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Retrospettive

pubblicato il 25 dicembre 2007

Lancia Thema

Ammiraglia per eccellenza

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Non c'è italiano sopra i 20 anni che non conosca la Thema. La tre volumi Lancia è stata il più grande successo della Casa di Chivasso dopo la fulgida Delta, e sicuramente la berlina italiana più apprezzata degli ultimi trent'anni. La storia della Thema corre di pari passo con lo sviluppo socio-economico dell'Italia nel decennio '84-'94, uno dei più tormentati del nostro dopoguerra.

Il seme di questa valida ammiraglia lo posero la Fiat, tramite la controllata "Lancia-Autobianchi" e la Saab. Tra le due case erano già in corso da anni floridi rapporti di collaborazione e scambio di know-how: a Saab interessava, in quel periodo, cercare di affermarsi sui mercati esteri, mentre la Fiat era alla disperata ricerca di un valido sistema contro la corrosione delle lamiere, vero e proprio cancro nelle vetture torinesi. Così, dopo il poco fortunato esperimento della Saab 600 (ovvero una Lancia Delta commercializzata nei mercati scandinavi con il marchio Saab), le due case ci riprovarono impostando un progetto comune per una vettura di classe superiore. Le linee guida erano la trazione anteriore con motore trasversale, una telaistica efficace (anche se non particolarmente rivoluzionaria) e un abitacolo spazioso e tecnologicamente all'avanguardia. Il design fu affidato a Giorgetto Giugiaro, che riuscì ad impostare un "modulo" di grande equilibrio estetico, utilizzato sia da Lancia che da Saab, con minimi affinamenti.
Tutto il progetto, la cui sigla interna in Fiat era TIPO4, si ispirava in parte al prototipo VSS, realizzato da Renzo Piano nel 1981 su base Fiat Ritmo, e che era lo specchio tecnologico di un nuovo modo di produrre: non più l'automobile vista come sistema integrato di singoli componenti, bensì l'automobile vista come integrazione di più sottosistemi autonomi. L'idea benché semplice, era geniale: una scocca di base poteva essere vestita con diverse carrozzerie, un intero avantreno - preassemblato - poteva servire più modelli differenti e così via, fino a giungere a particolari come gli impianti elettici e di climatizzazione. Il VSS vide nel progetto TIPO4 il primo timido tentativo di applicare simili concetti alla produzione in serie, mentre fu pienamente celebrato nel progetto TIPO3, da cui nascerà l'intera famiglia derivata dalla Fiat Tipo, e dalla quasi totalità dei costruttori di auto a partire dagli anni '90.

Con simili premesse, nel novembre del 1984 e il Salone dell'Auto di Torino ebbe l'onore di dare i natali alla Lancia Thema. Il nuovo modello presentava, a differenza della sfortunata Lancia Gamma, che andava a sostituire, una linea tre volumi di impostazione classica, ma coniugata secondo i più raffinati dettami produttivi ed aerodinamici. L'adozione di vetri incollati e a filo della carrozzeria, l'assenza di gocciolatoi, le luci tra i pannelli della carrozzeria di entità limitata (almeno sulla carta) e lo studiato layout del sottoscocca regalavano alla berlina torinese un Cx di 0.32, poco distante rispetto a quel 0.30 che faceva della contemporanea Audi 100 l'auto di grande serie più aerodinamica del mondo.
L'abitacolo si presentava all'altezza delle aspettative create dalla carrozzeria. La plancia in materiale schiumato, racchiudeva sotto un esteso cupolino una raffinata strumentazione che abbinava ad elementi analogici una nutrita serie di spie ed un completo check control. L'impianto di ventilazione era disponibile in versione manuale o automatica, con solo riscaldamento e in alternativa era disponibile un climatizzatore a controllo totalmente automatico, ricordato ancora oggi come uno dei più efficaci. Il comfort dei passeggeri era affidato a sedili dal design raffinato rivestiti in Alcantara©, velluto o pelle. I propulsori d'esordio erano tutti ad iniezione: quattro cilindri due litri a benzina aspirato (120 cv) e turbo (165 cv) e 2.5 turbodiesel da 100 cv. Vi era poi un V6 da 2.8 litri e 150 cv di origine Peugeot-Renault-Volvo (lo stesso che spingeva la famosa DeLorean DMC-12 di"Ritorno al Futuro"), utilizzato vista la totale assenza di plurifrazionati in Fiat prima dell'acquisizione dell'Alfa Romeo. Cambi a 5 rapporti e sospensioni tipo McPherson all'avantreno e al retrotreno, come da tradizione Lancia, montate su telaietti ausiliari.

