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Retrospettive

pubblicato il 22 gennaio 2017

Audi, 16 anni di successi a Le Mans

Storia di tredici vittorie nella gara di durata più prestigiosa al mondo. E di un clamoroso addio

Audi, 16 anni di successi a Le Mans
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Era già tutto pronto, invece non se ne farà nulla. L’arma per la conquista della 24 Ore di Le Mans numero 14, l’Audi R18 2017, era già fatta e finita, invece i grandi capi hanno detto stop. Fine dei giochi. Fine di una bellissima storia incominciata nel 2000 e nella quale anche la bandiera italiana è stata tra le protagoniste, grazie a Emanuele Pirro e a Dindo Capello, purtroppo anche a Michele Alboreto, ma non solo a loro. Il motivo che ha portato alla clamorosa decisione del ritiro, come si è detto e scritto più volte, è il Dieselgate del Gruppo Volkswagen (di cui Audi fa parte), che ha portato non solo a un taglio dei bilanci destinati alle corse “vecchio stile” - lo stesso destino dello squadrone Audi lo ha conosciuto quello della Volkswagen nel mondiale WRC - ma anche a un ripensamento della destinazione delle somme rimaste disponibili. Tradotto: Audi si è tolta dal mondiale endurance e ha deciso di misurarsi nella Formula E (elettrica), come a voler levarsi (e lavarsi) di dosso lo scandalo legato alle emissioni dei motori diesel. Tutto ciò non cancella però le pagine di storia scritte da Audi nel grande libro del motorsport. Pagine che andiamo a riassumere nelle righe che seguono.

Un marchio in cerca di gloria

Siamo nella seconda metà degli Anni 90 e Audi si trova nella fase decisiva della sua rincorsa a BMW e Mercedes. Il prodotto c’è, non ha nulla da invidiare a quello dei concorrenti - anzi, spesso è anche superiore, dal punto di vista della qualità costruttiva - e manca solo quel qualcosa nella percezione dell’automobilista, del potenziale cliente. Audi ha una storia sportiva di tutto rispetto alle spalle, nei rally Anni 80 e nei Campionati Turismo nazionali (in quello italiano, per esempio, grazie alla 80 e alla A4), senza contare la Pikes Peak, l’IMSA e le mitiche Auto Union Anni 30. Ma non basta. A Ingolstadt individuano nelle competizioni a ruote coperte la categoria ideale per dare la spinta definitiva al marchio; anzi, nella 24 Ore di Le Mans. Sì perché si può ben dire che l’endurance è ben più che la sola corsa nella Sarthe, ma tutti sanno che una vittoria nella 24 ore più famosa al mondo val bene una stagione di corse. E per lo stesso motivo, tra il 1995 e il 2000, nelle varie classi LMP1 e LMP2, GT1 e GT2, in pista ci sono praticamente tutti: BMW, Ferrari, McLaren, Mercedes, Nissan, Panoz, Porsche, Toyota…

Le prove generali nel 1999

Per vincere, nelle corse automobilistiche, i soldi in quantità infinita non bastano. Ci vogliono esperienza, uomini giusti, umiltà. Audi approccia esattamente così il suo esordio nel mondiale endurance, al punto che mette in cantiere due versioni della sua R8: una barchetta e una coupé, che devono sottostare a regolamenti tecnici differenti. La prima è costruita dalla Dallara e viene portata in pista dal team Joest Racing. La seconda - R8C - viene invece commissionata alla RTN (Racing Technology Norfolk). In comune, le due R8 hanno il telaio in fibra di carbonio e il motore V8 biturbo 3.6. E’ ovviamente molto diversa l’aerodinamica, visto che una ha il tetto e l’altra no: la barchetta è pronta per prima e debutta alla 12 Ore di Sebring (che vincerà già nel 2000 e poi ancora nel 2001 guidata da Alboreto, Aiello e Capello) del ’99, dove coglie un terzo posto e mostra un grande potenziale. A Le Mans, le R8R gestite dalla Joest Racing sono nona e undicesima in griglia e terza e quarta in gara. Va peggio alle R8C a causa di problemi di stabilità alle alte velocità e di affidabilità.

Nel 2000 nasce l’R8. Ed è subito trionfo

Alla luce di quanto raccolto nel 1999, per la stagione 2000 si decide di puntare sulla barchetta: oltre alla già citata vittoria a Sebring, Audi trionfa alla 24 Ore di Le Mans monopolizzando il podio. Vince l’equipaggio Biela/Kristensen/Pirro, che chiude ai compagni di squadra Aiello/McNish/Ortelli e Abt/Alboreto/Capello. L’R8 vince ancora la 24 Ore di Le Mans nel 2001 (Biela/Kristensen/Pirro), nel 2002 (Biela/Kristensen/Pirro), nel 2004 (Ara/Capello/Kristensen) e nel 2005 (Kristensen/Letho/Werner). Nel palmares della tedesca, anche se solo i più appassionati se li ricordano, ci sono inoltre 7 titoli consecutivi (dal 2000 al 2006) nell’American Le Mans Series, la vittoria dell’European Le Mans Series nel 2001 e della Le Mans Series nel 2004.

