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pubblicato il 21 novembre 2016

WEC Bahrain, Kubica: "Cerco l'occasione per tornare a essere un vero professionista"

Il pilota polacco è stato intervistato da Motorsport.com ed ecco che cosa ha raccontato

WEC Bahrain, Kubica: "Cerco l'occasione per tornare a essere un vero professionista"

È arrivato in silenzio e senza fanfare ma ha subito fatto comprendere che sulla prestazione secca c'è ancora e che il WEC potrebbe diventare un'opportunità non prevista. Robert Kubica ha impiegato poco nel prendere confidenza con la CLM che gli è stata messa a disposizione dalla ByKolles nella giornata del rookie test in Bahrain. Il polacco ha percorso pochi giri nel turno mattutino, appena 11, per abituarsi alla vettura, alle misure dell'abitacolo, agli automatismi alla guida. Poi, nelle 16 tornate percorse il pomeriggio, ha piazzato 1'47"222, più veloce del tempo fatto segnare da Pierre Kaffer nel secondo turno di libere della 6 Ore-la CLM di fatto non aveva girato in qualifica- e meglio dell'1'47"613 di Kraihamer con la Rebellion nelle qualifiche per la corsa. Sorridente, festeggiato da molti meccanici che avevano condiviso con lui le esperienze nelle formule minori, Kubica ha dimostrato per l'ennesima volta che il talento e l'abitudine alla pista non sono scemati né tantomeno che le avventure rallistiche ne hanno involgarito la guida in pista.

Mi aspettavo più downforce.

"Era da qualche settimana che Colin Kolles, che conosco dai tempi della Formula 3, mi chiedeva se volevo venire qui a provare la sua vettura. Alla fine ho accettato anche se con la mia limitazione fisica avrei preferito un approccio meno brusco; per esempio fare il sedile nella factory prima di guidare la vettura perché alla fine con il mio problema non so mai se sarò in grado di pilotare oppure no. Venire qui è stato un rischio ma sono stato molto chiaro con Kolles: se non mi fossi trovato a mio agio non avrei guidato. In caso contrario avrei svolto il test perché posso cambiare tutto ma non il mio fisico. Le cose sono andate bene: certo non ero all'optimum della seduta e della posizione però ho guidato in modo abbastanza confortevole e ho sfruttato l'occasione per verificare se potevo pilotare una vettura come questa". "Dal punto di vista delle sensazioni in modo molto onesto ammetto che mi sarei atteso una maggiore downforce. Non a livello della Formula 1 ma superiore a quello che in realtà la CLM sviluppa. Probabilmente le LMP1 ibride sono diverse o forse sono io che ho ancora il ricordo delle Formula 1 della mia epoca, dove c'era un sacco di effetto suolo e si andava molto velocemente in curva. La seconda impressione è che questa tipologia di vettura non è semplice da pilotare. Non per una questione di fatica ma per il bilanciamento complessivo che soprattutto all'inizio non era ottimale. Verso il finire del turno pomeridiano abbiamo montato un set nuovo di gomme e la situazione è migliorata di parecchio"

La partecipazione alla 6 Ore di Vallelunga con la Renault RS01 era preparatoria a questo test?

"No assolutamente. Il discorso è più complesso. A metà anno ho gareggiato al Mugello con la GT per mettere alla prova la resistenza fisica. Il secondo step è stato quello di accettare l'invito dell'Oregon Team con la RS01 perché si tratta di un mezzo sofisticato e molto veloce. Da Vallelunga ho ricevuto buoni responsi . Si tratta di un percorso che sto compiendo: sono una persona abituata ad avere tutto sotto controllo. Se mi si prospetta un impegno prima di prendere una decisione devo essere in grado di dare il 100 per cento. Passo dopo passo sto migliorando, sto crescendo a livello atletico. Non si sa mai cosa può offrirti la vita e io devo essere pronto per le occasioni che mi si prospetteranno".

Per esempio prendere parte al WEC del 2017?

" Sono l'esempio vivente del mai dire mai. Non è comunque un segreto che speravo di poter prendere parte a un altro campionato ma non è possibile. Quello che mi frena riguardo il WEC sono le caratteristiche della categoria. Siamo ad altissimo livello, non è che si possa pensare di gareggiare per 24 Ore semplicemente tenendo una buona media. Qui devi tirare dal primo all'ultimo secondo, c'è una grande competizione. Ed è una categoria alla quale non mi sono mai avvicinato e che non conosco. Quindi dovrei adattarmi ed avere un approccio diverso come pilota. Per contro è una nuova sfida che mi dà adrenalina come tutte le cose nuove".

L'endurance mi dà sensazioni contrastanti

"Le corse endurance mi offrono sensazioni contrastanti: come pilota non ho certo l'abitudine di consegnare la vettura a un compagno di guida, fare il cambio nel più breve tempo possibile. Certamente dopo due o tre test ti abitui ma all'inizio non è facile. Quando ero bambino la mia idea di corse era che quando ci si trovava in pista bisognava andare il più forte possibile e che con l'endurance non si guidasse poi così forte. Vedi sono tutte sensazioni una all'opposto dell'altra. Ci sono poi i problemi pratici: se guido da solo regolo la pedaliera come voglio e così il sedile o lo sterzo. Non lo faccio perché mi sveglio in vena di capricci ma per via delle mie braccia, perché è una necessità. Per questo dico che il mondo dell'endurance a questo livello potrebbe crearmi delle complicazioni. È purtroppo la realtà: posso adattare lo stile di guida, l'approccio mentale, la visione tattica di una corsa ma il mio fisico è questo, non può essere cambiato. Devo adattarmi io e deve essere adattata la vettura a me".

"È il motivo per il quale ho rifiutato di effettuare i tanti test ai quali ero stato invitato con diverse tipologie di macchine. Se ho le garanzie che ho detto prima accetto, in caso contrario no, perché, ripeto, se mi impegno lo faccio solo se posso dare il 100 per cento, se ci sono le condizioni perché mi possa esprimere al massimo. Quindi per essere sincero non so ancora cosa farò. Mi ero ripromesso di conoscere i programmi del 2017 in ottobre. Non è avvenuto. Sto cercando una nuova sfida di alto livello professionale. Quello che ho perso dai tempi della Formula 1 non è l'essere veloce ma ciò che ti rende professionista: il tipo di approccio che si ha nel lavoro. Il pilota di alto livello è quello che ha una metodologia di relazione e nell'affrontare i problemi che va al di là dell'essere capace di guidare bene. Ecco voglio ritrovare quel tipo di professione e il giorno in cui qualcuno si farà avanti per offrirmi un progetto del genere non dirò di no".

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Autore: Redazione

Tag: Motorsport , interviste , piloti


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