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Retrospettive

pubblicato il 8 gennaio 2008

Mercedes T80

Sogni di gloria

Mercedes T80
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Lo stupore che accompagna oggi la nascita di un'auto ridondante di tecnologia, fa gridare ai più al miracolo dimenticando che in un lontano passato, quando ancora si può parlare di pionierismo dell'automobile, giravano idee, concezioni e progetti che nulla hanno a che invidiare con certe creazioni dell'automobilismo moderno. Anzi, si può dire che quell'epico periodo fu ancora più affascinante considerato il livello di conoscenza. Iniezione diretta, trazione integrale, sovralimentazione, effetto suolo: c'erano già oltre 70 anni fa e alimentavano le discussioni, gli studi e le speculazioni di tutti.

Il sogno (nemmeno tanto tale), di un pilota famoso, il genio ingegneristico di una delle menti più prolifiche dell'epoca e il delirio di onnipotenza di una macchina di morte la cui cieca violenza poté essere seconda, forse, solo a quella del demonio in persona. Hans Stuck, Ferdinand Porsche, Adolph Hitler: l'incontro di questi tre vertici fu, nei pressi della nuova caduta nel baratro per la gran parte del pianeta, il contesto in cui prese vita il progetto "T80" , quello relativo alla più inimmaginabile delle vetture Mercedes che abbiano mai portato il marchio della Stella a tre punte.

E' il 1937, anno della sensazionale grandeur del Terzo Reich, di Biancaneve e i Sette Nani di Walt Disney, dell'inaugurazione di Cine Città a Roma, della visita di Mussolini a Berlino, occasione in cui rimane estasiato dalla grandiosità dell'esercito tedesco. Hans Stuck è già una leggenda delle corse. Verrà in seguito soprannominato il Re delle montagne ma a quest'epoca è interessato febbrilmente, ossessionato, da buon tedesco, alla distruzione di qualsiasi minaccia che possa minare la supremazia totale dello stato teutonico. La sua idea è quella di dimostrare la forza tedesca in un campo d'espressione particolare, espressione della più elevata e sensazionale ricerca tecnologica: la velocità massima di un'automobile.

Il costruttore più titolato alla conquista di un record su terra è senza dubbio Mercedes, marchio di stato, marchio tecnologico, marchio di prestigio. Stuck raccoglie l'interesse della Casa di Stoccarda a realizzare un'automobile adatta a superare una velocità tranquillamente definibile come inaudita e il Fuhrer ci mette il suo fondamentale patronage, la benedizione a un'impresa che, se fosse riuscita, sarebbe stata una gocciolina nell'oceano delle manifestazioni di valore del popolo germanico.

Ferdinand Porsche viene coinvolto nella progettazione, puntando a un target di 550 km/h di velocità massima. Troppo pochi: tra il 1938 e il 1939, gli inglesi George Euston e John Cobb portano il loro Blue Bird verso la conquista del record di velocità su terra e questo non può che portare il progetto T80 verso un nuovo limite: 600 km/h.
Il motore scelto è il Daimler Benz DB 603, un gigantesco 12 cilindri aeronautico con pistoni invertiti (l'albero motore è in cima al motore) da 44,5 litri di cilindrata, iniezione diretta e sovralimentazione mediante compressore centrifugo, già utilizzato per il caccia Messerschmitt Bf 109 dell'Esercito. Per la T80 il grado di preparazione meccanica arriva fino al punto di ottenere una potenza massima di 3.000 cavalli. Il carburante scelto è composto da una miscela di metanolo (63%), benzene (16%), etanolo (12%), acetone (4.4%), nitrobenzolo (2.2%), avgas (2%) e un composto chiamato MW (0.4%). Attorno a un telaio a traliccio tubolare viene realizzata una voluminosa carrozzeria studiata appositamente. La macchina è equipaggiata con 3 assi per un totale di 6 ruote (tutte di trazione); due assi al posteriore hanno il compito di dare direzionalità. La lunghezza è di 8 metri, il peso di circa 3 tonnellate. Lo studio aerodinamico compiuto sul design è semplicemente eccezionale: Josef Mikcl (che sviluppa una sorta di effetto suolo per il quale ottiene il brevetto nel '39) e Ferdinand Porsche realizzano una carrozzeria estremamente funzionale con un coefficiente di penetrazione aerodinamica pari ad appena 0,18. Quando l'auto è presumibilmente pronta, nel tardo 1939, i calcoli hanno permesso di spostare ancora più in alto il limite prestazione: 750 km/h.

Il tentativo di record viene fissato per il gennaio del 1940 (la guerra è già iniziata: nel settembre 1939 Hitler ha invaso la Polonia) su un tratto rettilineo ampio ben 25 metri e lungo 10 chilometri della Dessau Autobahn (oggi il percorso è in parte tracciato dalla moderna A9). L'auto viene da Hitler soprannominata "Black Bird" e si appresta a ricevere i colori del Reich: nero e una grande svastica sul frontale. Ma i venti di guerra soffiano impetuosi e minacciosi e l'evento viene inevitabilmente bloccato. Il motore viene rimosso e il corpo vettura spostato nella cittadina di Karnten, in Austria, per cercare di salvarlo dagli orrori del conflitto e sperare di tentare l'impresa in un futuro poco lontano.

La Guerra, però, si svolge inesorabilmente portando con sé distruzione e annientamento. Il progetto T80 non viene più in preso in considerazione. Arriva il '45, la liberazione e la lenta ripresa di ogni attività, comprese quelle tutte intrise di romanticismo in cui l'essere umano, nell'eterna lotta contro sé stesso, ricerca chissà quale traguardo, forse per un eccesso di narcisismo. Anche l'automobile rinasce: le aziende, le corse, i progetti riprendono il loro cammino verso il progresso. E con loro i record. John Cobb stabilisce un nuovo record di velocità con una Railton a 634 km/h. Siamo ancora sotto, però, il limite dei 750 km/h della T80. Ma nel 1964, Art Alfons e il Green Monster con motore turbo-jet raggiungono 875 km/h, superando così il potenziale della T80 ma uscendo, di fatto, dal seminato poiché viene abbandonato l'utilizzo di un tradizionale motore a pistoni.

Questo incredibile mostro su ruote, questa estrema Freccia d'argento simbolo della pazza corsa verso le alte mete motoristiche di un passato ormai lontano oggi riposa presso il museo ufficiale Mercedes a Stoccarda. Sembra che, come in tutte quelle storie che non hanno mai avuto un finale, in cui regna il desiderio morboso di sapere come va a finire la storia, siano stati osati innumerevoli tentativi di procedere a un suo totale restauro per cercare di verificare, finalmente, il suo potenziale. Ma invano. Forse, dopo tutto, anche questo è un finale.

Autore: Alvise-Marco Seno

Tag: Retrospettive , Mercedes-Benz


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