Dal 2006 si va a gasolio

Il dominio dell’Audi non piace tantissimo ai francesi che organizzano la 24 Ore di Le Mans: l’Automobile Club de l’Ouest (ACO) studia dunque alcune modifiche ai regolamenti per cercare di arginare lo strapotere tedesco. In conseguenza di ciò, Audi nel 2006 presenta la R10 TDI. Così come la R8, anche la R10 ha carrozzeria barchetta, ma le analogie si fermano qui. Il telaio, sempre in carbonio, è realizzato al 90% in casa (non più quindi da Dallara); varia inoltre l’aerodinamica, il passo e soprattutto dietro le spalle dei piloti c’è ora il motore biturbodiesel 12 cilindri a V da circa 700 cavalli e oltre 1.100 Nm di coppia. Mostruoso, come i risultati della R10, che al debutto taglia per prima il traguardo alla 12 Ore di Sebring del 2006 (dopo aver siglato la pole position). Poco tempo dopo l’R10 TDI gestita dal Team Joest e affidata a Biela/Werner/Pirro taglia per prima la bandiera a scacchi della 24 Ore di Le Mans, mentre l’altra R10 di Capello/Kristensen/McNish è terza. La stagione successiva è ancora dominata dalla R10 TDI, anche se la rivalità con la nuova Porsche RS Spyder la mette a dura prova, soprattutto nelle gare americane. Non solo: nel 2007 arriva anche Peugeot, con la 908 HDi: turbodiesel come Audi. Detto questo, l’R10 TDI è prima a Le Mans per la seconda volta e poi anche una terza, nel 2008, andando così in pensione imbattuta; per la stagione 2009 i Quattro Anelli hanno preparato la R15 TDI.

Da 12 a 10 cilindri, sempre turbodiesel

Assodato che il gasolio è il carburante vincente a Le Mans, in Audi riducono però il numero di cilindri da 12 a 10. Resta invariata la cilindrata di 5,5 litri, mentre la potenza supera i 600 CV: è inferiore rispetto a quella della R10 a causa di restrizioni regolamentari. Altra novità è la batteria al litio per l’alimentazione dell’impianto elettrico ma è soprattutto l’equilibrio dinamico a essere nettamente migliore rispetto a quello della R10, grazie al motore più compatto e spostato verso il centro della vettura. Il debutto alla 12 Ore di Sebring nel marzo 2009 è vincente e tutti si aspettano che la storia continui a Le Mans, dove però c’è il risveglio dell’orgoglio francese: a vincere la 24 Ore della Sarthe è infatti la 908 HDi FAP. Nel 2010 arriva la R15 TDI Plus, che vince la 8 Ore di Le Castellet davanti all’Aston Martin, ma soprattutto monopolizza il podio della 24 Ore di Le Mans, dopo che la Peugeot vede ritirarsi tutte e tre le sue auto ufficiali schierate. L’Audi R15 TDI Plus chiude la sua carriera a Sebring, vincendo la 12 Ore nel 2011. Ma è già tempo di cambiare…

Con l’R18 TDI si passa alla carrozzeria coupé

Il mondo delle competizioni va sempre più verso l’efficienza e l’ACO, per la stagione 2011, inserisce nuove regole volte a tagliare i consumi: ecco perché la R18 TDI ha la più aerodinamica carrozzeria chiusa, motore turbodiesel V6 e cilindrata ridotta a 3,7 litri. Il telaio è monoscocca mentre il cambio adotta attuatori elettrici al posto di quelli idraulici. Il debutto avviene alla 6 Ore di Spa-Francorchamps con un 3°, 4° e 5° posto dietro le Peugeot 908. Nell’appuntamento che più conta, a Le Mans, l’R18 TDI dell’Audi Sport Team Joest conquista la vittoria con Fassler/Lotterer/Treluyer, davanti a tre Peugeot 908.

Nel 2012 arriva l’ibrido

La stagione 2012 vede la nascita del FIA World Endurance Championship (noto come WEC). Per quello che riguarda la R18, fa clamore l’arrivo del modulo ibrido che affianca il motore a combustione: ecco la R18 TDI e-tron quattro. Il motore elettrico, posizionato davanti, comanda le ruote anteriori, creando facendo della R18 un’auto a trazione integrale, senza però l’albero di trasmissione tra i due assi. Nella massima categoria, l’LMP1, Audi inanella un successo dietro l’altro - 24 Ore di Le Mans compresa - nonostante la concorrenza della temibilissima Toyota TS030 Hybrid. Dato l’altissimo livello di competitività, per il 2013 vengono apportati solo piccoli miglioramenti al l’R18 e-tron quattro, che infatti stravince nuovamente il campionato WEC e la 24 Ore di Le Mans.

Il vincolo dei consumi

Così come in F1, anche nel WEC, nel 2014, la FIA introduce la regola della limitazione di consumo, norma che spinge incredibilmente nella direzione dell’esasperazione delle soluzioni ibride. Di conseguenza, anche la R18 viene rivista pesantemente: i sistemi ibridi diventano due: una Motor-Generator-Unit (MGU, come in F1) che recupera energia in frenata e una sovralimentazione elettrica con la turbina collegata a un motore elettrico. La stagione del WEC vede il predominio Toyota, che si aggiudica il titolo Piloti e Costruttori e il crescendo prestazionale della Porsche. E’ però Audi che si porta a casa il risultato più ambito, la vittoria nella 24 Ore di Le Mans. Per la tredicesima e ultima volta. Nel 2015 e 2016 la R18 è ancora molto competitiva, ma è Porsche ad aggiudicarsi la 24 Ore più importante al mondo. Il resto è storia. Da museo.

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Tag: Retrospettive , Audi , auto europee , le mans


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