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Curiosità

pubblicato il 12 dicembre 2016

Comandi vocali, troppo spesso non ci sentono

Lo dice un'indagine J.D. Power, lo si può riscontrare sulla propria auto. Ecco perché

Comandi vocali, troppo spesso non ci sentono
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Sarà capitato anche a voi di provarci, di schiacciare quel pulsante con sopra disegnata l’icona di una faccina e delle onde sonore che si propagano di fronte a essa. Un tasto che dà il via a una voce molto poco umana, che di solito annuncia: “Pronunciare un comando”. Ecco, qui viene il bello, perché a meno che voi siate uomini che sussurrano ai chip, la risposta del sistema sarà (quasi) sempre: “Ripetere, prego”. O qualcosa di simile. Di norma, la pazienza finisce al tentativo numero 3, dopodiché si smette di parlare invano alla macchina e quel tasto rimane inutilizzato per il resto dei giorni della propria auto. Se così non fosse, fatecelo sapere e diteci anche quale auto guidate!

Troppo “indietro” rispetto agli smartphone

Se invece appartenete alla grande maggioranza degli “insoddisfatti”, sappiate che questo “mal di comandi vocali” è comune alla gran parte degli automobilisti, in tutto il mondo. A maggior ragione da qualche anno a questa parte, da quando cioè sui nostri smartphone sono arrivati prima Siri (Apple) e poi Google Now, piattaforme cloud, queste sì, con le quali ci si può intrattenere in amabili conversazioni. Scherzi a parte, il gap tra gli smartphone che abbiamo in tasca e i dispositivi delle auto - anche di quelle più costose - è diventato “insopportabile”. Secondo un’indagine della sempre affidabile J.D. Power - lo US Initial Quality Study - il 23% dei problemi riportati dagli acquirenti di nuove auto è legato proprio all’infotainment, di cui una grandissima parte dovuta ai sistemi di riconoscimento vocale. Attenzione: ciò non significa che il 77% degli automobilisti si trovi bene a “chiacchierare” con l’elettronica di bordo, anzi. Come spiega Renee Stephens, vice presidente dell’unità automotive quality di JD Power’s: “Il riconoscimento vocale resta al primo posto tra i problemi segnalati dai clienti di nuove auto, a causa della difficoltà di utilizzo”. Altro elemento significativo è che non sono solo gli automobilisti “col cappello” ad avere problemi con questo genere di tecnologia, ma anche i più giovani.

Esistono difficoltà tecniche, ma ci sono segnali di miglioramento

Primo: l’abitacolo di un’automobile, anche di quella più silenziosa, è comunque un ambiente rumoroso. Secondo: a differenza di quanto accade con gli smartphone, il microfono non si può avvicinare a pochi centimetri dalla bocca. Terzo e più importante: i comandi vocali delle automobili non sono basati su cloud, non ancora almeno. Sono questi, insieme a software non al passo con quelli di Apple e Google, i due principali problemi dei sistemi di riconoscimento vocale delle macchine. Ci sono però dei segnali di miglioramento: su Audi, BMW e Mercedes, per esempio, i microfoni di “ascolto” sono diventati due, per meglio captare i comandi che possono arrivare da direzioni diverse (guidatore o passeggero, oppure dalla stessa persona, ma con la bocca in direzioni differenti). Si è inoltra ampliato drasticamente il database delle istruzioni che i sistemi sono capaci di interpretare; in altre parole, sulle auto più evolute come la BMW Serie 7, non è più necessario dire una precisa sequenza di parole, ma è sufficiente il “senso” della frase.

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Tag: Curiosità , auto americane , auto europee , auto giapponesi , auto coreane , auto italiane , auto inglesi


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