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pubblicato il 14 dicembre 2016

Auto diesel, ecco perché vengono bandite

I diesel hanno il vantaggio del costo, consumo e CO2, ma presentano maggiori criticità per gli inquinanti

Auto diesel, ecco perché vengono bandite

Ma perché ora ce l'hanno tutti con il gasolio e perché è stato messo nel mirino come principale responsabile dell'inquinamento da particolato e diossido di azoto che, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), causa 6,5 milioni di morti all'anno? Atene, Madrid, Parigi e Città del Messico vieteranno la circolazione di auto diesel a partire dal 2025. Lo hanno comunicato congiuntamente i rispettivi sindaci in occasione del C40 Mayor Summit che si è tenuto proprio a Città del Messico nei giorni scorsi (qui l'articolo). La dichiarazione arriva dopo un periodo rovente per il motore ad autocombustione, iniziato con lo scandalo del Dieselgate, che ha fatto virare nettamente le strategie delle case automobilistiche finora sue sostenitrici e riacceso il dibattito sul peso della mobilità sull'ambiente. E ce ne stiamo accorgendo anche in Italia, con i continui blocchi del traffico in cui le diesel sono le più tartassate.

Meno CO2, ma più inquinanti

Il diesel ha due punti forti fondamentali rispetto al motore a benzina: i consumi ridotti, il costo del carburante inferiore (ma non in tutti i paesi) ed emissioni più basse di CO2, ovvero del gas ritenuto responsabile dell'effetto serra pur essendo assolutamente innocuo per la salute. Al contrario, i diesel non brillano per le emissioni inquinanti, quelle che fanno male invece direttamente alla salute e all'ambiente. Esse sono gli idrocarburi incombusti (HC), il monossido di carbonio (CO), gli ossidi di azoto (NOx) e il particolato. Sono loro ad essere regolamentate dai vari Euro 4, Euro 5 ed Euro 6 dagli enti statali o sovranazionali. La CO è naturalmente assorbita dalla vegetazione e la sua concentrazione va semplicemente limitata. Gli unici ad essere pericolosi anche per l'effetto serra sono gli HC (che dipendono principalmente dalla composizione dei carburanti) che, combinandosi con i NOx, formano il cosiddetto smog fotochimico del quale fa parte anche l'ozono. È questo l'unico caso in cui le emissioni inquinanti hanno lo stesso effetto di quelle di CO2.

Il particolato, in particolare

In generale, la prima soluzione per gli inquinanti aeriformi è stata quella dei catalizzatori, dispositivi di post trattamento che perfezionano la combustione a posteriori come il motore non è riuscito a fare. Più irriducibili sono i già citati NOx e il particolato. Per questi ultimi da tempo ci sono i filtri DPF e FAP mentre per gli ossidi d'azoto sono state impiegate altre soluzioni come l'EGR e sistemi di post-trattamento: i catalizzatori ossidanti e filtri come le cosiddette "trappole" e gli SCR. E se quest'ultimi rappresentano soluzioni altamente efficaci contro i NOx neutralizzandoli chimicamente in azoto e ossigeno, sono ancora sotto accusa i dispositivi contro il particolato che, piuttosto che eliminarlo, ne ridurrebbero le dimensioni aumentando viceversa la loro pericolosità per la salute. Sarebbe dunque il particolato il nemico "irriducibile" da qualsiasi dispositivo di post trattamento dei gas di scarico e che, contrariamente a quanto si pensava, ha un ruolo anche nel riscaldamento del pianeta. In prospettiva, anche i motori a benzina avranno il problema del particolato. Lo dimostra la presenza dei DPF nei motori di prossima generazione già presentati da Mercedes e Volkswagen.

Globale non è locale

In ogni caso c'è una sorta di contraddizione: se a livello globale l'attenzione è sul risparmio delle risorse e sui gas serra per i quali i motori diesel ad alto rendimento offrono un indubbio vantaggio, anche per gli utenti, dall'altro a livello locale l'attenzione è rivolta agli inquinanti. Chi mescola le due cose non fa una comunicazione corretta perché non spiega che questi due obiettivi sono in parte antitetici. Di sicuro, l'OMS stima che il 92% della popolazione mondiale vive in aree dove i livelli di inquinamento superano quelli prescritti dall'OMS stessa e recepiti dalle normative. I sindaci, da parte loro, sono tenuti a rispettarle ed è per questo che hanno messo nel mirino il motore a gasolio, che presenta criticità sicuramente maggiori. L'area metropolitana di Tokyo (34 milioni di abitanti) è stata la prima a farlo partendo dal 2003 con un piano che vieta a mezzi commerciali e pesanti il transito. Il diesel è anche il primo obiettivo attaccabile per ridurre il volume delle auto circolanti all'interno dei grandi centri urbani e, di conseguenza le emissioni inquinanti il cui 20% è legato al trasporto. Va detto che di quei 6,5 milioni di morti per inquinamento, 3 sono dovuti ad esposizione all'aria esterna e che quasi il 90% riguardano paesi a reddito basso e medio e in regioni del Sud Est asiatico e del Pacifico occidentale. Dunque UE, Stati Uniti, Cina e Giappone fanno leggi che riguardano le emissioni che riguardano le automobili e la salute dei cittadini, ma sono i sindaci che hanno l'onere di controllarne i livelli nell'aria e, nel caso questi siano troppo alti, il potere di agire di conseguenza.

Gli unici tubi con le ruote

Gli annunci di Atene, Madrid, Parigi e Città del Messico dimostrano che lo scollamento tra legislazioni e provvedimenti locali non è solo italiana. Quel che conta è che tale mossa, soprattutto se sarà seguita da altre municipalità, è destinata ad accelerare il declino del diesel, già in atto naturalmente sulle auto di segmento inferiore che poi sono quelle più diffuse in città. A dare un ulteriore colpo saranno proprio le normative anti inquinamento, destinate a far crescere ancora di più la forbice di costo tra benzina e diesel tanto che quest'ultimo sarà presto riservato ad auto a vocazione extraurbana ed elevato chilometraggio. A quel punto i divieti – o le limitazioni – non faranno altro che prendere atto di un cambiamento già avviato, soprattutto se, come promesso dai sindaci, ci saranno piani per l'utilizzo di mezzi pubblici e condivisi nonché incentivi per ibrido, elettrico ed idrogeno. Ma queste sono promesse. Rimane invece la certezza che i sindaci, per tenere entro i limiti di legge le emissioni inquinanti, non possono fare altro che agire sui mezzi di trasporto più inquinanti – regolarmente acquistati con moneta sonante – per un motivo molto semplice: hanno le ruote per tenere i loro tubi di scarico alla larga dalle città mentre non li hanno gli impianti di riscaldamento e le ciminiere varie frutto del nostro sistema di vita, commerciale e produttivo.

Autore: Nicola Desiderio

Tag: Tecnologia , inquinamento , carburanti


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