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pubblicato il 17 gennaio 2017

BMW non teme le minacce di Trump

Il Gruppo tedesco finirà la costruzione dello stabilimento in Messico e “aggirerà” il problema tasse

BMW non teme le minacce di Trump
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Il 35% non è una percentuale che spaventa i tedeschi di BMW, anche se si tratta della tassa che il Presidente eletto degli Stati Uniti, Trump, ha minacciato di applicare a ogni auto importata dal Messico e che, di fatto, metterebbe fuori mercato tali veicoli. La replica da parte di BMW alle dichiarazioni di Donald Trump, rilasciate in occasione di un’intervista alla Bild, non si sono fatte attendere molto. Se a caldo da Monaco si sono limitati a replicare che loro negli Stati Uniti si sentono come a casa - dando peraltro lavoro a 70.000 persone - ieri sera hanno specificato meglio quali sono i piani per il futuro. Se davvero Trump ha intenzione di applicare questa tassa per le auto prodotte a San Luis Potosi, BMW adeguerà la produzione e la destinazione dei prodotti.

In altre parole, il senso è: non ti “piacciono” le auto prodotte in Messico? Ti mandiamo quelle prodotte in Germania, per esempio. Il bello è che non si tratterebbe del primo cambiamento di questo genere per BMW, così come per altri grandi gruppi. Rimanendo in casa BMW, è già successo negli anni Novanta, quando Bill Clinton firmò l’African Growth and Opportunities Act, in base al quale le aziende africane avevano libero accesso al mercato a stelle e strisce. Un provvedimento in seguito al quale lo stabilimento di Rosslyn (Sud Africa) - che fino a quel momento produceva Serie 3 per i mercati con guida a destra - fu convertito per la produzione destinata agli Stati Uniti. Lo stesso potrebbe succedere tra qualche tempo con la produzione messicana di Serie 3, che inizialmente era destinata agli USA e che potrebbe esser allocata altrove, con conseguenti "aggiustamenti" sullo scacchiere degli impianti BMW nel mondo. 

 

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Tag: Attualità , Bmw , auto europee , produzione , usa


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