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Curiosità

pubblicato il 27 dicembre 2007

La supercar nel bozzolo

Meglio l’elitaria sportiva di serie, o il suo prototipo?

La supercar nel bozzolo
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Qual è la causa dell'innamoramento verso una dream car dalle caratteristiche estreme (design, motore, prestazioni, abitabilità, handling e, soprattutto, prezzo)? Trattandosi di un sentimento, le motivazioni, molto semplicemente, sono tutte e nessuna. Un'auto sportiva conquista al primo sguardo, mentre con gli occhi accarezziamo le sue forme sinuose e voluttuose, al primo istante in cui il sedile e tutto l'abitacolo ci avvolgono e già pensiamo a cosa accadrà quando gireremo la chiave nel blocchetto, al primo udire del suo motore vigoroso mentre prorompe in un suono profondo che pizzica i nervi, al primo assaggio delle sue prestazioni e della sua fenomenale tenuta di strada a velocità impensabili per una normale berlina mentre il rombo del suo motore invade l'udito e il cuore. Per non parlare, infine, di quel sublime piacere edonistico e un po' egoista dell'invidia altrui. Siamo esseri umani, del resto!

Ma un'auto sportiva è, in un contesto più concreto, il prodotto di un immane lavoro tecnologico, di razionalizzazione di idee, di applicazioni ingegneristiche, di straordinarie innovazioni, di "acclimatamento" a scenari più civili di soluzioni rubate alle corse, di mille battaglie per l'omologazione, di innumerevoli teoremi di applicazione del Marketing, la scienza che governa l'attuale mercato automobilistico, "motore immobile" della produzione di nuovi modelli.

Esiste invece una categoria di veicoli che, secondo i gusti e i valori, "potrebbe" (siamo pur sempre nel campo emozionale puro) suscitare sentimenti ancora più speciali e intensi: quella dei prototipi. I prototipi sono auto che stanno disegnando un futuro, ma loro stessi non avranno futuro. Sono laboratori con le ruote dove ingegneri, meccanici e collaudatori, "tentano" di concretizzare idee scritte su un foglio o materializzate sulla schermata di un CAD: motore, elettronica, sospensioni, telaio, aerodinamica. Sono veicoli in continua evoluzione: escono dal laboratorio con una configurazione per effettuare un test, per poi rientrarvi e ricevere nuove modifiche. O, nella peggiore delle ipotesi, per essere gettate nell'oblio, irrealizzabili per chissà quale motivo ("troppo" potenti, troppo tecnologiche, troppo innovative, poco confacenti allo spirito e all'heritage del marchio). Sono la prima pratica applicazione delle congetture dei progettisti, liberi di rendere autentici i loro studi visionari; sono automobili strane, con carrozzerie rubate a modelli già esistenti ma profondamente modificate quasi per un bisogno di identità. Sono auto uniche nel loro genere. Non ne esistono centinaia, non sono in vendita, sono esclusivo mezzo di studio delle aziende che le producono, gelosamente custodite come gioielli di inestimabile valore. Sono il primo embrione (e perciò affascinanti perché ancora liberi da una seppur piccola logica industriale di standardizzazione) di quello che, forse, sarà il prodotto finito, studiato a puntino, omologato alla perfezione e reso "guidabile" su strada.

IL FASCINO (POCO) DISCRETO DI UN PROTOTIPO
Ferrari F50 e Ferrari Enzo. Madre e figlia. Esponenti di quella categoria di automobili che non sanno far altro che riempire i sogni degli idealisti e le collezioni dei più fortunati. 349 esemplari per la prima, "almeno" 400 per la seconda. La prima entrò in listino a un prezzo di 850 milioni di Lire (era il 1995), la seconda, reginetta delle Rosse, imperatrice delle supercar prodotte in serie limitata, aveva un prezzo di listino di oltre 600.000 Euro (nel 2003), ma appena entrata sul mercato era già troppo tardi: tutte vendute (stesso destino per l'F50).

Il primo prototipo, fotografato nei primi Anni '90 nei dintorni di Maranello di lontano avrebbe suggerito un esemplare della "solita" F40. La linea avrebbe potuto apparire esattamente quella della super berlinetta voluta da Enzo Ferrari: coda piccola e spiovente, abitacolo compatto, coda gigantesca, esaltata dal grande alettone (il cofano anteriore è esattamente il medesimo). Invece, sotto quelle mentite spoglie c'è il telaio in fibra di carbonio con cellula di sicurezza della futura F50 (si nota la differente forma del parabrezza). Anche in coda si notano proporzioni diverse: sotto il cofano, infatti, pulsa il V12 da 4,7 litri e 520 CV, come si evince dalla parte inferiore del posteriore, dove non c'è il triplice scarico centrale ma due aperture per i classici doppi scarichi gemellati.

Sotto invece l'apparente carrozzeria di una misteriosa 348 con il passo allungato, la coda visibilmente ingigantita e la facciata posteriore quasi identica a quella di una F355 (ma quegli scarichi che quasi sembravano sfondare la carrozzeria per aprirsi un pertugio erano piuttosto sibillini) si nascondeva il gruppo motore-trasmissione della futura Enzo, presentata al Salone dell'Auto di Parigi del 2002. Questo veicolo, in un modo molto asettico e poco altisonante, fu denominato M3 (terzo di tre prototipi) e costruito nella seconda parte del 2000. In quell'apparente groviglio di cavi, sotto quell'artigianale coperchio dell'aspirazione, pulsava il 12 cilindri di 5.999 cc da 660 CV (in configurazione di serie), sigla di progetto F140, della supercar di Maranello. L'abitacolo, semplicistico, era equipaggiato con una strumentazione di derivazione F360 Modena, davanti alla quale risaltavano le leve della trasmissione semiautomatica. Il telaio, ovviamente, era un ibrido sul quale furono effettuati molti test; sospensioni e freni erano quelle della F355 Challenge. Questo esemplare, primo caso nella storia della Ferrari (solitamente le vetture laboratorio vengono smantellate o, comunque, tenute dalla Casa), fu messo all'asta da Sotheby's durante una vendita all'incanto a Maranello nel 2005. Fu acquistato per poco più di 195.000 euro.

IN CONCLUSIONE...
Questione di gusti, di magnetismo. Meglio l'auto definitiva o il suo prototipo? Meglio una vettura "perfetta" ma prodotta, comunque in molti esemplari o un gioiello unico? Più giusto ammirare l'estro dei suoi creatori che con il prototipo sperimentavano, provavano, testavano su un corpo ancora non ben identificato e ricco di difetti o esaltare il loro genio, reso attraverso il prodotto finito, nell'essere riusciti a plasmare un sogno su ruote nonostante le ferree regole dell'omologazione?

Autore: Redazione

Tag: Curiosità , Ferrari , car design , auto italiane


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