di 2.499 dollari, 3 anni di assistenza e idrogeno gratis. L’autonomia omologata è di 312 miglia pari a 502 km. In Giappone costa invece 6,7 milioni di yen (poco più di 55mila euro) con un’autonomia di circa 650 km. La pubblicazione del decreto (in attesa che la legge sia approvata) di fatto sblocca il sales plan di Toyota Motor Italia che dunque potrebbe decidere dare il via alle vendita della Mirai anche nel nostro paese concentrandosi dapprima nell’area di Bolzano e poi Venezia dove la casa ha firmato un piano di mobilità integrata che include anche l’idrogeno e la realizzazione di un impianto dedicato.

L’evoluzione negli ingombri e nei costi

In generale, i progressi su questa tecnologia sono stati enormi e ne sono possibili di ulteriori. Per il primo veicolo ad idrogeno (L’Electrovan di General Motors) nel 1966 fu necessario prendere un furgoncino e occupare tutto il vano di carico per lo stack di celle a combustibile, oggi bastano 35-40 litri e l’utilizzo molto minore di metalli nobili ha abbattuto i costi di 10-20 volte. C’è stato poi il superamento virtuale di problemi legati all’accumulo di umidità che portava alla formazione di ghiaccio a basse temperature. Oggi -30 °C non fanno paura. Con l’arrivo dei serbatoi a 700 bar, il rifornimento impiega solo 3 minuti e può essere fatto da soli senza problemi e con la fibra di carbonio si riescono a realizzare serbatoi che resistono a fuoco, proiettili e a pressioni superiori più di 2 volte quelle richieste.

Prima l’uovo o la gallina? La gallina c’è…

L’auto di idrogeno dunque è vera, produce da sola l’elettricità che le serve e scarica solo vapore acqueo. Le auto dunque sono pronte e, se non sono ancora a buon mercato, offrono tanti benefici, ma per rendere l’idrogeno realtà ci vuole un sistema di produzione, distribuzione e stoccaggio non facile da realizzare, ma che può offrire potenzialità enormi anche per i sistemi energetici domestici ed industriali.

Autore: Nicola Desiderio

Tag: Attualità , carburanti alternativi


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