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pubblicato il 2 novembre 2016

Nuova Opel Insignia, l’abbiamo provata in anteprima [VIDEO]

Si chiamerà Grand Sport e la vedremo a Ginevra. Ecco come va

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Chi fa da sé, fa per tre. Così si dice, e così ho fatto. Per questa prima prova della nuova Opel Insignia ho indossato i panni di ingegnere automobilistico, giornalista di automobili e anche quelli da collaudatore. Tutto questo mi è successo sulla famosa linea Maginot tra Francia e Germania, quella che si ricorda per la I Guerra Mondiale. E' qui, nel cuore dell'Europa, che Opel utilizza alcuni percorsi come “strada ufficiale” su cui testare le auto prima che siano presentate al mondo. Un prototipo da guidare su un itinerario tutto curve, un asfalto in condizioni perfette e tanti alberi per ripararsi da occhi indiscreti: sono questi gli ingredienti per il primo test in anteprima della nuova Insignia, che si chiamerà Grand Sport. Con la camuffatura optical - tipicamente bianca e nera - e varie spugne e imbottiture di gomma tra carrozzeria e superficie, il design rimane un mistero perché le linee del modello definitivo non si percepiscono nemmeno al tatto, ma le sensazioni di guida sono già molto chiare.

Rightsizing o Lightsizing?

In Opel parlano di rightsizing per riferirsi ad una “giusta dimensione”, quella dell’attuale propulsore per intenderci. La cilindrata del motore turbo alimentato a benzina è infatti scesa da 1.6 a 1.5 e questo piccolo ridimensionamento può essere definito come right, e non di certo come down (sizing). Quello che invece io definirei lightsizing si riferisce alla nuova piattaforma (Epsilon 2) e al telaio, che sono di ultima generazione. La chiave dunque è la leggerezza, che in numeri vuol dire 170 kg in meno per il 1.5 e 140 kg in meno per il 2.0 turbo benzina da 250 CV. Questa riduzione sull’ago della bilancia è ancor più rilevante a fronte di una maggiore larghezza e lunghezza (+ 11 cm rispetto alla precedente generazione). Guidando l’Insignia Grand Sport mi sono subito reso conto che è più rigida e precisa. Il piacere di guida aumenta e, nonostante si tratti di un modello a metà strada tra il segmento D e quello E, l’Insignia lascia intendere che punta molto in alto.

Guidare di notte, ora è tutta un’altra cosa.

Quando ho chiesto agli ingegneri quando, secondo loro, tutte le auto di serie adotteranno la tecnologia LED per illuminare, la risposta è stata nel 2020. Dovremo attendere ancora qualche anno più che altro per una questione legata ai costi di produzione. Nel frattempo, però, Opel Astra ha già sdoganato questa tecnologia con 16 moduli LED, superati oggi dall’Insignia che ha una nuova gestione elettronica dell’illuminazione e può contare su 32 moduli LED. La nuova tecnologia adottata non solo percepisce meglio il contesto gestendo le curve e gli altri veicoli, ma all’occorrenza arriva fino a 400 metri illuminando quasi quanto i fari laser.

Il 1.5 e il 4x4, ma non solo...

Opel Insignia non è solo telaio e luci, ma anche nuovi motori. Il design della vettura non è visibile, la camuffatura interna ed esterna nasconde le nuove linee della berlina, ma i motori dentro al cofano dei prototipi che vedete in video sono quelli che andranno in produzione. Durante il test ho guidato il 1.5 turbo benzina con 165 CV equipaggiato con il nuovo cambio manuale a 6 rapporti e il 2.0 4x4 da 250 CV anch’esso con un nuovo cambio, ma in questo caso automatico e con 8 rapporti. Per avere un termine di paragone con il passato (e fare cioè il cosiddetto benchmarking), Opel mi ha messo a disposizione anche la “vecchia” Insignia e devo dire che ripassare un po’ è stato utile per farmi un’idea ancora più precisa riguardo i progressi fatti. Oltre a questi due propulsori, al lancio saranno disponibili potenze da 140 a 170 CV per il reparto benzina, mentre per il diesel da 110 a 170 CV. Per togliersi ogni dubbio bisogna attendere la presentazione al pubblico, prevista per il Salone di Ginevra.

Autore: Redazione

Tag: Test , Opel , auto europee , dall'estero


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