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pubblicato il 8 novembre 2016

Comprereste un'auto Made in China?

Volvo, Lynk & Co e Faraday Future rilanciano la sfida dell'auto cinese, anche elettrica e di lusso

Comprereste un'auto Made in China?
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  • Volvo S90 Excellence  - anteprima 4
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  • Borgward BX7   - anteprima 6

Fino ad oggi le auto cinesi non hanno riscosso molto successo in Italia e neppure in Europa sono riuscite a fare breccia nel cuore di una clientela decisamente esigente in fatto di stile e qualità. Ma se queste vetture fossero prodotte in Cina con un marchio europeo il trend cambierebbe? Insomma, la domanda è: voi comprereste un'auto di un brand famoso prodotta nel grande Paese asiatico? Il quesito può sembrare campato in aria e anche un po' lontano dalla realtà del mercato, ma il giorno in cui tutti noi ci troveremo davanti a questa scelta è meno lontano di quanto sembri. La prima a porci di fronte al dilemma è la svedese Volvo che ha appena annunciato che costruirà in Cina la S90 Excellence e le future serie 40 e 60. Accade quindi per l'automobile quanto già successo all'elettronica di consumo e che ci ha abituati a utilizzare smartphone sempre più evoluti, ma comunque "Made in China".

Non più solo auto cinesi per la Cina

Certo, non si tratta di un fulmine a ciel sereno, visto che Volvo è di proprietà della cinese Geely da più di sei anni e ha tre stabilimenti a Taizhou, Daqing e Chengdu che a partire dal 2009 assemblano auto per l'enorme mercato interno da 2,2 milioni di immatricolazioni al mese (settembre 2016). La stessa cosa la fanno da anni quasi tutti i grandi gruppi automobilistici mondiali, percorrendo la strada aperta dalle joint-venture AMC, Volkswagen e Peugeot degli Anni '80, con modelli progettati e prodotti in Cina per i clienti cinesi. Ne sono un esempio le Fiat Viaggio e Ottimo costruite e vendute sul mercato cinese, mentre sono sempre di più le auto europee Made in China come le BMW Brilliance Serie 3 o le Range Rover Evoque di Chery Jaguar Land Rover.

Auto cinesi in Italia, dieci anni fra alti e bassi

In realtà le auto cinesi gli italiani le hanno già viste, provate e comprate, ma non ci riferiamo ai famosi cloni che in pratica non sono mai arrivati sul nostro mercato, bensì di vetture prodotte in tutto o in parte in Cina. Parliamo di DR Automobiles e Great Wall, marchi che dal 2006 ad oggi si sono ritagliati una fetta del mercato italiano - per la verità sempre più piccola - con modelli fabbricati rispettivamente in Italia e in Bulgaria partendo da componenti cinesi. Meno fortunato è stato invece lo sbarco nel Vecchio Continente di brand cinesi come Brilliance, BYD, Katay e Gonow, oltre alla stessa Geely con la Emgrand EC7 e Martin Motors capace di portare in Italia la Bubble fotocopia della smart e la CEO imitazione della BMW X5.

Le nuove orientali sono più globali

A cambiare le cose potrebbe essere proprio la nuova strategia di Volvo con le sue prossime berline di lusso prodotte in Cina, ma sempre dalla Svezia arriva lo stile e la tecnologia della Lynk & Co 01, SUV del nuovo marchio orientale atteso nel 2018. Un altro arrivo importante, annunciato e non ancora concretizzatasi, è quello promesso dal nuovo brand cinese Qoros che propone SUV e berline con il nome di Qoros 3 e Qoros 5. Anche Tesla si dovrà presto difendere da una serie di concorrenti elettriche prodotte da Faraday Future, azienda con sede in California e capitali cinesi che si preannuncia molto agguerrita grazie a un team di sviluppo internazionale. Per quanto riguarda Borgward, storico marchio tedesco rinato con l'aiuto di Foton Motor, non resta invece che attendere l'arrivo in Europa dei primi esemplari del SUV BX7 già in vendita in Cina.

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Tag: Mercato , auto cinesi , cina


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