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pubblicato il 29 novembre 2016

Audi, i Quattro Anelli della tenacia tedesca

Come hanno fatto a passare indenni (o quasi) il Dieselgate? Immagine sì, ma soprattutto costanza e determinazione tedesca

Audi, i Quattro Anelli della tenacia tedesca
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Ce ne vogliono 18 per diventare maggiorenne, ce ne vuole uno per avere 18 Audi. Sono gli anni perché, se nessun se n'è accorto, nel corso del 2016 che ormai volge al termine, la casa di Ingolstadt ha messo in listino una dozzina e mezza di modelli, tra nuovi e rinnovati. E i numeri dicono che nei primi 10 mesi dell'anno Audi è ancora il marchio premium numero uno in Italia (54.580 unità) facendone il sesto mercato per il marchio che nel mondo ha già venduto 1,5 milioni di pezzi. Sono tutti nuovi record che ne porteranno probabilmente altri e che arrivano dopo un periodo non certo facile, nel quale il ciclone Dieselgate avrebbe potuto spazzare tutto quello che è stato pazientemente costruito in quattro decenni, ed invece ha provocato un duplice effetto.

Sapere dove mettere le mani e i piedi

Dal lato della clientela, che lo si voglia o no, coloro che avevano comprato Audi hanno continuato a farlo, anzi ve ne sono sempre di più. Dal lato dell'azienda, la risposta non è arrivata solo con quelle famose diciotto novità, ma con una strategia completamente nuova che vede per il 2020 tre modelli elettrici e nel 2025 ben un terzo dell'intera gamma ad emissione zero. E nel mezzo c'è ancora il diesel insieme a motori a benzina con strategie di combustione sempre più raffinate, la nuova trazione integrale quattro, che si disinserisce automaticamente quando non serve per ridurre i consumi, e poi la riduzione di peso per l'aumento dell'efficienza: i nuovi modelli sono dimagriti da 50 kg a 350 kg e consumano ed emettono il 22% in meno. Nel quadro ci sono anche metano, ibrido plug-in e infine impianti a 48 Volt che consentono anche l'adozione di nuove tecnologie come il turbo elettrico e, nel prossimo futuro, le sospensioni e-rot, capaci di recuperare energia mentre lavorano.

L'auto connessa, non solo "Internet delle cose"

E questo alla vigilia di un 2017 che vedrà l'introduzione della nuova Audi A8, la prima auto dotata di sistemi di guida autonoma di livello 3, senza contare il tema dell'auto connessa, non solo come oggetto inserito nella "Internet delle cose", ma come «chiave di un nuovo rapporto positivo con l'automobile». La definizione è di Fabrizio Longo, direttore del marchio Audi in Italia, il quale non pensa solo alla digitalizzazione dell'auto in termini di fruizione e di Big Data, ma anche in chiave commerciale, ma senza saltare le figure classiche del concessionario e del venditore grazie al Digital Showroom. «Connected retail, la forma di trasmissione della gamma al cliente nel mondo digitale» la chiama Longo all'interno di una visione che contempera elementi fortemente innovativi e mantiene punti fermi che affondano le radici nel passato e nel presente.

Anche sotto attacco, non mollare mai!

Tanti fatti e tanti numeri che spiegano la tenuta commerciale e di immagine del marchio ribadendo un luogo comune: i tedeschi di fronte alle difficoltà reagiscono sempre in modo consistente, non si disuniscono e continuano a lavorare in modo sistematico e costante, non solo per risolvere il problema contingente, ma anche per far cambiare rotta alla nave e farla continuare a navigare. Era successo nel 1997 alla Mercedes con la Classe A e la prova dell'Alce, è accaduto anche per il gruppo Volkswagen e il suo marchio premium di fronte al Dieselgate. E gli esiti simili non sono frutti del caso. Se Mercedes non avesse avuto l'ESP e tutta la sua esperienza nel campo dei dispositivi per la sicurezza, se l'Audi non avesse già da tempo una strategia ben chiara per l'elettrificazione, e se entrambi non avessero avuto spalle grosse in termini finanziari, frutto di investimenti e profitti costruiti nel tempo, per loro sarebbe stato ben più difficoltoso, o forse impossibile, affrontare il presente e assicurarsi il futuro.

Autore: Nicola Desiderio

Tag: Mercato , Audi , auto europee , brand


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