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pubblicato il 13 gennaio 2017

Caso emissioni FCA, è Dieselgate o no?

Marchionne rifiuta il paragone con Volkswagen, ma bisogna aspettare le indagini dell'EPA

Caso emissioni FCA, è Dieselgate o no?

"Pissed off". Non ha bisogno di traduzione la reazione di Sergio Marchionne alle notizie che accostano al caso Dieselgate Volkswagen le accuse lanciate dall'EPA (Environmental Protection Agency) a Fiat Chrysler. Ieri l'agenzia per la protezione dell'ambiente statunitense ha comunicato a FCA di aver rilevato una violazione del Clean Air Act, perché il gruppo italoamericano avrebbe nascosto la presenza di software per il controllo delle emissioni di ossidi di azoto (NOx) sui motori 3.0 litri diesel di 104.000 tra Jeep Grand Cherokee e Dodge Ram 1500 venduti negli USA dal 2014.

Marchionne: Niente d'illegale

Il contrattacco dell'amministratore delegato FCA è stato immediato: ha convocato in fretta una conference call con la stampa e ha contestato con toni molto accesi le accuse dell'EPA, affermando che Fiat Chrysler stava collaborando attivamente con l'agenzia e pianificava un aggiornamento dei software sotto accusa per venire incontro alle richieste dell'EPA. Sergio Marchionne ha manifestato il suo fastidio per il modo in cui a suo avviso l'agenzia statunitense ha gestito il caso. "Non abbiamo fatto niente d'illegale", ha detto, aggiungendo che in FCA non c'è mai stata l'intenzione di aggirare i test e bollando la questione come "senza senso".

Software di controllo o defeat device?

Marchionne ha contestato soprattutto i paragoni con il caso Volkswagen. Il CEO di Fiat Chrysler ha sostenuto che la controversia con l'EPA non riguarderebbe un "defeat device" installato appositamente per aggirare i test sulle emissioni (come nel caso dei motori 2.0 litri EA189 del gruppo tedesco), ma la presenza e la comunicazione non completa alle autorità di software ausiliari di controllo, che possono essere utilizzati dai costruttori per proteggere i motori in determinate condizioni. Pur con toni diversi e con l'esplicita accusa ai veicoli Fiat Chrysler di inquinare più del consentito, questa è anche - almeno per ora - la posizione ufficiale dell'agenzia USA per la protezione dell'ambiente, la quale ha dichiarato che alle ipotesi di violazione seguiranno indagini sulla legittimità degli 8 dispositivi FCA e sulla loro natura o meno di "defeat device" illegali.

Non è (ancora) FCAGate

Sulla base delle informazioni disponibili, quindi, le accuse che riguardano le emissioni dei diesel Fiat Chrysler non hanno ancora assunto i contorni del Dieselgate relativo ai 2.0 TDI Volkswagen della famiglia EA189. Le premesse, piuttosto, ricordano quelle dei 3.0 litri V6 diesel del gruppo tedesco, montati su berline e SUV Audi, Porsche Cayenne e Volkswagen Touareg. Qui EPA e CARB (California Air Resources Board) misero sotto inchiesta tre sistemi ausiliari di controllo delle emissioni non dichiarati come previsto dalla legge, di cui uno risultò poi un "defeat device" illegale, progettato da Audi per ridurre di proposito le emissioni durante i test. La differenza tra le due categorie di dispositivi è sottile ma decisiva, come lo è quella tra colpa e premeditazione. FCA e Marchionne negano fermamente la presenza di "defeat device", bisogna vedere se l'EPA sarà d'accordo. Non è ancora FCAGate, insomma.

Autore: Andrea Fiorello

Tag: Attualità , auto italiane , inquinamento


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