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Interviste

pubblicato il 7 dicembre 2016

Petronas crede e investe nell'Italia

Alessandro Orsini, il numero uno dell'azienda in Europa, ci ha parlato di questo e molto altro

Petronas crede e investe nell'Italia
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C’è un’azienda che batte bandiera malese, è un gruppo multinazionale e ha appena vinto il terzo titolo mondiale di Formula 1 insieme alla Mercedes: questa azienda si chiama Petronas e crede - e investe - molto nel nostro Paese. Sì, avete letto bene; altro che economie emergenti, altro che “fuga” dall’Italia e, più in generale, da un Continente come l’Europa che è pur sempre una delle aree più ricche al mondo, ma le cui prospettive di crescita sono minime, se non altro nel settore della Petronas (lubrificanti). Petronas non solo ha il proprio quartier generale europeo in Italia, a Villastellone (TO), ma due figure chiave della propria gerarchia aziendale sono proprio italiane: Giuseppe D’Arrigo è il Global CEO, mentre Alessandro Orsini è Head of Europe. Proprio con Orsini abbiamo fatto quattro chiacchiere, in un momento peraltro “particolare” per Petronas, visto che l’intervista si è svolta pochi minuti dopo l’annuncio a sorpresa del ritiro di Nico Rosberg dalla Formula 1.

OmniAuto.it: La prima domanda è di stretta attualità: come vive il ritiro di Nico Rosberg dalla Formula 1?
Alessandro Orsini: “Sono molto ma molto sorpreso. La decisione di questo ragazzo ha dell’incredibile, soprattutto alla luce delle dichiarazioni di entusiasmo rilasciate proprio da noi, a Kuala Lumpur, dopo la vittoria del titolo ad Abu Dhabi. Di certo il ragazzo è molto intelligente e avrà valutato bene”.

OmniAuto.it: Torniamo a noi, come descriverebbe Petronas a chi non la conosce?
Alessandro Orsini: "Si tratta dell’unico player emergente, nel campo dei lubrificanti, in Europa. Siamo l’unica realtà del nostro settore che qui fa degli investimenti (non solo in ricerca, ma anche nella creazione di una rete di officine brandizzate: entro il 2019 saranno 4.000), nonostante la domanda piatta, adesso e per i prossimi anni.

OmniAuto.it: La domanda sorge spontanea, perché lo fate?
Alessandro Orsini: "Primo perché la ricerca tecnologica più avanzata e più spinta è e continuerà ad essere in Europa. Da qui, si allarga poi al resto del mondo. Secondo perché il ritiro di molti concorrenti rappresenta per noi un’opportunità di crescita e di contatto diretto col cliente".

OmniAuto.it: Quanto conta invece il rapporto con le Case?
Alessandro Orsini: "Ovvio che è molto importante avere contratti di “primo riempimento”: al momento possiamo vantare accordi con il Gruppo FCA e CNH Industrial, con BMW e Daimler. Detto questo, per noi è anche fondamentale il cliente finale, instaurare con lui un rapporto di fiducia".

OmniAuto.it: In un’epoca in cui - si dice - la passione e l’interesse per l’auto sono in calo costante, quanto margine c’è per vendere un lubrificante dalle prestazioni superiori? Chi è disposto a spendere di più prendersi cura della propria auto?
Alessandro Orsini: "Beh per esempio i gestori delle flotte, che devono minimizzare i costi di gestione del parco auto: se loro si convincono che con un lubrificante piuttosto che con un altro tengono lontana l’usura e, nel lungo periodo, risparmiano del denaro, ecco che noi abbiamo raggiunto il nostro scopo. C’è poi il settore dei veicoli pesanti, nel quale la “salute” e l’affidabilità dei mezzi diventa un asset fondamentale per i bilanci delle società".

OmniAuto.it: Qual è il vostro prodotto “forte” in ambito automotive?
Alessandro Orsini: "Quello che abbiamo lanciato lo scorso anno con Lewis Hamilton: il Syntium. Un prodotto capace di allontanare il calore, in modo selettivo, dal motore. Ciò significa che le varie parti di cui è composto invecchiano più lentamente: ne guadagna l’affidabilità, ma anche la costanza di rendimento (quindi il consumo di carburante) nel tempo".

OmniAuto.it: Elettrificazione: è un pericolo per voi?
Alessandro Orsini: "L’elettrificazione delle automobili avverrà, prima o dopo, ma in ambito prettamente urbano. C’è poi tutta un’altra tipologia di persone e automobilisti che continuerà a preferire le auto con motore a combustione. Vuoi per ragioni di autonomia, vuoi per i tempi di ricarica e di costo d’acquisto. Detto questo, il nostro business è molto solido e per nulla a rischio anche perché la metà del nostro giro d’affari deriva dalla fornitura di lubrificanti alle aziende che hanno impianto produttivi, per i macchinari. E quelli continueranno a esistere".

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