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pubblicato il 27 dicembre 2016

Dossier Auto e Salute

Mal di testa in auto, quando è importante fermarsi

In pochi e semplici passi vi spieghiamo quali sono i sintomi che fanno la differenza anche in termini di sicurezza stradale

Mal di testa in auto, quando è importante fermarsi

Il mal di testa colpisce il 15% delle donne e il 6% degli uomini nel corso della vita, specie nel periodo di maggiore produttività, tra i 25 e i 60 anni: insomma, “picchia” sotto stress, quando ci sono le pressioni dovute al lavoro. È quindi ovvio che sia un disturbo anche per molti automobilisti, anche perché oggi i ritmi sono frenetici, e l’aria delle metropoli malsana (di qui i discutibili blocchi del traffico). Prima di passare a qualche dritta per chi guida, ricordiamo che parleremo solo del dolore alla testa senza cause organiche: si tratta di un disturbo autonomo, non legato ad altre malattie. È la cefalea primaria. Che può portare con sé altri guai, tremendi per chi è al volante: a questo ci riferiamo, non al banalissimo e lieve mal di testa di un’oretta che scompare in fretta.

Cosa conoscere

#1. Allarme. Attenti ai disturbi visivi: “stelline” e “macchie” che si spostano nel campo visivo con progressivo aumento delle dimensioni, fino a occupare metà del campo visivo. E poi offuscamento che si sovrappone all’immagine visiva. In guardia dai disturbi sensitivi: sensazioni di formicolio a un arto. C’è poi un aumento graduale del fastidio: inizia dalle dita di una mano, si estende all’avambraccio per arrivare alla bocca. Può succedere anche in macchina, specie nel traffico, che innervosisce.

#2. Difficoltà. Occhio pure ai disturbi del linguaggio, la disfasia: c’è impaccio nell’eloquio, con rallentamento, difficoltà ad articolare e possibili errori di pronuncia. Se guidate, sarà il passeggero che chiacchiera con voi a farvelo notare.

#3. Spie. L’attacco di mal di testa si può annunciare attraverso sintomi che precedono di ore o anche di 1- 2 giorni l’inizio del dolore. Si tratta di disturbi presenti nel 60% dei casi, che il paziente impara a riconoscere nel tempo: stanchezza, cambiamenti dell’umore, alterazioni del senso di fame.​​ Alla guida, i sintomi prodromici più importanti sono la fotofobia (la luce che dà fastidio) e la lacrimazione congiuntivale che simulano un raffreddore. A questo punto scattano i meccanismi anti-guida: meglio non porsi al volante se sapete che, dopo quei sintomi, seguirà il dolore al capo. Fermatevi, cercate di rilassarvi, di dormire, di staccare la spina almeno per qualche ora. Passato il pericolo, si può guidare l’auto.

Farmaci? Cautela

I farmaci più utilizzati a questo scopo sono gli anti-infiammatori non steroidei. Però occorre massima cautela: sarebbe sempre opportuno prenderli dietro consiglio medico, e comunque ricordarsi che possono causare stanchezza e sonnolenza. Insomma, non vanno d’accordo con l’auto, specie coi viaggi al buio invernali. Valutate pure le interazioni con altri medicinali e col cibo, soprattutto durante le feste natalizie.

In collaborazione con Aldo Ferrara, professore di malattie respiratorie dell’Università di Siena, Executive Manager dell’A​ssociazione European Automotive Medicine (ERGAM), e autore di “Fisiologia clinica alla guida”, Piccin Ed. 2015.

Autore: Redazione

Tag: Da Sapere , salute


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