Appena giunta sul mercato la Thema poteva vantare un notevole vantaggio rispetto ad una concorrenza fatta di modelli tecnologicamente ben più datati, come la Bmw Serie 5, la serie Alfetta/Alfa 90, la Citroen Cx, la Mercedes 200 e la stessa Audi 100 che abbinava una carrozzeria moderna e raffinata a contenuti tecnici di una generazione precedente. Logico quindi che la nuova Lancia vedeva nella cugina Saab, la 9000, la più pericolosa rivale, con i suoi moderni quattro cilindri sovralimentati. Superata la fase sperimentale del primo periodo produttivo, con una difettosità sopra la media, la Thema si è sempre assestata su buoni livelli di affidabilità con materiali e finiture in costante miglioramento. L'assenza di un plurifrazionato "valido", dal punto di vista prestazionale, spinse i vertici Fiat a realizzare l'ambizioso progetto 8.32, la famosa Thema Ferrari, montando il noto 3 litri V8 della Casa di Maranello nel cofano dell'ammiraglia Lancia, realizzando la trazione anteriore più potente del mondo. Era il 1986. Alla Thema Ferrari, a cui è stato già dedicato un approfondimento ad hoc, la Lancia affiancò anche la raffinata versione station wagon, disegnata da Pininfarina e spinta dalle stesse unità di base della berlina.

Nel frattempo da una costola del progetto TIPO4, nacquero altre due vetture: la Fiat Croma nel 1985 (parente stretta delle cugine Lancia e Saab) e l'Alfa Romeo 164, frutto di un progetto concepito in un'Alfa Romeo ancora autonoma, in partnership tecnica con Fiat, ma che di fatto sarà il primo modello della neonata "Alfa-Lancia Industriale S.p.A", nata in seguito all'acquisizione da parte del Gruppo torinese. Era il 1987 e ancora un anno e al Salone di Parigi del 1988 esordì la seconda serie della Thema.
Dietro un frontale ridisegnato, con nuovi gruppi ottici, calandra più imponente e un paraurti avvolgente, vi erano nuove unità due litri a sedici valvole, da 147 a 181 CV. Sul fronte V6 venne mantenuto il vecchio motore di derivazione Renault, mentre il turbodiesel arrivò a quota 118 CV. L'abitacolo subì interventi marginali alle sellerie e alla piccola componentistica, potendosi fregiare anche di nuove pregevoli finiture in legno a poro aperto. Questa nuova serie sancì la maturità della Thema che continuò a mantenere alto il posizionamento sul mercato pur dovendosi confrontare con le nuove agguerrite concorrenti tedesche.
La Thema seconda serie durò in carica quattro anni, sostituita nel 1992 dalla terza serie. In questo caso gli aggiornamenti furono più incisivi: ancora una volta rinnovato il frontale, sempre più moderno ed aggressivo grazie anche ai nuovi paraurti ad assorbimento d'urto. Il tutto avvenne in concomitanza con un maquillage della coda, che perse due piccole nervature orizzontali e presenta gruppi ottici completamente rossi e delle finiture, con una generale sostituzione delle cromature con guarnizioni brunite. L'abitacolo subì ulteriori aggiornamenti marginali con nuove radiche, mentre la gamma fu razionalizzata. Scomparso il motore V8 Ferrari, la gamma '92 si articolava in quattro allestimenti (Base, LE, LS e LX) e cinque propulsori tutti a norme Euro1. I motori aspirati erano il 2.0 8v 117 CV, disponibile solo per alcuni mercati esteri, il 2.0 16v potenziato fino a 152 CV grazie all'adozione del variatore di fase lato aspirazione e dei condotti d'aspirazione a lunghezza variabile e il 3.0 litri V6 di derivazione Alfa Romeo da 175 CV in luogo del poco efficace 2.8. I sovralimentati erano il 2.0 a benzina 16v, portato alla ragguardevole potenza di 205 CV e che di fatto soppianto la vecchia 8.32, di cui ne riprendeva gli allestimenti, denominati "LX", e il 2.5 turbodiesel rimasto a quota 118 CV. L'immagine era quella di una splendida donna di mezz'età: evidentemente non più giovane ma ugualmente ricca di fascino.

Nel 1994 la Thema dovette per forza di cose essere sostituita dalla più moderna Lancia K, tanto ambiziosa sulla carta quanto carente di appeal nella realtà...e il mercato si comportò di conseguenza.
Così, come tutte le "vere" glorie dell'Automobilismo, anche la Thema se ne andava lasciandosi dietro di sé una scia di appassionati e dei loro rimpianti, che nessun altra auto, men che meno una berlina Lancia, ha più colmato. Almeno fino ad oggi...


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Autore: Salvatore Loiacono

Tag: Retrospettive , Lancia


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