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Retrospettive

pubblicato il 27 novembre 2016

Mitsubishi Eclipse, giapponese all’americana

Frutto di un progetto comune con Chrysler, ha ancora qualche fan molto affezionato. La sua storia

Mitsubishi Eclipse, giapponese all’americana
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Che sia di metà/fine anni Ottanta si capisce in un attimo: i fari a scomparsa sono un vero e proprio “marchio a fuoco”. La Mitsubishi Eclipse prima generazione, del 1989, li condivide con molte auto dell’epoca; la Mazda MX-5 (anch’essa del 1989), la Ferrari F40 (1987), la Volvo 480 (1986)… L’elenco è lungo e comprende di tutto. Modelli di successo e altri molto meno noti, almeno in Italia. Poco nota è proprio l’Eclipse, auto che però ha avuto un suo seguito, tanto da meritarsi, anche nel nostro Paese, un club di felici e orgogliosi proprietari. Prodotta fino al 2012 in quattro generazioni, ha carrozzeria coupé e cabrio, trazione anteriore o integrale, e viene commercializzata negli Stati Uniti - in virtù dell’accordo tra Mitsubishi e Chrysler - anche con i nomi Eagle Talon e Plymouth Laser. Molto articolato anche il capitolo motori, anche se da noi arrivano una minima parte di tutto ciò che ha composto l’offerta di questa giapponese nel corso degli anni. Un’auto che per design, target e caratteristiche tecniche, è un’alternativa alla più diffusa Opel Calibra.

Un tocco di italianità

Per essere più precisi, l’Eclipse è frutto della Diamond Star Motors, cioè l’unione delle forze tra Mitsubishi Motors North America e Chrysler Motors Company. In DSM, che a metà degli anni ’80 deve sostituire la Mitsubishi Starion/Chrysler Conquest, si inizia a disegnare un concept dalle linee azzardate, che avrebbe vissuto la sua carriera nel decennio successivo, con l’obiettivo di piacere soprattutto ai giovani. E a chi viene affidata la responsabilità del primo bozzetto? A un italiano, ad Aldo Sessano. Non tutte le idee da lui proposte vengono conservate sul modello definitivo, ma lo spirito fondamentale, le proporzioni, quelle sì. Nel 1989 l’Eclipse si svela al mondo ai saloni dell'auto di Los Angeles e Tokyo. Segno particolare: la bombatura sul cofano, che non è un capriccio di design, ma risponde all’esigenza di contenere il motore, troppo sporgente. A proposito di motori, peccato che da noi non sia mai arrivato il più cattivo: il 2.0 16 valvole turbo da 190 CV abbinato alla trazione integrale. I fari a scomparsa di cui sopra, da moda dilagante si trasformano presto in un “peso” per molti: Mitsubishi li fa… Scomparire, appunto già nel 1992, migliorando tra l’altro l’aerodinamica: questo cambiamento fa parte del restyling, che introduce anche diverse novità tecniche (leggere) per motore e sospensioni.

1995, la seconda e ultima (per l’Italia) generazione


Sei anni solamente dopo il lancio, Mitsubishi lancia la seconda generazione di Eclipse (venduta anche, ancora una volta, come Eagle Talon). Il design abbandona i tratti a volte spigolosi del modello vecchio in favore di forme più tondeggianti. Disponibile con trazione anteriore o integrale (in Italia solo 2WD), non è possibile averla, invece, con la carrozzeria cabriolet che invece viene venduta dal 1996 in altri Paesi. La meccanica, sospensioni comprese, viene solo leggermente rivista, mentre la carrozzeria cresce sensibilmente la larghezza. La storia dell’Eclipse ha ormai esaurito la sua fase migliore, almeno nel vecchio Continente, e lo si capisce anche dall’approccio della stessa Mitsubishi: a differenza di quanto accade con la prima serie, non ci sono particolari versioni speciali.

Terza e quarta generazione, poi la pensione

All’inizio degli anni Duemila, Chrysler è in crisi e una coupé intorno ai 4 metri e mezzo non è più considerata strategica. Nel 2000, Mitsubishi è dunque da sola quando presenta la terza generazione di Eclipse. Qualche legame con Chrysler comunque resta, visto che la piattaforma usata è proprio della casa americana e condivisa con la Chrysler Sebring e la Dodge Stratos coupé. L’Eclipse numero 3 debutta sotto forma di concept al North America Auto Show di Detroit del 1998: creato nel centro design di Mitsubishi in California, questo prototipo vanta tecnologie al top, con largo uso di materiali compositi e di fibra di carbonio e un motore a quattro cilindri in linea da 250 CV. La Eclipse numero tre ottiene subito un gran successo, nonostante la semplificazione della meccanica: sparisce la trazione integrale e resta solo quella anteriore. L’Eclipse numero 4 è quella dell’escalation di cilindrata e potenza: la prima arriva fino a 3,8 litri, la seconda a 263 CV. Nella gamma non manca comunque un più normale 2.4 quattro cilindri da 162 CV.

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Tag: Retrospettive , Mitsubishi , auto giapponesi , auto storiche


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