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pubblicato il 10 novembre 2016

Donald Trump, cosa rischia l’industria dell’auto (nel bene e nel male)

Tre interrogativi aperti dopo l’elezione del nuovo presidente americano

Donald Trump, cosa rischia l’industria dell’auto (nel bene e nel male)
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Much ado about nothing: così titolava Shakespeare una delle sue opere e potremmo usare lo stesso titolo per definire la giornata che ieri hanno vissuto le Borse internazionali. La vittoria di Trump sembrava potesse affossare i mercati e, dopo la chiusura del Giappone fortemente negativa, i futures erano impostati tutti negativamente, ma poi la giornata ha preso una piega diversa e America ed Europa hanno chiuso addirittura positive. Uno dei settori che ha performato peggio è proprio quello dell'automobile perché potenzialmente più esposto alle decisioni che potrebbe prendere il 45° Presidente degli Stati Uniti che, ironia della sorte, è anche un discreto collezionista di auto (qui vi raccontiamo cosa c'è nel suo garage). Sono almeno tre i punti aperti fino ad ora: l'imposizione dei dazi doganali, il prezzo del petrolio e l'abolizione dell'EPA. Ma andiamo con ordine.

1. Meglio il Made in USA

Il thycoon vuole far tornare grande l'America e, per farlo, vuole utilizzare tutte le eccellenze che ha a disposizione e riportarle a produrre in Patria. E' questo il caso appunto dell'industria dell'auto.
Le americane GM e Ford, ma anche FCA, Volkswagen, BMW, Daimler e Toyota hanno diversi impianti localizzati in Messico, dove riescono a contenere i costi di produzione. A Trump questo non piace proprio ed è per questo che ha intenzione di mettere dei dazi ingenti (ha parlato del 35%) che potrebbero avere un impatto non trascurabile sui conti economici delle aziende.

2. W il petrolio

L'altro aspetto riguarda le energie fossili: tutti a parlare della fine del petrolio ma Trump la pensa diversamente e ha in mente grossi piani per aiutare le aziende dello shell oil e shell gas. Prezzo del petrolio sempre più basso, stabile e sotto controllo? Dipende perché i suoi rapporti con l'Opec e gli arabi non sono molto chiari e potrebbero esserci effetti destabilizzanti, tipo quelli che abbiamo già visto all'inizio di quest'anno, quando l'oro nero è arrivato a 28 dollari al barile.

3. L'EPA? Non serve

Last but not least l'agenzia governativa EPA: in campagna elettorale ha dichiarato di volerla abolire! Difficile pensare che possa effettivamente riuscire in una missione del genere ma magari riuscirà ad alleggerire il suo peso, con sommo gaudio dei produttori, o almeno di alcuni!

Aspettiamo gennaio

E le aziende cosa possono fare per rendersi sempre più immuni dalle potenziali butade del nuovo Presidente? Sicuramente diventare ancora più forti e grandi, per aumentare il loro peso anche nelle lobby. Ancora presto per tirare delle conclusioni e fare valutazioni precise perché, allo stato attuale, non ci sono ancora certezze. Intanto ieri le aziende auto come sono andate? Hanno chiuso tutte negative, fatta eccezione per Ford. Del resto tutti i CEO dei brand americani hanno avuto pessimi rapporti fino ad ora con Trump: Bill Ford ha avuto una discussione accesissima con il neopresidente, Sergio Marchionne non ha mai fatto mistero di non apprezzarlo affatto e Mary Barra è talmente amica di Hillary Clinton che le era stato addirittura proposto di fare la sua vice: Barra ha rifiutato ma l'amicizia con la Clinton rimane salda. Insomma per l'industria dell'auto sicuramente questo Presidente non rappresenta la continuità con Obama ed è strano che Trump abbia vinto sia in Michigan che in Ohio, roccaforti dell'automotive, ma naturalmente le considerazioni degli operai sono diverse rispetto a quelli dei manager.

Autore: Monica Secondino

Tag: Attualità , dall'estero


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