dalla Home

Attualità

pubblicato il 13 dicembre 2007

Dateci le auto storiche!

Evviva la modernità, ma non dimentichiamo il passato

Dateci le auto storiche!
Galleria fotografica - Daihatsu 360 al Motor ShowGalleria fotografica - Daihatsu 360 al Motor Show
  • Daihatsu storiche al Motor Show - anteprima 1
  • Daihatsu storiche al Motor Show - anteprima 2
  • Daihatsu storiche al Motor Show - anteprima 3

"Ascoltiamoli!", recitava un vecchio spot "pubblicità-progresso" di qualche anno fa, confezionato per ridare l'onore ai nostri nonni: saggi, sapienti, pieni di cultura, di ricordi, di esperienza, di consigli. Non c'è dubbio che la frenesia e la forsennata velocità ritmica della società moderna crei, molte volte, spaventosi baratri di comunicazione tra gli stessi genitori e figli, ancora più vasti che nello stesso scenario proiettato una ventina d'anni or sono, e pure nel caso di una non così forte differenza di età tra i piccoli e i grandi.

Eppure anche oggi, nell'era di Internet e delle clonazioni, per ogni macro-problema che investa il nostro vivere quotidiano esiste sempre (e sempre esisterà) il "consiglio della nonna" che, come una vera chiave di volta, risolve quantomeno un briciolo della questione. In una società così povera di valori autentici e straripante di facili idoli e convinzioni effimere e traballanti, seguire l'esempio di chi ha creato qualcosa di buono, valido, giusto è un riconoscimento culturale, un valore da portare avanti nel futuro.

POCHE STORICHE: TROPPO BELLE?
Perché allora al Motor Show, in questi giorni, tra una sfavillante carrellata di nuove auto e l'altra, tra un Suv, un crossover, una station wagon, una coupé, una citycar, un bolide estremo o un'avvenente spider per signora dobbiamo notare che non siano state invitate, se non in rarissimi casi, le "nonne"?

C'è la sensazione che, forse, queste auto potrebbero essere un pericolo per gli esperti di marketing o per il sorriso a 32 denti dei gongolanti designer, osannati come artisti (ma molte volte non sai se possiedi un'auto o la sua sorellastra). Il pericolo che le auto di un lontano passato, considerazioni pratiche, di comfort, di sicurezza o di facilità di guida a parte, riescano a suscitare emozioni molto più autentiche e consistenti delle loro nipoti, causando l'inevitabile perdita di quel poco di personalità che con immenso sforzo, esse cercano di esprimere. O le laconiche conclusioni che farebbero sprofondare un Direttore Marketing nella più delirante delle depressioni: "una volta sì che le auto avevano un'anima!"

Naturalmente, sta alla bravura e alla professionalità del gruppo dirigente attuare un percorso culturale che sia in grado di proporre l'auto d'epoca, vicino a quella moderna, come un valore, cui guardare. Per capire la storia, l'evoluzione della tecnica, del design, il contesto culturale del tempo. Un'auto d'epoca ha talmente tante di quelle cose da raccontare che un visitatore del Motor Show certamente indugerebbe molto di più con lei che non con la nuova auto che gli piacerebbe acquistare. Ricorderebbe quegli anni, quei giorni, quelle esperienze, i valori, le tendenze.

LE GRANDI ASSENTI
Dispiace, ad esempio, che nel padiglione del Gruppo Fiat non ci sia una sola auto d'epoca rappresentante il passato di questi marchi. In fondo, quasi tutte le auto del presente guardano a quelle di un passato più o meno lontano, fino al limite di esserne una vera e propria riproposizione in chiave moderna: Fiat 500 e Alfa Romeo 8C sono solo la punta dell'iceberg, in tal senso.

Così è un po' dappertutto: nello stand Porsche c'è la nuovissima 997 GT2 ma chissà quanti sanno che mostro di macchina sia la "prima" GT2, appartenente alla famiglia delle 911 "993". E chissà quanti padri di famiglia sono qui in compagnia dei loro fanciulli, magari ammaliati, nella loro innocenza, dalla Boxster S RS60. Ti dicono che raccoglie in sé l'heritage della RS60 da corsa degli anni 60. Fantastico! Ma dov'è questa favolosa vettura? Dov'è "la storia" del marchio Porsche? Dov'è la giustificazione del Marketing Porsche alla creazione di una serie limitata sulla Porsche 987?

