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Interviste

pubblicato il 20 dicembre 2016

Allarme smog, perché i blocchi del traffico non risolvono il problema

Serve un piano nazionale per gli impianti di riscaldamento, la mobilità e le attività produttive

Allarme smog, perché i blocchi del traffico non risolvono il problema

In tutta Italia è “allarme smog”. Le giornate di bel tempo delle scorse settimane non sono state un alleato della qualità dell'aria e molti Comuni sono ricorsi ai blocchi del traffico (qui quando scattano e perché). Ma si tratta di misure risolutive? La risposta è no, lo abbiamo scritto anche in passato e lo continuano a dimostrare i dati delle centraline che nelle città monitorano il livello di smog (qui sotto trovate un breve riassunto). A Roma, per esempio, la scorsa settimana le auto sono rimaste ferme per tre giorni consecutivi, perché è stato raggiunto il limite giornaliero di PM10 consentito. Lo stop è stato deciso di giorno in giorno in base ai dati delle centraline e, proprio perché non soddisfacenti, i blocchi sono stati ripetuti. Lo stesso è successo in altri comuni, ma l’emergenza smog rimane e molti cittadini si sono ritrovati a piedi perché possessori di un’auto nuova, però diesel Euro 5; questo perché, come vi abbiamo spiegato, si sta assistendo al bando di queste motorizzazioni. Le auto però non sono le sole ad inquinare l’aria. Anzi, uno studio del Politecnico di Milano ha dimostrato che sostituendo il 10% dei vecchi impianti di riscaldamento delle abitazioni si ridurrebbero le emissioni inquinanti come se ci fosse stato il blocco del traffico per sei settimane. Tra le principali cause dell'inquinamento urbano, infatti, ci sono proprio “le emissioni degli impianti di riscaldamento e, dove presenti, le attività produttive, agricole e industriali”, come ci ha confermato Fabio Orecchini, Direttore del CARe (Center for automotive research and evolution) e del Dipartimento di Ingegneria della Sostenibilità dell'Università degli studi "Guglielmo Marconi", nonché ideatore e Presidente del Comitato scientifico di H2R Mobility for sustainability ad Ecomondo fiera di Rimini.

OmniAuto.it: Perché i sindaci ricorrono così di frequente ai blocchi del traffico?
Fabio Orecchini: "Perchè quando si superano i limiti di legge devono fare qualcosa. Bloccare il traffico è un provvedimento semplice e molto evidente. Quindi al tempo stesso dimostra con evidenza che il sindaco ha agito e dà un segnale di allarme chiaro e forte ai cittadini, che prendono coscienza della gravità della situazione".

OmniAuto.it: Il fatto che ogni comune adotti regole diverse per i blocchi del traffico ha senso?
Fabio Orecchini: "Ovviamente no. Anche se si può dire in linea di principio che le condizioni locali possano essere diverse da luogo a luogo. Ma avrebbe più senso dal punto di vista sociale un meccanismo omogeneo".

OmniAuto.it: Che cosa pensa di questo accanimento verso le auto diesel?
Fabio Orecchini: "L'attenzione sul particolato, quindi sulle polveri sottili, e sulla presenza di NOx nell'aria sta giustamente diventando sempre maggiore. Il diesel produce quantità maggiori di questi inquinanti allo scarico, quindi è sotto accusa. Inoltre lo scandalo delle emissioni 'truccate' era relativo a motori diesel e anche questo non aiuta certo le auto a gasolio. Poco importa, quindi, che con i motori Euro 6 si arrivi a quantità di particolato e NOx estremamente basse. Ha perso credibilità il sistema e nessuno crede più che quelle siano realmente le emissioni su strada. Quindi si va alla proibizione. Non lo trovo corretto in linea di principio, perché la cosa corretta sarebbe verificare che su strada le diesel emettano quanto previsto. Ed agire soltanto se sono fuori legge. Significherebbe mettere in piedi un meccanismo articolato di controllo, cosa fattibile coinvolgendo anche centri di ricerca e università per avere interlocutori indipendenti. Ma bloccare le auto a gasolio è più semplice e si sta scegliendo questa opzione".

OmniAuto.it: Quale sarebbe un piano ben strutturato per migliorare la qualità dell'aria in città?
Fabio Orecchini: "Serve una programmazione affidabile dei livelli di emissioni inquinanti ammissibili, con l'obiettivo certo delle emissioni zero, che ormai è tecnicamente possibile per tutte le applicazioni. Per gli impianti di riscaldamento, per la mobilità e per le attività produttive. Mirando agli inquinanti e non soltanto alla CO2 e stabilendo regole neutrali rispetto alle tecnologie. Non proibire una tecnologia specifica, quindi, ma proibire che si emetta e farlo guardando alla realtà e non a dati di omologazione che possono essere diversi da quello che succede su strada o nell'utilizzo quotidiano per vari motivi, comprese le manomissioni. Favorendo soluzioni di trasporto efficaci, come il trasporto collettivo o le nuove forme di condivisione. E anche impianti di riscaldamento condominiali e non singoli, come si è invece fatto per anni. L'impianto più grande è più efficiente e può anche essere gestito e controllato meglio. Regole certe con una data stabilita per le emissioni zero in città, investimenti in infrastrutture e controlli. Tre elementi che certamente possono portarci a respirare meglio favorendo anche lo sviluppo economico".

I dati delle centraline

➤ Milano: i dati relativi alle centraline della qualità dell'aria di ARPA Lombardia sono riassunti in un comunicato. Il 16 dicembre, dopo quasi una settimana di blocco del traffico, i dispositivi hanno registrato valori di PM10 superiori ai 50 microgrammi per metro cubo in molte stazioni della Regione, in particolare negli agglomerati urbani e nelle zone pedemontane. Da lunedì era invece atteso un progressivo ricambio d’aria grazie alle condizioni meteo ("possibili deboli precipitazioni e rinforzi di vento, nel complesso favorevoli alla dispersione degli inquinanti").
➤ Torino: il 13 dicembre (il giorno prima del blocco del traffico) il valore di PM10 era di 65 microgrammi per metro cubo (il limite come abbiamo detto è di 50). Il dato relativo al 14 dicembre, il primo giorno di blocco del traffico, è di 69 microgrammi per metro cubo, un valore che il 15 dicembre è salito a 81 e il 16 dicembre è risceso a 73 (sempre un valore non consentito). Un'altalena che è proseguita durante i giorni di blocco del traffico e nei successivi e che solo la pioggia e la neve sta facendo scendere. Lunedì 19, giornata di maltempo, il dato si è attestato a 54 e la pioggi di oggi (20 dicembre) fa prevedere un crollo a 25 microgrammi per metro cubo.
Roma: nella Capitale, durante la settimana dal 5 all'11 dicembre, molte centraline hanno superato il limite di PM10 consentito. Purtroppo la sintesi della media relativa alla settimana in cui c'è stato il blocco del traffico non è disponibile, ma ci sono i dati del 18 dicembre (domenica) e se vengono confrontati con quelli della settimana dal 5 all'11 dicembre (quella prima del blocco) si evince che alcune centraline hanno registrato un miglioramento molto lieve (Preseste da 62 a 61 microgrammi per metro cubo; Magna Grecia da 59 a 58; Fermi da 55 a 53; Bufalotta da 55 a 51) ed altre hanno registrato un aumento (Cinecittà da 58 a 62 microgrammi per metro cubo; Villa Ada da 54 a 63; Tiburtina da 64 a 68; Malagrotta da 50 a 62).

[Fonte dati: ARPA]

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Tag: Interviste , blocco traffico , inquinamento , salute


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