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pubblicato il 16 gennaio 2017

Trump minaccia BMW con "dazi" del 35%

La misura colpirebbe le auto prodotte in Messico e vendute negli USA

Trump minaccia BMW con "dazi" del 35%
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Trump “minaccia” anche BMW, dopo aver già messo nel mirino Ford, GM, Toyota… Il protezionismo del presidente eletto americano dilaga; un concetto che sembrava superato, nell’epoca della globalizzazione, e che invece pare una delle ricette economiche della nuova amministrazione USA. Un paradosso, se si pensa che proprio gli Stati Uniti sono sempre stati considerati la patria del liberalismo. Invece, il Presidente eletto Donald Trump ha già minacciato - per ora solo via social o indirettamente in qualche intervista - le aziende che producono nel vicino Messico.

Un impianto d’eccellenza

L’ultima, in ordine di tempo, è appunto BMW, messa di fronte alla possibilità di una tassa del 35% per ogni veicolo importato dal nuovo stabilimento in costruzione a San Luis Potosì: un bel problema per il Gruppo tedesco, che proprio qui ha programmato la produzione della futura generazione di Serie 3 (prodotta anche in Germania e Cina) e che, in quest’ottica, ha pianificato un investimento per ottenere un impianto d’eccellenza. Ora è tutto da vedere se i tedeschi “cederanno” come hanno fatto gli americani di Ford, che proprio a San Luis Potosì avevano a loro volta quasi iniziato i lavori per un nuovo impianto, dirottando poi le risorse verso l’ampliamento della fabbrica di Flat Rock, in Michigan. Per BMW la questione è più difficile, perché i lavori sono già a buon punto, tanto che sono già iniziate le assunzioni e i corsi al personale: la nuova Serie 3 sarà pronta per la catena di montaggio nel 2018.

Liberale sì, ma non per forza. Parola di Trump

Per chiarire la propria posizione, Trump ha aggiunto di essere favorevole al libero scambio, ma non ad ogni costo. Non si è fatta attendere troppo la replica da Monaco, che ha fatto sapere: “Noi di BMW siamo di casa negli Stati Uniti, come testimoniano le 70.000 persone che, direttamente o indirettamente, lavorano per noi nel Paese”. Allo stato delle cose, dunque, BMW parrebbe intenzionata a tenere il punto, anche perché - salvo colpi di scena - non ha molte alternative. Per la cronaca, in cambio dell’investimento pari a un miliardo di dollari in Messico (per 1.500 posti di lavoro) entro il 2024, BMW ha ottenuto un incentivo diretto di 236 milioni e non pagherà tasse statali né locali per 10 anni. Il tutto, si somma al basso costo del lavoro in Messico rispetto a quello negli USA.

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Tag: Attualità , Bmw , auto europee , produzione , usa


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