Maserati! Quanti sanno che Maserati nacque nel 1914? Che Alfieri Maserati iniziò l'attività preparando le Diatto da corsa? ("Diatto? Di che marchio si tratta?" Sembra di sentire la desolante eco nelle orecchie provenire da quanti ignorano il peso storico del nostro automobilismo!) Che la Maserati produsse auto con 16 cilindri? Che nel 1957 "rischiò" di essere più forte di Ferrari e vincerla nel più importante e blasonato campionato per vetture da corsa dell'epoca, l'epico Mondiale Marche? Lo stand del costruttore modenese ripropone la Granturismo presentata a Francoforte. Ma ci saremmo aspettati, in un contesto tutto italiano, di vedere anche la sua più naturale progenitrice, da molti osannata come "una delle più belle fuoriserie mai costruite in assoluto". Si tratta dell'A6 GCS Coupé del 1954, disegnata da Pininfarina.

Nello stand Mercedes, negli anni passati, abbiamo potuto ammirare, proprio qui al Motor Show la 300 SLR barchetta, passata alla storia (o almeno così dovrebbe essere) per la straordinaria vittoria alla Mille Miglia del 1955 (ma è necessario essere onesti: anche per il pauroso incidente di Le Mans nello stesso anno). O la corrispondente e rarissima versione coupé, la 300 SLR "Uhlenhaut Coupé". Inutile dire che, esibendo a Bologna la SLR McLaren Roadster, il marchio tedesco avrebbe potuto senza dubbio continuare a garantire la continuità storica come nel caso della coupé. Carrozzeria differente a parte, rispetto alla versione chiusa, il concetto di base, secondo noi, resta. O, ancora: ci sarebbe piaciuto vedere la prima Mercedes AMG, la storica 300 SEL 6.8 una presenza doverosa considerato il battaglione di modelli super-sportivi presenti. Invece, no!

Tantomeno è scusabile un marchio come MINI. Se BMW ha avuto così tanto successo nel riproporre un'auto così famosa all'epoca, se oggi la Mini by BMW è un fenomeno di costume, un vero status symbol, lo deve alla "prima" Mini, gioiello creato da Sir Alec Issigonis (lo riconobbe lo stesso Enzo Ferrari, che ne ricevette una in regalo!). Figuriamoci adesso "se" la Clubman sarà un successo di vendita. Quindi la domanda è lecita: dov'è la Traveller degli anni 60 o 70?

LA VIRTU' DEI POCHI
Per capire che una Mitsubishi Lancer non è un orfano venuto chissà da dove, ma c'è un passato ben più lungo di dieci evoluzioni, ecco fare bella mostra di sé nello stand del costruttore giapponese una Lancer degli Anni Settanta: stupenda, conservata.

Per dare un'idea delle dimensioni "mignon", atout di molte sue auto, Daihatsu espone a fianco della piccolissima ma fantastica Copen (Provarla per credere!) un'auto grande come un dado da cucina: eppure quattro porte e quattro posti e con un piccolissimo motorino due cilindri due tempi. Altri tempi!

Ecco il problema della società di oggi. Poco tempo e poca voglia di ascoltare i nonni! E allora l'auto sarà sempre, per noi italiani, solo un mezzo di trasporto, più comodo del mezzo pubblico (a costo di restarvi imprigionati per ore in coda), pericoloso, inquinante. E mai un autentico fenomeno culturale. E forza Ferrari solo "perché è una Ferrari".

Galleria fotografica - Mitsubishi Lancer al Motor ShowGalleria fotografica - Mitsubishi Lancer al Motor Show
  • Mitsubishi storiche al Motor Show - anteprima 1
  • Mitsubishi storiche al Motor Show - anteprima 2
  • Mitsubishi storiche al Motor Show - anteprima 3
  • Mitsubishi storiche al Motor Show - anteprima 4
  • Mitsubishi storiche al Motor Show - anteprima 5
  • Mitsubishi storiche al Motor Show - anteprima 6

Autore:

Tag: Attualità , motor show


Top